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La frontiera del design fai-da-te

La frontiera del design fai-da-te

Costantino Buongiorno non è un designer, né un architetto e neppure un “addetto ai lavori” dell’industria del mobile. Eppure, è oggi più che mai a tutti gli effetti parte di questa filiera produttiva. Si definisce “maker”, di formazione è ingegnere e lavora a Vectorealism (www.vectorealism.com), un service di produzione digitale che mette a disposizione di designer e appassionati tecnologie avanzate per la produzione delle loro idee. Intorno a lui, al secondo piano di Palazzo Clerici a Milano, macchine per il taglio laser, stampanti 3D e una decina di progetti di arredo open source: «Siamo qui con i ragazzi del Fablab di Torino a mostrare come sia possibile costruire degli oggetti partendo da un progetto digitale», racconta il giovanissimo ingegnere. Joseph Grima, direttore di Domus e curatore della mostra «The Future in the Making» li ha voluti a Palazzo Clerici come avanguardia di una rivoluzione che sta cambiando radicalmente il volto del design. «Non solo loro, ma anche artisti come Massimo Banzi, Dirk Vander Kooij, Markus Kayser testimoniano come occorra ripensare la formula che regola il processo di concezione e messa in opera del design industriale». Secondo l’architetto di passaporto inglese ma italiano d’adozione, «è in corso uno shift, un cambiamento degli equilibri che finora hanno tenuto insieme creativi, utenti e aziende. Il fulcro è proprio la figura del designer. Da individuo più o meno integrato che propone prodotti ai grandi marchi, il creativo può oggi decidere di proporre non solo oggetti ma partecipare piattaforme ed ecosistemi all’interno dei quali gli utenti possono a loro volta comunicare e muoversi». La metafora è iPhone, il telefonino della Apple che offre agli sviluppatori la possibilità di creare delle applicazioni. La traduzione di questo concetto per designer si chiama ad esempio Kickstarter, la più famosa piattaforma di crowdfunding per “artisti” e non.
Su Kickstarter chiunque può proprorre una idea, un progetto e chiedere sostegno finanziario. Scott Wilson ha proposto TikTok, un cinturino per trasformare l’iPod nano in orologio. Il progetto è partito chiedendo 15mila dollari e ne ha ottenuti più di 900mila. «Se le idee sono sufficientemente convincenti – osserva Grima – su Kickstarter si trovano le risorse per industrializzarle».
Un filo rosso connette le piattaforme di crowdsourcing alle più recenti tecnologie a basso costo (una buona stampante in 3D può costare anche meno di un migliaio di dollari) ai designer visionari come Dirk Vander Kooij, giovane vincitore del Dutch Design Award 2011 che produce gli elementi della sua linea di arredo Endless grazie all’uso di un robot industriale da lui modificato e con il recupero di materiali provenienti da vecchi elettrodomestici. Al capo estremo di questo filo rosso c’è Massimo Banzi, il papà di Arduino, una piccola scheda elettronica supereconomica (25 dollari) e accessibili a tutti. Il progetto è open hardware, (ovvero chiunque può scaricare gli schemi e utilizzarli sotto licenza Creative Common) e con poche, pochissime competenze si può imparare a usare Arduino per per gestire installazioni artistiche, modellini di aeroplani, sensori. Arduino è il paradigma di una elettronica facilmente programmabile, che può essere usata anche da architetti e designer a digiuno di informatica per far connettere gli oggetti alla rete, dotarli di servizi avanzati prima impensabili: lampade che si accendono con internet, vasi di fiori che segnalano via sms quando hanno bisogno di acqua, oggetti vintage che possono essere programmati tornando a nuova vita.
Paradossalmente queste piattaforme sono diventate strumenti di una nuova generazione di architetti e informatici che poco o nulla hanno a che fare con il mondo tradizionale dei designer. «Sono mondi che ancora non si parlano – commenta Grima – ma la connessione è nelle cose».

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