Prima qualche caso isolato ed eccellente (la collezione I Maestri di Cassina), poi altre importanti operazioni (la Ponti Collection di MolteniC), infine un generoso fiorire di riedizioni degli arredi e dei complementi firmati dai maestri del design italiano e internazionale da parte di tante aziende, che fanno a gara a riaprire gli archivi e attualizzare pezzi storici talvolta dimenticati. Il 2015 può dirsi a pieno titolo l’anno delle riedizioni, un fenomeno a ben vedere positivo, che va a scavare alle radici del design moderno e contemporaneo, riproponendo progetti visionari e anticipatori, adattati alle esigenze contemporanee di produzione e di fruizione, attualizzati nei colori e nei materiali.
L’Italia è indubbiamente un terreno fertilissimo per questo tipo di operazioni, soprattutto se si attinge a quel momento storico, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in cui ha preso forma il bel design italiano; ma non mancano sgargianti esempi di design radicale e pop dagli anni Settanta e Ottanta.
Passione per il design, dedizione all’eccellenza e competenza produttiva sono alla base della Mangiarotti Collection, dedicata ai progetti di Angelo Mangiarotti avviata da AgapeCasa, con quattro nuovi prodotti nel 2015; il brand è una costola di Agape, che da oltre 40 anni progetta e produce arredo completo per il bagno. Al portfolio di Angelo Mangiarotti, protagonista del design Novecento, AgapeCasa ha attinto in pieno accordo con lo studio Mangiarotti, verificando e aggiornando i progetti: come il tavolo in marmo Asolo (del 1981), composto da un piano rettangolare e da due montanti trapezoidali che si innestano in due asole del piano, sostenendolo. Il loro assetto leggermente inclinato contribuisce alla stabilità della struttura, esempio di essenzialità costruttiva e di perfetta conoscenza dei materiali. O come il sistema di scaffalature Cavalletto, basato sul concetto di incastro, progettato da Mangiarotti nei primi anni Cinquanta. Cavalletto, già prodotto in legno, è oggi rieditato in marmo: è composto da spalle formate da elementi trapezoidali sovrapponibili, che accolgono i piani (o anche i contenitori) bloccati con giunti ad incastro.

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Il ritorno in chiave contemporanea dei «pezzi storici» del design

Per Gufram, azienda simbolo del Pop Design degli anni Settanta, la stagione d’oro fu quella del debutto, tra il 1968 e il 1972, quando la sua produzione sovversiva venne incoronata come icona del design nella storica mostra del MoMa di New York ‘Italy: the New Domestic Landscape’ (1972). Da allora Gufram è rimasta fedele a quell’identità pop e radicale, che quest’anno viene omaggiata con la riedizione della chaise-longue Alvar e della poltrona Mozza, entrambe create tra il 1967 e il 1968 dal primo direttore artistico dell’azienda, Giuseppe Raimondi. Alvar e Mozza sono entrambe realizzate in poliuretano espanso strutturale, materiale innovativo per quegli anni, che ha rivoluzionato la produzione degli imbottiti. Alvar e Mozza intendevano segnare la rottura con le poltrone dalla struttura in legno e con le cinghie; la loro forma organica e fantasiosa – in particolare Mozza, un tronco di cono rovesciato e tagliato in trasversale – non ha perso attualità, anzi è stata rinfrescata dal nuovo rivestimento nei tessuti Kvadrat, realizzati con filati tecnici tridimensionali a contrasto e in una palette di sei colori di tendenza.

Il tema dell’imbottito privo di struttura è sviluppato anche dalla serie di divani e poltrone Throw-Away firmata dall’italo-scozzese Willie Landels e prodotta da Zanotta fin dal 1965. Oggi le sedute Throw-Away, composte da quattro blocchi in poliuretano espanso incollati fra loro, compiono 50 anni e vengono riproposte da Zanotta in versione L, ampliate nelle dimensioni, rivestite da nuovi tessuti in velluto e ciniglia e fornite di cuscini poggiareni in piuma d’oca.
Tra i designer più rimpianti e visionari c’è certamente il milanese Joe Colombo (mancato nel 1971 a 41 anni) che in soli dieci anni di attività ha lasciato tracce profonde nel progetto d’arredo con i pezzi che anticipano il design integrato e multifunzionale di oggi. Già Kartell lo aveva celebrato con la riedizione della poltrona 4801, disegnata per l’azienda nel 1966, sinuosa e curva, l’unico prodotto che Kartell realizzò in legno (oggi è proposta in metacrilato, in tre colori e in serie limitata). Quest’anno anche Oluce, azienda per cui Joe Colombo ideò alcuni dei suo pezzi più celebri, ripropone la serie The Globe (del 1966), che il designer compose basandosi su una sfera in vetro soffiato trasparente in cui era inserito un riflettore cilindrico metallico con la fonte luminosa. The Globe viene rieditata da Oluce nelle versioni da terra, da tavolo e anche in un’inedita soluzione a parete.

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