L’elegante design di Charles Rennie Mackintosh

Buon compleanno a Sua Altezza,  la Ladder Back Chair.

Schiena dritta. Portamento eretto. Eppure quest’anno compie 110 anni. Una centenaria in splendida forma che ha attraversato tutto il Novecento diventandone uno dei simboli della modernità. Nonostante il secolo già vissuto, non mostra segni di cedimento ed è ancor’oggi richiesta e introdotta nei salotti che contano. E’ la sedia “Ladder Back Chair” disegnata da Charles Rennie Mackintosh nel 1902 e ancor’oggi prodotta nella Collezione Cassina I Maestri. L’architetto scozzese la ideò per la camera da letto dell’editore Walter Blackie che l’aveva ingaggiato per il progetto della sua  “Hill House”, oggi attrazione turistica di Helensburgh e proprietà del National Trust for Scotland.

Mentre la domestica architettura si destreggia tra solidi e pesantucci volumi, discrepanti con quell’Art Nouveau che l’epoca imponeva e la Gran Bretagna ignorava,  la seggiola è un’immagine eterea. Se non vi è nulla di clamorosamente originale nel sedile imbottito, semmai la forma a trapezio, è nello schienale che si sprigiona la poetica di Mackintosh. Evidentemente azzardato nel suo sviluppo verticale, esso è risolto come una scala a pioli che nell’incalzare delle linee parallele suggerisce un movimento ascensionale. Nella cimasa s’arresta la virtuale arrampicata dello sguardo che va a poggiare su un reticolo ortogonale, rigoroso arresto dello slancio ottico. Una sedia austera nel  disegno, regale nella postura, un trono consono a divinità cosmiche di buon gusto.  Pensata in noce ebanizzato per farla spiccare nel contrasto di chiare pareti, in realtà non ha bisogno di alcun fondale, anzi necessita di una sgombra spaziosità per diventare linea costruttiva del vuoto. Ovunque inserita, cattura l’attenzione istigando una legittima curiosità: è un utile elemento d’arredo o piuttosto una scultura dalle forme longilinee svettanti verso il cielo?

Cinzia Albertoni

30 marzo 2012