arredi d’autore

Pezzi unici creati utilizzando la tecnica della scagliola, in mostra a Riviera di Chiaia nella chiesetta sconsacrata

Un’opera in mostra

NAPOLI – Oggetti in disuso trasformati in opere d’arte sono in mostra fino al 22 dicembre a via Riviera di Chiaia 88, a Napoli, sede della chiesa sconsacrata Santa Maria della Luce, concessa in affitto dalla Curia a Medart. La leggenda narra che durante una terribile tempesta un peschereccio riusc a toccare terra seguendo la luce della Madonna, ecco perch il piccolo santuario conosciuto anche come Chiesa dei pescatori. La cappella gentilizia del 1668, chiusa da decenni, stata ristruttura e rimessa a nuovo da Mara Fiore, Eugenio Loreto e Daniela Pugliese, artisti e soci. Durante le mareggiate — spiega Mara Fiore — l’acqua del mare trasudava dai pavimenti. Quando siamo entrati per la prima volta c’erano alghe ovunque.

Da due anni la sacrestia della chiesetta sede dei laboratori di Medart, societ che si occupa di conservazione, manutenzione restauro di opere d’arte di interesse storico ed archeologico, ma anche di produzione di oggetti di design moderni. Nella piccola galleria della Riviera di Chiaia manufatti abbandonati e dimenticati in soffitta prendono nuova vita, impreziositi e decorati con colori, disegni e materiali vari, dai metalli al plexiglas, alle stoffe antiche. Ogni opera unica e irriproducibile. Cos un pezzo di legno diventa una sedia rivestita di rame e di fiori in ottone, un paravento ci riporta ad inizio Novecento con lo stile Liberty e un com dell’Ottocento catapultato nell’Art Dec. E seguendo insegnamenti di cinquecento anni fa, tavoli, consolle e ripiani, sono restaurati e rimodellati con l’antica tecnica della scagliola. Si tratta di un’arte povera, che utilizza il gesso per imitare qualsiasi pietra, in particolare il marmo, grazie ad una sapiente miscela di colori.

Medart, oggetti in disuso diventano opere d’arte

Intarsi, mosaici e una vasta gamma di colori: a volte l’imitazione pu superare l’originale in bellezza. Tra la fine del Rinascimento e l’inizio del Barocco, la scagliola viene utilizzata come rivestimento di colonne, altari e pale delle chiese. L’invenzione di questa tecnica viene attribuita, verso la fine del Cinquecento, a Guido Fassi, architetto e ingegnere di Carpi, dove progett e costru la torre dell’orologio, nel palazzo dei Pio. Alcuni critici, per, ne rintracciano l’origine nell’area del Tirolo e della Baviera. La complessit delle tecniche, la difficile reperibilit dei marmi e l’elevato costo del lavoro finale hanno garantito il successo della scagliola. Nel Seicento, infatti, la produzione religiosa superata da quella profana, soprattutto in Toscana. Oggi opere simili possono essere ammirate a Firenze nel Museo dell’Opificio delle Pietre Dure. L’opificio fu fondato nel 1588 dal granduca di Toscana, Ferdinando I de’ Medici, per formare artisti specializzati in intarsi in marmo, la cosiddetta arte del commesso fiorentino. Dei lavori sono conservati anche nella chiesa di San Miniato al Monte, nell’Oratorio di San Tommaso d’Aquino, negli Uffizi, e a Palazzo Pitti. In Campania esempi di scagliola si possono ritrovare nella certosa di Padula.

Verso la fine dell’800 questa tecnica abbandonata. Siamo gli unici nel Sud Italia — racconta Loreto — ad utilizzare la scagliola. L’idea nata dal restauro di pezzi antichi. Da autodidatti abbiamo imparato tecniche ed esecuzione. Prima ci siamo limitati all’imitazione, poi ci siamo spostati verso forme pi moderne. Insomma, con metodologie e tecniche del passato realizziamo pezzi di design alla moda. Oggi come allora, la lavorazione rigorosamente manuale, con la meschia, impasto di gesso, colla d’ossa, pigmenti in polvere e acqua. Ne viene fuori una pasta molle, da stendere su una lastra di base. Nella seconda fase, spazio alla fantasia. Sullo strato ormai asciutto si pu disegnare, scavare ed incidere. Poi via al colore, con gli impasti di scagliola colorata. Infine, dopo l’essiccatura, l’opera d’arte affidata al lavoro di levigatura e lucidatura, un tempo realizzata con olio d’oliva cotto o olio di noce, per donare un aspetto brillante e satinato.

Rachele Tarantino
19 dicembre 2011
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