Zoom Foto

Rimette al centro il problema tutto italiano della tutela alla proprietà intellettuale, l’emendamento al Decreto Milleproroghe che consente ai produttori di copie dei classici del design, di perpetrare fino al 2014 la riproduzione di opere di chiara fama create prima del 2001. «Prima la legge considerava illecita la produzione di copie di classic design successiva al 2006», spiega l’avvocato Gabriel Cuonzo dello Studio Legale Trevisan Cuonzo specializzato in diritto della proprietà intellettuale e industriale. «L’emendamento introdotto dalla Camera aveva inizialmente disposto un periodo di moratoria fino al 2016. Periodo recentemente rivisto dal Senato che ha previsto la possibilità di riprodurre tali modelli “solo” fino al 19 aprile 2014. La disposizione è ora nuovamente alla Camera per il voto finale e se dovesse passare creerebbe un enorme danno alle aziende innovative–molte anche del Veronese- favorendo la contraffazione». Schierati contro la proroga, aziende e progettisti rappresentati da Adi, Confindustria, Indicam, Assoarredo, Assoluce, Federlegno e associazioni anticontraffazione, che ricordano: «Da 10 anni in Italia questi prodotti continuano a essere copiati nonostante quanto stabilito dalle normative europee per la protezione del diritto d’autore sulle opere di design. Anche di recente, la Corte di Giustizia Europea, con la sentenza del 27 gennaio 2011, ha messo in mora l’Italia escludendo la legittimità della moratoria decennale attuata nel rinviarne l’applicazione». «Parliamo di opere di alto design (es: Le Corbusier) diffuse prima del 2001 – precisa Cuonzo – che per un certo periodo molte società hanno riprodotto e commercializzato in virtù della moratoria concessa per consentire loro di ammortizzare gli investimenti fatti. Le varie proroghe intervenute negli anni hanno consentito a questi soggetti di godere dell’esenzione per oltre dieci anni. Al riguardo la Commissione Europea aveva già preso posizione in occasione del primo periodo di moratoria sostenendo che 10 anni avrebbero danneggiato oltremodo i titolari dei diritti d’autore». Nonostante il monito dell’Europa (Commissione prima, Corte di Giustizia, poi, nella pronuncia sul caso Flos) quei 10 anni ora rischiano di diventare addirittura 13. «Viene così minata ancora una volta la tutela del made in Italy, quindi l’originalità del design italiano, soprattutto di certi distretti come quello brianzolo e veronese, con ricadute negative anche in campo occupazionale (per la sfiducia che si creerebbe ad esempio negli investimenti da parte dei grandi distretti del mobile). E oltre ad un principio comunitario più volte espresso – conclude Cuonzo – viene violato l’articolo 3 della Costituzione per la diseguaglianza di trattamento che si verrebbe a creare tra società che operano nello stesso campo con posizioni giuridiche simili».


Francesca Saglimbeni