Adesso è al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, a fianco di altre concept che hanno fatto la storia dell’auto, firmate Bertone e Pininfarina. Lei si chiama Vittoria,  ed è stata svelata al Qatar Motor Show, lui Umberto Palermo, a capo di Up Design, lo studio torinese che ha progettato questa “nuova idea di sportiva. Anzi, vecchia”.

In che senso? “Nel senso che mi sono concentrato su due cari e vincenti canoni dell’auto, eleganza e sportività”. In sostanza, equilibrio. Proprio quello che molte supercar oggi non hanno più. “Magari esagerano alcuni particolari, come le ultime Lamborghini. Ma quello che esprime un’Aston è unico. Moderno e classico assieme”. E proprio a queste linee ideali si è ispirato lui, che in passato, quando lavorava per I.DE.A, altro studio di design, ha presentato al Salone di Ginevra “Era” e “Sofia”, altre due concept.

Vittoria, oltre alla trazione ibrida, è come composta da due corpi. Quello che parte dai gruppi ottici e sale fin dietro il parabrezza e il sottostante. La fessura in alto, sull’abitacolo molto arretrato, serve per meglio regolare la temperatura all’interno, spiega Palermo. In sostanza, mancando il montante A, inoltre, la visibilità è ottima. Cosa necessaria se si pensa al lungo muso, “ennesimo canone di bellezza sportiva”, di Vittoria, che misura 4,70 di lunghezza, 1,90 di larghezza e 1,25 d’altezza.

La trazione può essere gestita in tre maniere differenti, solo termica, con il V8 4.2 da 400 Cv, solo elettrica, per un’autonomia minima di 30 km, o ibrida. “Le nuove tecnologie consentiranno un ritorno ad un design più coinvolgente. Si pensi anche a quello che sta facendo BMW con la i8”, afferma Palermo convinto che “l’epoca dei vecchi Carrozzieri non è finita, si evolverà nel senso del supporto d’idee verso le Case”. Non più piccoli costruttori, ma centri di design, dunque.

E per il futuro, Up Design sta studiando un’altra sportiva, in cui lo studio dei volumi stupirà. Parola di Umberto Palermo che, benché sia l’auto il suo core business, non disdegna di creare lavori che ricollocano strumenti e forme, come il trolley-poltrona. “Già. Il design non morirà mai perché è una forma d’arte.Quello d’auto, soprattutto italiano”.

di Maurizio Spinali