Se il principio-guida per chi fa prodotti di arredamento è ormai saldamente diventato «si salva chi esporta», nel variegato mondo dell’industria italiana del design l’anno in corso si preannuncia molto difficile per i comparti tradizionalmente meno vocati alla vendita sui mercati esteri. «Tra le imprese che soffrono di più ci soprattutto i produttori di cucine e camere da letto – dice Giovanni Anzani, presidente di Assarredo – mentre va meglio ad esempio per l’illuminazione».

Andare all’estero non è tuttavia un’operazione che si improvvisa da un anno all’altro: aggredire i mercati stranieri significa strutturarsi e questo, per aziende di dimensioni medio-piccole e piccole come quelle dell’arredo, non è facile né immediato. Occorre invece accelerare, perché il dato 2011 sui consumi interni relativo al solo sistema arredamento (ovvero una parte del comparto legno-arredo, di cui scriviamo in copertina) è allarmante, più ancora di quanto si prevedeva: il calo delle vendite sul mercato domestico è stato del 9,7%. E le esportazioni, che incidono del 51,5% sul fatturato complessivo, non bastano a compensare le perdite. Così per il sistema l’anno si è chiuso con un fatturato alla produzione sceso da 21,3 a 20,3 miliardi, pari a un calo del 4,8%, e i primi mesi dell’anno non fanno che confermare questa tendenza. Vanno bene le esportazioni, come accennato, salite da 10 a 10,4 miliardi (+4,3%), ma questo non ha impedito la chiusura di oltre 800 aziende (attestatesi a 32.277 realtà) che ha lasciato senza lavoro 4.300 persone «Come associazione stiamo spingendo da tempo verso una maggiore internazionalizzazione delle nostre imprese – prosegue Anzani – organizzando missioni e fiere all’estero, destinate soprattutto a sostenere le realtà più piccole, che da sole farebbero fatica a presentarsi sui mercati più lontani, culturalmente e geograficamente». Ma se le aziende devono fare la loro parte – innovando nei prodotti e nei materiali, e imparando a strutturarsi per esportare – dall’altra anche il governo italiano deve intervenire per invertire il trend negativo seguito alla crisi del 2008 e solo parzialmente sospeso con la flebile ripresa del 2010 (-1,9%): «Le priorità per noi sono due – aggiunge Anzani –. Chiediamo al governo Monti di mettere in campo tutti gli strumenti necessari a rendere la sfida sui mercati globali una competizione corretta». A cominciare da una legge sulla proprietà intellettuale, che difenda i prodotti delle aziende del design dai falsi e dalle copie, fino a una legge sul «made in», da realizzare in sede Europea, «Certo spetta a noi imprenditori investire in qualità, innovazione e ricerca – conclude Anzani –. Ma se ci restano solo queste armi e poi a livello internazionale dobbiamo scontare la competizione scorretta di chi copia o imita le nostre idee, producendole e venendole a basso costo, siamo finiti».

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