Nella vita sono imprenditori, manager, giornalisti, medici, liberi professionisti. Che hanno in comune una smodata passione per il bello a quattro ruote, per le auto italiane che hanno scritto intere pagine della storia dell’industria, del design, della tecnica prima e della tecnologia poi. Sono i soci, italiani e stranieri, che danno vita alla scuderia Club Italia. Loro quelle auto le possiedono, ma non con lo spirito egoista dei garage-caveau, non sarebbe in linea con un understatement di chiaro stile britannico: siano Abarth o Ferrari, Lancia Delta Integrale o barchette Siata, le vetture dei soci del Club Italia “per statuto” devono essere mostrate al maggior numero possibile di appassionati, nei concorsi di eleganza o nelle gare su strada e in pista riservate alle vetture storiche.

Ora, in concomitanza con la ricorrenza dei 150 anni dell’unità d’Italia, la storia di questo manipolo di uomini e donne che hanno fatto dell’automobile italiana uno stile di vita diventa un libro a tiratura limitata, non in vendita. Il volume racconta di gentleman driver e piloti come Gino Macaluso e Michele Alboreto, Dino Morazzoni e Jean Sage, di ingegneri e giornalisti come Mauro Forghieri e Luca Grandori, che ebbero l’intuizione, la gioia e la costanza necessarie per dare vita e visibilità a questo sodalizio senza eguali. Ricorda altresì avvenimenti eccezionali, come l’occupazione della pista di decollo della porta elicotteri Garibaldi da parte di superbe granturismo, la rinascita del marchio Abarth e una lunga serie di incontri culturali destinati a promuovere il «fatto in Italia» su ruote.

Un libro da leggere, ma anche da guardare, perché le sue pagine sono un inno all’automobile, un oggetto che ha una incredibile forza di aggregazione, una sfilata di vetture da sogno che si svelano al lettore in tutta la loro possente bellezza, nata dal connubio tra il lavoro di geniali designer e di grandi tecnici e ingegneri. Un libro che fa riflettere su una grandeur automobilistica che senza l’impegno del Club Italia sarebbe confinata nei musei, mentre invece testimonia con orgoglio nel mondo le immense potenzialità del Made in Italy. 

“Mito Club Italia” è un volume illustrato di grande formato, edito da Rizzoli, che raccoglie gli scritti di sei autori, Marco Dal Fior, Roberto Denti, Luca Delli Carri, Giancarlo Perini, Guido Ricciardi, Roberta Scorranese, tutti giornalisti professionisti. Il progetto è stato ideato e realizzato da Paolo Artemi, la parte storica verificata e redatta da Luigi Tura.

Nella serata della presentazione, che si è tenuta nel Fiat Proving Ground a Balocco, il 12 dicembre 2012, più di 200 copie sono state acquistate dai soci del Club e il ricavato, oltre 10 mila euro, sarà diviso tra la Fondazione Maria Grazia Cutuli, giornalista del Corriere Della Sera assassinata in Afghanistan, e l’Aisla, l’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica.

Nelle foto si può vedere la copertina, ricavata con un gioco grafico ottenuto da una fotografia still life della Lancia Stratos campione del mondo. Proprio l’esemplare che guidò Sandro Munari. E un buon numero di aperture dei vari capitoli. Dagli inizi, quando i gentleman driver giocavano con le loro supercar, alle serate che hanno tenuto a battesimo eventi importanti per il mondo dell’auto, come la rinascita del marchio Abarth, o il ritorno alla Formula 1 di Pirelli, la gara annuale sulla pista di Balocco, le manifestazioni di beneficenza, ultima quella a Firenze a favore della Misericordia, la quota rosa, le donne del Club Italia, e i figli d’arte ai quali è demandato il compito di dare continuità al Club Italia.