Riceviamo e pubblichiamo:

Monotono, noiosissimo posto fisso: elitaria, snobistica affermazione di chi di sicurezza ne ha da buttare, un surplus, credo, economisticamente parlando. E’ così che mi suona, una trovata un po’ misera, di chi ama più le manovre della sorte degli Italiani col posto traballante. Bizzarri, gli effetti del posto fisso, magari a vita, se chi lo ha ci sputa…: ma si, diamolo un premio, ai sempre più pochi che lo hanno, per tanto sacrificio e sopportazione!

E pensare che a volte avrei baciato la terra, e i milleduecento euro mensili, dei miei quindici impieghi a tempo determinato, risultato di settantasei concorsi…tre mesi qui, sei mesi là, cose nuove da imparare ogni volta, gente nuova, talvolta ostile, indifferente, arrogante. Rubbish-jobs, derisi dai “posti fissi”, svolti dalle “semestrali” che smaltiscono arretrati, mansioni di tono minore, fanno fotocopie, quando va bene, talvolta devono andare a prendere coi propri soldi il caffè oppure offrirlo al “grande capo”, tanto sono solo pochi centesimi….”Sai leggere e scrivere? Sai, qui è passato di tutto…” mi ha chiesto, con tono vissuto, un ex collega “stabile” con licenza dell’obbligo, all’inizio di uno dei miei lavoretti temporanei, per i quali è richiesto almeno un diploma quinquennale. Si, so scrivere, non ho imparato in colleges prestigiosi, ma so urlare la mia indignazione: lo stucchevole atteggiamento di sufficienza verso la stabilità offende il ruolo continuativo e chi lo svolge e chi, come me, come tanti, si è conquistato posti di lavoro con le proprie, sole ed uniche forze.Non ho mai voluto nessun tipo di aiuto, c’è un un prezzo da pagare, sempre, tanto più elevato quanto più scarseggia il lavoro. Legge di mercato. Persino i “posizionati”. overdiecimilaeuro mensili, plurilaureati, faticano a capirlo. Altro curioso effetto del posto fisso è di rendere, almeno coi semestrali, molto sincero chi lo possiede. “Ma è proprio rincoglionita, non è stata nemmeno capace di trovarsi un posto fisso!” ha esclamato un gentleman posizionato quando mi sono presentata come assistente amministrativo temporaneo. I “posti fissi” ci tengono ad evidenziare la tua inferiorità, e – conoscendoli – li precedo, e li faccio felici. C’è chi il posto fisso lo trova subito, non è che non se ne trovi almeno qualcuno… è che non ci dicono come… sarà una questione di copyright…

Esperienze di vita diverse, mettiamola così…Per i rincoglioniti come me, il denaro in prestito, a volte, per il biglietto del treno che mi portava ovunque ci fosse una minima possibilità, ore di attesa al freddo per entrare con altre migliaia, in un palasport straboccante, diritto costituzionale, amministrativo, universitario, centinaia di pagine studiate con intensa e sovrumana fatica sui libri giuridici, le odiose domande trabocchetto e la sicura strafottenza di chi te te le fa, perchè c’è qualcuno più “simpatico ” prima di te, un lavoro di fatica, (la retribuzione è buona, meglio non perderla…) che come un rullo compressore appiattisce il mio “C1”, un livello intermedio, un rubbish-job così’ declassato da gonfiarmi il braccio destro e renderlo inservibile: al ritorno vedi appena la porta di casa, ti riprendi che è quasi lunedì, e ti chiedono sempre di più. Vorresti urlare e piangere: per te solo ordini secchi e cattivi, che non ammettono replica, rimproveri ingiustificati perchè fai del tuo meglio, non esisti, gli altri hanno una tazza per il caffè, per le chiacchiere nel break, tu no, magari sperano che lavi le loro, di tazze… Imparo, non solo in un dizionario, l’amaro significato del neologismo “mobbing”. C’è però, tra loro, un angelo sensibile che ti sorride, al mattino,e tiri avanti…Fa il lavoro in silenzio, non permetterti idee per migliorarlo o alleggerirlo, tu, senza esperienza! Taci, ma non ti sfugge lo stentoreo “svenisce”, personalizzata versione della terza singolare di svenire, pronunciata dalla “fissa” che ne sa più di te. Come un metal detector, l’acculturata individua la tua maglietta nuova (oh, ma guadagnano, stè semestrali!) e, come seduta sugli aghi, con overdose adrenalinica in corpo si avventa verbalmente sul mio badge identificativo. L’imparziale targhetta plastificata le dà l’insonnia, rivela il mio livello, negato e ignorato da tutti, ma ottenuto con concorso, qualche gradino superiore al suo, ottenuto al collocamento. “E’ sbagliato, c’è un errore!”, esplode, ma poi, ad uno ad uno, gli indifferenti del coffee-break si fanno raccontare le prove, (incredibili!) che ho sostenuto: inglese, diritto, informatica… “dai, parlaci in inglese!”… Lei no, non si arrende,. le rimane, ultima spiaggia, il pettegolezzo inventato. Per la prima volta parla sottovoce – intuisco di che cosa – con tono suadente elargisce generosamente la scollatura extra large e le sue prevedibili invenzioni al capo, che beve avidamente, e soccombe al vecchio trucco “ti seduco il prof”, da studentesse universitarie sotto esame.Flessibilità, adattamento, ci chiedono: si, applicando il pensiero positivo si vivono più avventure che non con un monotono posto fisso, si viaggia, si lavora con persone che hanno “diversi punti di vista” e ci arricchiscono, si ha la quasi certezza di ritrovare al concorso seguente la ragazza tanto simpatica colla quale avevi chiacchierato prima di entrare nel palasport, perchè anche lei non ha trovato un posto fisso, non sempre si mangia, ma ci si diverte…Non ho mai mollato, sono stupida, incapace di trovare lavori che non siano soltanto merito mio, si fa poca strada, con l’onestà, poca carriera, ma non ho mai voluto aiuti. Ho frequentato, pagandola tutta da sola, una costosa scuola universitaria per signorine-bene, con umilissimi lavori e i facendomi i vestiti a maglia, sono stata l’argomento e il tiro a segno delle loro piccole meschinità di ragazze viziate, ma non mi vergogno delle mie briciole di lavoro senza tailleur: sono briciole oneste, mi hanno dato il pane, e belle esperienze umane. Ho provato la stessa fatica di chi lavora in fabbrica, ho imparato in un archivio impensabili nozioni tecniche da un ingegnere-padre falciato da un male incurabile, ho usato la mente e le mani (spolveravo con gioia i libri dell’archivio perchè li amavo) e qualche volta – che privilegio! – ho fatto le mie amate, anche se complicate, traduzioni, delle quali forse qualcuno si è preso il merito, ma ho avuto la sodisfazione di aver vinto la sfida, edi aver vinto la loro complessità. Far lavorare gli altri e far credere che il lavoro è stato svolto da chi finge di averne il merito è un’arte….

La mia creatività , concentrata nelle mie mantelline fatte a mano, derise dai posti fissi, mi ha spiegato che non si può chiedere compresnsione a chi di creatività non ne ha mai avuta, e ha una mente unidirezionale, che viaggia su un solo binario. Impossibile dimenticare il sorriso dell’angelo che al mattino mi aiutava ad affrontare una durissima giornata, meglio del caffè, senza il suo sorriso non ce l’avrei mai fatta, gliel’ho detto assieme al mio grazie per la sua grande umanità. Un sorriso può fare tanto. Non siamo al mare, il guadagno di semestrale – quando c’era – sostituiva il lavoro turistico, nei mesi freddi. Talvolta, per non perderli, li ho fatti entrambe, senza sosta, perchè il lavoro semestrale lo avevo nei mesi caldi. Non ho amici annoiati dal posto fisso, ho amici sinceri, umani, onesti, conosciuti anche facendo dei rubbish-jobs, alcuni, con due lauree, ci sono passati, come me, hanno usato anche le mani, ma conoscono da tempo la terza persona singolare di svenire.

Micaela Martini