«La diversità della Golf sta nell’essere se stessa. Un’identità estetica coerente è molto più importante di un aspetto formale inatteso», dice Walter de Silva per spiegare perché la Golf 7 è volutamente inconfondibile. Eppure il salto generazionale è netto: merito anzitutto delle nuove proporzioni, «per me sono un aspetto fondamentale per la bellezza e il carattere di una vettura», aggiunge il capo del design del gruppo Volkswagen, sotto la cui guida il Maggiolino è tornato ad essere se stesso.
L’evoluzione dell’architettura consegna la Golf a una nuova dimensione, più dinamica e sportiva, su cui si innestano stilemi tipici del marchio, come il frontale a sviluppo orizzontale con la calandra sottile, e peculiari della Golf, quale il caratteristico montante posteriore a C, con il taglio della lamiera che prosegue sino ad intersecare il passaruota. Al primo sguardo si colgono l’armonia e la forza dell’insieme, ma è in dettaglio che si scopre e si apprezza un design curato all’estremo: la nervatura che rafforza il fianco senza disturbare gli archi dei passaruota; la sottile lama cromata che sulla calandra raccorda il logo Vw ai fari, proseguendo all’interno di questi; la linea che, analogamente, collega sulla coda logo e gruppi ottici strutturando il portellone. E ancora, le nervature sul cofano motore che generano una scultura rovesciata rispetto alla Golf precedente, più alta al centro e incavata sui lati.
Una cura che si coglie anche all’interno, con la plancia di impostazione orizzontale attraversata da una linea morbida. Un ambiente impeccabile, seppure un po’ algido, con un che di teutonico, verrebbe di dire a noi latini. Ma altrimenti che Golf sarebbe?