Questa mattina a Milano presso la sede dell’Adi c’è stato un incontro interessante per dire basta alla contraffazione del design. Ancora una volta infatti è stato proposto di prorogare per altri 5 anni il diritto alla copia dei prodotti di chiara fama creati prima del 2001, contraddicendo una Direttiva comunitaria e calpestando i diritti degli autori. Ma perché unirsi proprio ora in questa battaglia? Le Commissioni I e V del Senato hanno di nuovo approvato un emendamento in questo senso (articolo aggiuntivo 22.013 “Nannicini”) incluso nel “decreto Milleproroghe” che da oggi va in esame al Senato. Pochi soggetti, che sulla copiatura hanno costruito il loro business, sono gli stessi che ora vogliono avere ancora diritto alla copia. La motivazione accolta? Bhè, bisogna pur tutelare anche l’occupazione delle imprese che copiano…

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L’Arco di Castiglioni, un’icona del design italiano

 

Tra i vari ospiti presenti con lo scopo di “metterci la faccia” contro questa che è stata definita “una normativa schizofrenica”, il presidente di Kartell, Claudio Luti, mi ha spiegato: “il problema non è solo la copia del mero prodotto, certo dannosa per tutti, ma del nostro spirito aziendale. In giro per il mondo dalla Cina alla Corea, dal Brasile alla Turchia, ho visto copie dei nostri negozi, delle immagini dei nostri cataloghi, delle pubblicità. Ciò è davvero pericoloso”. Il loro prodotto più copiato? Mi ha risposto senza alcuna esitazione “la sedia Victoria Ghost di Philippe Starck”.

 

Piero Gandini, presidente di Flos, ha puntato i riflettori sulla stessa Italia, ricordando che è sempre stata tra i primi quattro paesi contraffattori al mondo ed evidenziando la contraddizione tra “eccellenza creativa e copia, quindi tra Italia della responsabilità e Italietta del melodramma e del sotterfugio”. Non essendo nuovo all’argomento, ha concluso dicendo che bisogna unirsi per combattere un modello civico-economico sbagliato.

 

ADI, con Confindustria, Fondazione ADI, Fondazione Valore Italia, Assarredo, Assoluce, Indicam, Fondazione Altagamma e con tutti coloro che continuano a essere vessati dalla lobby dei contraffattori, si oppone fermamente alla proroga. Chi lavora per il design investe in innovazione e in ricerca, crea posti di lavoro per il Made in Italy, promuove l’immagine del nostro paese nel mondo. Che in questo campo è, e deve restare, un grande motivo di orgoglio.

Juliet