HackedHackedE’ una sorta di design show della durata di cento ore, pensato da
una delle più brillanti curatrici del momento: Beatrice Galilee.
Trent’anni riempiti di un’impressionante sequenza di esperienze di
alto livello, dalla curatela della Triennale d’Architettura di
Lisbona 2013 a quella delle installazioni per la Serpentine Gallery
di Londra.

Il concept è mutuato dal Web: appropriazione, alterazione,
trasformazione. Come nella prassi dell’hacking informatico e di
tutti i movimenti open source, espressi attraverso un laboratorio
interattivo che dilagherà nello spazio del design store di piazza
Duomo, protagonisti i giovani talenti del panorama internazionale.


Quale obiettivo si è data con “Hacked”?

“L’idea è abbattere le barriere tra chi fa le cose, chi le osserva
e gli oggetti stessi, e portare nel mondo del design la casualità e
l’interattività. Lo farò con professionisti che non sono
interessati tanto alle cose quanto alle idee. Sarà una sorta di
piattaforma del design alternativo”.

Come ha selezionato gli artisti?

“Ho scelto tra i più creativi e dotati di humour. Molti di loro
lavorano su discipline diverse: scienza, architettura, arte,
coreografia. A Londra mi occupo di “The Gopher Hole”, uno spazio
dove i designer hanno la possibilità di raccontare o esibire i loro
lavori. Lì ho conosciuto alcuni dei partecipanti, altri li ho
incontrati in Corea del Sud, alla International Design Biennale di
Gwangju”.

Tempo fa, la copertina del mensile “Icon” citava la sua
frase: “Se vuoi cambiare la società, non costruire”. Lo pensa anche
del design?

“Credo nell’efficacia del design anche in assenza di prodotti. Il
ruolo delle aziende è cambiato, e questo grazie al design open
source e a siti di found-raising come Kickstarter. Ora il potere è
nelle mani di chi realizza il progetto e di chi ne fruisce, quindi
è meno condizionato dal mercato”.

Il suo prossimo lavoro?

“Una mostra sul rapporto tra spazio e ansietà, che si terrà al “The
Gopher Hole” a Londra”.

Lei sarà curatrice della Triennale di Lisbona.

“Lì lavorerò sul concetto di architettura senza edifici e senza
architetti. Ci saranno tre grandi mostre che sperimenteranno nuovi
modi di fare mostre e di intendere la curatela, una serie di
conferenze ispirate dal movimento Occupy e un certo numero di
concorsi e eventi”.