Pistoia, 20 aprile 2012 – Cinque domande a cinque candidati a sindaco da cinque esponenti del mondo della cultura. Questo il “format” proposto dalla Galleria Vannucci mercoledì scorso per discutere, nel vero senso della parola, sullo “stato dell’arte” a Pistoia, cercando di delinearne prospettive e possibilità nel prossimo mandato amministrativo. Il critico e studioso d’arte Lorenzo Cipriani, gli artisti Cristiano Coppi e Massimo Biagi, il poeta Giuseppe Grattacaso e il nostro caposervizio di redazione Cristina Privitera hanno sottoposto a Alessio Bartolomei, Samuele Bertinelli, Annamaria Celesti, Giacomo Del Bino e Daniela Simionato quesiti concreti e provocatori, per capire quale sarà la nuova fisionomia culturale di Pistoia nei prossimi cinque anni.

 

 

ALESSIO BARTOLOMEI “Le stagioni floride a Palazzo Fabroni costarono allora un pesante sforzo economico, di certo non replicabile oggi a meno che non si instaurino sinergie con altri attori del territorio. Penso a artisti o associazioni locali che abbiano a cuore un programma di rilancio di questa struttura, alle quali il Comune possa concedere in gestione il palazzo. Non credo nel ruolo miracoloso di un assessorato alla cultura, per questo nella mia visione amministrativa la cultura sarà una delega da assegnare ad un assessore che si occuperà dei servizi alla persona. Concorsi e bandi faranno il resto: sarà con questi che immagino siano selezionati gli artisti deputati ad esporre nelle strutture comunali. E poi perché non pensare a percorsi combinati tra cultura e turismo? L’opera della San Giorgio è stato qualcosa che Pistoia non avrebbe potuto permettersi. D’accordo sulle aperture serali, affidando la gestione magari a cooperative o associazioni, ma se prima di offrire questo servizio non si pensa ad investire di più nell’aggiornamento bibliografico servirà a poco essere la città con il centro culturale più grande di tutta la regione”.

 

SAMUELE BERTINELLI – “Non abbiamo né il fisico né le risorse per gestire un progetto tanto ambizioso di città ‘ombelico’ dell’arte contemporanea come quello di Palazzo Fabroni, questo non significa però necessariamente rinunciare. Abbiamo un centro di arte ambientale tra i più prestigiosi del mondo, siamo la capitale del verde e neanche ce ne accorgiamo: apriamoci, impariamo a guardarci per come siamo davvero e proviamo a proporre anche iniziative più commerciali, in un rapporto più fecondo con il privato. Sarà fondamentale rivedere poi i modelli gestionali delle strutture in termini di semplicità, tentando di ricostruire una circolarità dell’assessorato alla cultura, relazionandoci, perché no, con soggetti tecnici individuati anche fuori dall’amministrazione. Il binomio cultura-turismo inoltre non è auspicabile perché capace di generare un turismo omologato che svilisce le peculiarità di cui la città di Pistoia è ricca. Le città d’arte non sono vacche da mungere, né la cultura deve essere intesa come il petrolio. Sulla biblioteca San Giorgio d’accordo sulla possibilità di tenerla aperta anche la sera, tenendo presente che si tratterà di uno sforzo non banale. Magari molte delle risorse oggi immobilizzate nelle partecipate, potrebbero essere impiegate in nuovi servizi in questa direzione”.

 

ANNAMARIA CELESTI – “Sarà opportuno istituzionalizzare un vero e proprio ambiente della creatività, nel tentativo di valorizzare Pistoia verso l’esterno auspicando una collaborazione con privati di qualità che siano partecipi della programmazione e della gestione culturale, garantendo comunque la centralità del pubblico. L’impegno è quello di coinvolgere quegli attori che a Pistoia hanno esperienza e insieme a loro individuare l’arte e accompagnarla in un preciso percorso di indirizzo e di farlo a monte, non a cose fatte. La cultura non va intesa come una ‘Cenerentola’, anzi deve essere rivitalizzata proprio perché da intendersi responsabile anch’essa del benessere del cittadino. La biblioteca è uno dei pochi punti di aggregazione culturale giovanile in città: per questo sarebbe fondamentale riuscire a tenerla aperta non solo la sera, ma anche la domenica coinvolgendo anche gli anziani”.

 

 

GIACOMO DEL BINO – “Gli spazi pubblici devono tornare ad essere pubblici in un’ottica di libertà e partecipazione. I percorsi culturali e formativi devono essere consegnati nelle mani di cittadini giovani e meno giovani, anche per venire in aiuto al Comune che da solo non può riuscire a gestire il patrimonio culturale. Coerenti con quella che è l’idea fondante del Movimento 5 stelle, crediamo che far gestire la città a poche persone sia sbagliato. Per questo proponiamo incontri di democrazia diretta per coinvolgere i cittadini nelle scelte e per questo vogliamo portare avanti questo progetto di partecipazione. Al momento stiamo studiando nuovi itinerari turistici da proporre. Pistoia ha un enorme patrimonio culturale, rimasto nascosto per evidenti problemi di comunicazione. Inoltre, proprio alcuni giorni fa alcuni ragazzi delle Fornaci mi hanno contattato per avanzare la proposta di tenere aperta la San Giorgio anche la sera o la domenica. Io dico, perché no? Solo così i cittadini potranno sentirla propria in quanto bene comune”.

 

DANIELA SIMIONATO – “E’ auspicabile una sinergia col privato nella gestione delle strutture culturali pubbliche. Pistoia è una città dalle mille potenzialità, spesso rimaste nascoste o inespresse per un cattivo uso del denaro. Se la vecchia amministrazione non avesse buttato dalla finestra migliaia di euro in consulenze, oggi avremmo potuto usare molti di quei soldi per progetti culturali interessanti. Visto il nostro grande problema di autoreferenzialità, credo che sia necessario essere più aperti e fare una selezione accurata sulle risorse umane che andranno ad occuparsi di questo ambito, gente con la testa e la voglia di fare. Credo che si potrà trovare un modo per tenere aperta la sera la biblioteca San Giorgio, in accordo con volontari o associazioni, ma se non la rendiamo facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici e i trasporti sarà inutile prolungarne l’orario di apertura”.