L’INIZIATIVA

Un progetto all’interno del carcere di Bollate di Milano offre la possibilità alle detenute di lavorare. Le opere nate dalle loro mani sono state esposte in uno spazio di Fuorisalone del Mobile

di MARTA RIZZO

Gioielli e  mobili di design  La creatività esce dal carcere

Una poltrona dal design originale, ma anche bigiotteria e gioielli. Arazzi e tavolini. Pezzi di stoffa, carta e vecchi palloni, diventano uno spunto per una creare opere originali. Sono opere nate dalla mani di detenute, ma anche il segno concreto di segnali positivi che possono uscire dal carcere. Sono progetti avviati grazie alla volontà delle cooperative e dal lavoro di chi vive dietro le sbarre.

Dalla collaborazione tra un’associazione e  il lavoro creativo delle donne in carcere sono nati borsette, scialli, cappelli fatti con fettucce, lana riciclata, cotone a maglia e all’uncinetto. Tutti i prodotti realizzati dalle detenute del carcere di Bollate, a Milano, nell’ambito dell’Atelier Impronte, e sono esposti al Coopi Good Shop di Milano (Via Luca Signorelli n.1). L’iniziativa ha avuto anche uno spazio nel Fuorisalone del Mobile, appena concluso. Fra i lavori ci sono anche una poltrona con scarti di pallone da calcio, gli “arazzi della legalità”, lavorati ricamando stoffe e feltro; ma anche un tavolino di carta riciclata. I ricavati della vendita dei prodotti  esposti saranno utilizzati per  far crescere nuovi progetti dell’Atelier Impronte.

L’Atelier Impronte, nato nel 2011 a Bollate, è solo uno dei progetti dell’associazione no profit Arte in Tasca. Le detenute hanno dato vita ad un vero e proprio laboratorio: Impronte gallery. Qui si producono accessori per l’abbigliamento, piccoli complementi d’arredo e altri manufatti artigianali e artistici. Lo scopo

fondamentale del progetto Atelier Impronte è terapeutico: dare dignità alle donne detenute attraverso la loro espressione artistica.

“L’atelier Impronte ha avuto importanza anche nei conflitti tra le stesse detenute: lo scambio di competenze tecniche e di gusto estetico, infatti, oltre alla condivisione di uno spazio unico comune, ha permesso loro di ritrovarsi sullo stesso piano, senza alcuna gerarchia – spiega Donatella De Clemente, che coordina L’atelier Impronte , insieme alla collega Monica Fantoni – .Ci siamo trovate a vivere una condizione di totale parità tra noi e le carcerate, il che le rende  idealmente uguali a chi è fuori del carcere. Questo, sul piano dell’autostima e della sopportazione della detenzione è stato, per le donne di Bollate, una forte motivazione per arrivare  alla fine della pena. La cosa ancor più importante, forse, è il riconoscimento esterno: esporre fuori dalle mura carcerarie i loro prodotti e sapere che verranno utilizzate in luoghi liberi da persone libere”.

 “Abbiamo pensato di collaborare con Atelier Impronte perché ci è sembrato subito un progetto valido – aggiunge Francesca Castellari di Coopi, la Fondazione umanitaria che ha aperto e concesso i propri spazi all’esposizione del  progetto Atelier Impronte – . I temi del riuso, dei diritti e dell’arte-terapia si sposano perfettamente con il calendario culturale del Good Shoop di Coopi. E’ nostro intento collaborare con le realtà associative del territorio e promuoverle, cercando anche di creare sinergie e vendere i loro prodotti unici al negozio. Il Fuorisalone è stata una bella occasione per inaugurare questa esposizione di design e riciclo solidale e ci ha dato modo di unire la nostra mission verso i Paesi del Sud del mondo con quella nel nostro Paese. Il mondo, infatti, si cambia anche dall’Italia”.