Casale Monferrato | 12/12/2011 — Sarà una festa di Chanukkà partecolarmente ricca quella celebrata alla comunità ebraica di Casale Monferrato nei prossimi giorni. Un appuntamento seguitissimo in città a cui partecipano i rappresentanti delle principali religioni monoteiste del territorio. Quest’anno non farà eccezione, anche se il programma è stato ampliato con due importanti novità: la prima, che ha già trovato eco anche a livello nazionale è il gemellaggio tra il Museo dei Lumi di Casale che raccoglie una considerevole collezione di le lampade simbolo di questa festa (le Chanukkiot) realizzate dai più famosi artisti italiani e la comunità ebraica di Gerona (Catalogna) che esporrà 21 opere del museo monferrino.
La seconda è che il calendario ebraico quest’anno impone una concomitanza molto stretta tra la Channukà e il Natale Cristiano, per cui il momento della festa con i riti religiosi viene separato dall’altrettanto tradizionale momento dedicato all’arte: questo prevede la presentazione delle nuove lampade che entrano a far parte del museo (oggi ne raccoglie più di 120) e l’inaugurazione della mostra di un artista internazionale.

Antipiamo punto per punto questo programma così ricco di appuntamenti.

La mostra di Margherita Levo Rosemberg

Il primo incontro è Domenica 18 dicembre 2011 alle ore 16,00 – nella sala Quadrata della comunità di Vicolo Salomone Olper con l’inaugurazione della Mostra di Margherita Levo Rosenberg, dal titolo La Fatica della Luce. La mostra curata da Elio Carmi ed Elisabetta Rota sarà aperta fino al 14 gennaio 2012.

Il filo che lega le opere è Dante. “Rovistando in una soffitta ho trovato un documento con alcuni versi anonimi in endecasillabi e una miriade di versi della Divina Commedia, barbaramente sparpagliati. – Spiega Margherita Rosemberg – Ho deciso di trasformare il ritrovamento in un’installazione d’arte contemporanea alla quale ho dato il titolo “Se Dante e il vento ed io” – mi piace giocare soprattutto sull’ambiguità di quell’”ed io” che, con un piccolo spostamento di spazio potrebbe diventare “e dio”, ovvero il riferimento ad una forza imponderabile, e di condividere con il Museo Ebraico di Casale Monferrato questa scoperta. Ne è scaturita una mostra il cui titolo è mutuato dall’omonimo candelabro di Chanukkàh, creato per il museo, e che sintetizza sia il sentimento dominante che mi ispira la festa di Chanukkàh – che nella tradizione ebraica rievoca il miracolo della tenuta della luce dopo la minaccia della distruzione del tempio – sia il sentimento ispirato dalla scoperta del terribile scompiglio subito da un’antica e incredibile opera letteraria, talmente rigorosa nei contenuti e nella forma da essere diventata tradizionalmente un paradigma insuperato di struttura letteraria e compendio etico. Per conferire un nuovo “ordine” allo scompiglio dell’opera dantesca ho trascritto i versi su sottili strisce di pellicole radiografiche trasparenti di colore azzurro grigiastro e li ho raccolti in trentatré fasci che ho progettato in un’installazione secondo la struttura di tre nuove costellazioni, non ancora scoperte al tempo di Dante; Orue, Lodràlo e Gràvia” Fa parte della mostra anche un’opera dal titolo “La selva oscura”, una sorta di cespuglio di pellicole radiografiche blu notte, impressionate di corpi umani, installata all’ingresso, sui due lati della porta, che costringe i visitatori a sfiorarla passandovi nel mezzo.

Le nuove lampade

La giornata di domenica prosegue con la presentazione di tutte le Chanukkiot donate dagli artisti al nostro Museo dei Lumi nel corso del 2011. Oltre a quella di Margherita Rosemberg inclusa nella mostra ne vedremo altre nove. Entreranno nella collezione le lampade di Antonio Barbato, Luigi Giachero, Arianna Inglesi, Marino Marinelli, Rosanna Martino, Gabriele Levy, Laura Terracini, Silvio Vigliaturo.

Antonio Barbato – Finalborgo (SV) 1955
L’artista produce una sorta di ready made, integrando la natura con il riciclo. Il basamento in legno dirovere, è stato raccolto dagli scarti del cantiere del cimitero ebraico in fase di restauro e sostiene otto bracci per le singole candele e un braccio più alto per lo shammash, la verticalità è ottenuta con l’utilizzo di canne opportunamente dimensionate I contenitori per le candele, sono ricavati da lattine d’alluminio. Una sola con funzione di shammash viene colorata in azzurro e tagliata inmaniera tale, da ricavarne nella sua flessione il disegno della stella di Davide.
-Barbato paleografo, archivista, attualmente è direttore della Biblioteca civica e dell’Archivio storico e dell’istituendo Museo civico di Moncalvo. Organizzatore di mostre,e installazioni d’arte;collabora alla realizzazione del “Premio Città di Casale” di Pittura e Grafica. Negli anni 80’ partecipa alle edizioni di Naturalmente e sperimenta nuove tecniche in campo grafico e scenografico. Nel 2011 organizza e cura con Milli Gandini a Moncalvo Cammin facendo si va per ricominciare…e Naturalmente una mostra, d’arte contemporanea e non.

Luigi Giachero – Casale Monferrato 1946-2011
L’opera, ricavata da un blocco unico di arenaria proveniente da Colma di Rosignano e svuotata con martello e scalpello rappresenta l’albero del melograno. I frutti sono tagliati a metà, con al centro un foro per inserire i lumi. Ai rami sono state ricavate le foglie per dare maggiore rilievo all’albero e creare una policromia di colori, così da fare risaltare l’intera lampada. La parte centrale del tronco sovrastante è in legno di acacia, il foro centrale che porta lo shammash, è in bronzo proveniente da un antico strumento musicale di fine Ottocento. Attorno alla base ottagonale la scritta “Pace” scolpita a basso rilievo in undici lingue, leggendole in senso orario, ebraico, francese, latino, arabo, inglese, russo, italiano, tedesco, greco, spagnolo, albanese. Sotto alla base si trovano il giorno, il mese e l’anno di realizzazione e la sigla GIAC. È un’interpretazione in omaggio alle forme “naturali”, una sorta di ready made che nasce dal recupero di un residuo di ramo, trovato per caso sulle sponde del Po, il cui nodo diventa lo shammash.
-Artista italiano, ma sopratutto personaggio molto amato da Casalesi, purtroppo recentemente scomparso, Giachero inizia a dieci anni col traforo e poi via, via vari tipi di modellismo in ferro, plastica, legno, specialmente navi antiche, restaura mobili e vecchie suppellettili e arnesi da lavoro. Dipinge ad olio, poi pirografia, arte musiva: addirittura una meridiana a mosaico e una su lastra di vetro. Nel 2005 esegue modellini di cascine e “casot” – edilizia contadina della zona Casalese – , crea sculture utilizzando la pietra da cantoni o arenaria. Apprezzata la sua passione per l’astronomia e la mineralogia. Alcune sue opere sono “sparse” per il mondo, soprattutto negli Stati Uniti d’America.

Arianna Inglesi – Magenta (MI) 1989
L’opera è un’interpretazione artistica della stella di David, al centro è disegnata una chanukkiah e di fianco un talled.
Gli otto lumi sono posizionati su un supporto di compensato e sullo stesso piano, all’estremità sinistra, si trova lo shammash, il cui cero è di colore rosso e non bianco.
-Dopo le scuole ad Abbiategrasse si dedica alla carriera artistica. Ha partecipato a vari concorsi di pittura e nel 2011 si è aggiudicata il primo
premio al concorso Un cencio per il 32° palio, indetto dal comune di Abbiategrasso.

Marino Marinelli – Fano 1963
Per realizzare questa lampada l’artista ha scelto di utilizzare la canna, materiale a lui congeniale, per il suo significato simbolico di riproduzione vegetale dell’asse del mondo e per la sua tensione verticale. Viene utilizzato il vetro per sostenere il cero, la luce: la canna rappresenta l’ascesa del materiale, in questo caso la base, il metallo che la sorregge, verso lo spirituale, la trasparenza, la purezza del vetro. Le tesserine di mosaico sparse quasi casualmente, simboleggiano i colori in cui si scompone la luce, intendono rappresentare i percorsi attraverso i quali si può giungere alla “Luce”.
-Artista italiano, compiuti gli studi superiori a carattere scientifico, si è laureato in architettura all’I.U.A.V. di Venezia. Ha iniziato a esporre negli anni Settanta e dall’inizio degli anni Ottanta il crescente interesse per l’esoterismo e l’alchimia lo hanno condotto ad un graduale passaggio verso le attuali forme di espressione. Ha esposto in diverse rassegne a carattere collettivo e personale, ha partecipato ad eventi di carattere nazionale ed internazionale in Italia e all’estero.

Rossana Martino – Avigliana (TO) 1962
Decoro in ferro battuto lavorato e dipinto a mano che supporta nove lumi in cera e il tanakh – Bibbia ebraica. Quest’ultima è stata creata modellando terracotta e dipinta al fine di trasmettere un messaggio di speranza, fiducia e ottimismo: “i lumi questi sacri (siano) a voi”.
-Artista italiana. Dopo corsi di disegno, pittura e creta inizia con passione la sua attività artistica nel 1974. Dipinge su ogni materiale (ceramica, tela, legno, vetro, stoffa) e con differenti tecniche (olio, acrilico, acquerello); inoltre modella creta, anche mediante la tecnica raku e restaura oggetti antichi e danneggiati. L’artista ama dipingere ogni soggetto e paesaggio capace di suscitare emozioni a chi lo guarda. Dal 1996 al 2007 ha partecipato ai corsi UNI3 da Vinicio Perugia. Nel 2001 ha iniziato a frequentare corsi dal ceramista Piero Della Betta. Dal 2005 al 2008 ha collaborato con le scuole elementari di Rivera, Almese e Milanere, insegnando a modellare la creta ai bambini.

Gabriele Levy
L’opera riprende una tradizione educativa molto diffusa in Israele: far realizzare una lampada di Chanukkah con oggetti di uso quotidiano. In questo caso vengono utilizzati i barattolini della Nutella, adagiati su di un piano di plexiglass. Incollato sul tappo del barattolino si trova il lume.
-Pittore italiano. Nel 1973, fonda a Torino, insieme a Davide Greco, la filiale del movimento giovanile sionista-socialista Hashomer Hatzair. Nel 1980 va a vivere in Israele, dove, dopo un’esperienza di vita collettivistica nel kibbutz Bar Am, studia al Technion di Haifa e si laurea in Ingegneria Gestionale. Torna in Italia nel 1989, dove si occupa di formazione e consulenza nel campo della logistica e dei sistemi informativi. Dalle sue opere traspare una visione multietnica del mondo, portatrice di un messaggio di pace, trasmessa attraverso l’impiego di materiali semplici come l’argilla, il vetro o il gesso, accostati a componenti di computer o a collage, reinterpretati e in continuo mutamento.

Laura Terracini – Torre Pellice 1945
La lampada è formata da nove parallelepipedi di sezione quadrata, in gres smaltato e formano una struttura trapezoidale. Al centro si trova lo shammash, facilmente individuabile perché più alto, ai suoi lati gli altri lumi, quattro per parte, in ordine decrescente. Si tratta di un pezzo unico interamente realizzato a mano.
-Artista italiana. Figlia del noto scultore torinese Roberto Terracini, dopo un iniziale impegno nel campo pedagogico, si dedica all’attività di ceramista. La vita l’ha portata in varie città, Milano, Parigi, Roma, Reims, ed ora Annecy. In ogni luogo ha mantenuto il suo dialogo con la terra, insegnando ad adulti e bambini e realizzando varie esposizioni personali e collettive.
Nel corso degli ultimi anni la sua creatività ha trovato applicazione anche su altri supporti: carta, tessuti, seta.

Silvio Vigliaturo – Acri (Cosenza) 1949
L’opera è una rappresentazione simbolica del lume di Chanukkah. Nove personaggi, collocati su una struttura metallica, che riprendono la disposizione degli otto bracci della tradizionale lampada ebraica, più il braccio centrale che regge lo shammash, attraversano un ponte, uno in fila all’altro. Il loro cammino segue un filo temporale che dal passato giunge fino a noi. Sono i custodi e i traghettatori di un importante messaggio millenario di pace, veicoli di una memoria collettiva, quella di Chanukkah, che, grazie a loro, è riuscita a sopravvivere alle nefandezze e alle tragedie della storia umana.
-Maestro del vetro, la sua tecnica, è apprezzata a livello internazionale, il percorso artistico di Vigliaturo si è sempre presentato in costante evoluzione. Il dipinto, il vetro, l’acciaio, la terracotta, sono tutti trattati allo stesso tempo come materia e come scelta ideologica.
Nel 2006, la Città di Acri gli dedica un museo il MACA che ospita una collezione permanente delle sue opere intesa come un vero e proprio percorso biografico. Recentemente, è stato invitato a partecipare al Padiglione Italia della 54a Biennale di Venezia curata da Vittorio Sgarbi.

Franca Bertagnolli
Trento 1953
Il candelabro è realizzato in vetro di Murano con l’artista del vetro Laura Morandotti. Vetro che attraverso le sue trasparenze rivela, nell’alchimia della luce, il miracolo della vita. L’artista ha interpretato la lampada, come occasione per approfondire la ricerca di un gesto creativo che potesse esprimere l’invisibile e lo potesse evidenziare. Lavorando con un lume, un piccolo disco convesso di latta e alcuni filtri colorati, si è palesata una forma essenziale legata alla sua infanzia.
-Nel ‘77 si laurea in Architettura a Venezia. Scenografa, cinematografica e teatrale,collabora alla nascita del “Cinema Indipendente Milanese”. Tra il 1988 e il 1998 è direttore creativo di “Dinosaura”, società di produzione cinematografica, i cui film partecipano a festival internazionali, Dal ‘98 è direttore artistico della CatellaniSmith. Dal 2000 progetta allestimenti per mostre d’arte e design, confeziona, nel suo laboratorio di alto artigianato “Sdrasse”pezzi unici per vestire persone e ambienti

Margherita Levo Rosenberg
Il candelabro di Chanukkah è interpretato come simbolo della tenuta della luce dopo la minaccia della distruzione del
Tempio, come vuole la tradizione. L’artista è stata colpita dalla determinazione del popolo ebraico di mantenere in vita le sue tradizioni e la sua identità nonostante tutto, in qualsiasi condizione. L’opera è così stata costruita in due componenti:una selva oscura, come base, nella
quale i filamenti di pellicole radiografiche impressionate rappresentano l’interiorità più nascosta dell’umanità – talvolta assurdamente bestiale – dalla quale emergono con “fatica” i nove coni azzurri trasparenti che rappresentano la luce, per questo motivo la lampada si intitola La fatica della luce.
-Psichiatra ed arte terapeuta si dedica alla pittura fin dall’adolescenza. Dai primissimi anni Novanta la pratica artistica diventa elemento vitale, si arricchisce di nuova consapevolezza, con le esperienze delle ricerche psicologiche sulla creatività, la formazione e la pratica psicoterapeutica attraverso il linguaggio visuale. Nel 1992 fonda il gruppo Pandeia e declina il proprio stile come cifra del procedere cognitivo, espressione della continuità dei processi di pensiero indipendentemente dall’esito formale dell’opera. Dal 1996 fa parte dell’Istituto per le Materie e le Forme Inconsapevoli – Museattivo Claudio Costa, dove si è occupata del progetto “artismo”, ha curato eventi espositivi approfondendo studi e ricerche sulla creatività e sulle applicazioni psicoterapeutiche del linguaggio visivo. Su questi temi ha relazionato a congressi e conferenze, collaborando a libri e riviste del settore.

La festa religiosa a Casale e Alessandria

La festa religiosa di Channukà si celebra martedì 20 dicembre (o se preferiti il 24 Kislèv del 5772), in due momenti distinti in provincia: alle 18 nel cortile della Api, accanto alla Sinagoga di Casale la cerimonia alla presenza dei rappresentanti delle fedi monoteiste musulmana, cattoliche, cristiane, valdesi, avventiste, evangeliche, ecc. – interviene il vescovo di Casale Mons. Alceste Catella) e delle autorità locali. Ogni ospite sarà chiamato ad accendere una lampada come messaggio di pace. E’ una festa particolarmente amata dai bambini che possono divertirsi ad accendere i lumi predisposti per tutto il cortile . Alle ore 21,00 la cerimonia si ripete alla Sinagoga di Alessandria in cui la Comunità di Torino invita tutti gli iscritti e gli amici delle Comunità di Casale e Vercelli all’accensione del primo lume di Chanukkah.

Le lampade casalesi a Girona

Giovedì 22 dicembre alle ore 19, i lumi casalesi acquistano una nuova “luce” internazionale. Dopo essere stati in mostra a Roma e Parigi, eccoli anche al Museo dei Lumi al Call de Girona, Centro Bonastruc ça Porta e Museo de Historia de los Judíos,
Qui è prevista una inaugurazione della mostra dedicata alle 21 Chanukkiot del Museo dei Lumi di Casale. Verranno accesi i Lumi del terzo giorno, alla presenza di una nutrita delegazioni della Comunità casalese presieduta da Claudia De Benedetti, vicepresidente dell’UCEI.
Si tratta di un gemellaggio tra due comunità che hanno radici comuni nell’ebraismo sefardita. Tra quello di Girona, tra i più antichi e blasonati d’Europa, e l’ebraismo casalese che proprio agli ebrei fuoriusciti dalla Spagna deve la sua fondazione. Una realtà che con caparbietà, gioia e amore ha deciso di lottare contro la demografia ed abitare, giorno dopo giorno, ricorrenza ebraica dopo ricorrenza ebraica, gli spazi dell’antico Ghetto e della Sinagoga degli Argenti. A Girona, 45 miglia a nord di Barcellona è stato minuziosamente recuperato e restaurato un quartiere ebraico medievale. La Città fu uno dei maggiori centri europei della Cabbalà, qui vissero alcuni dei maggiori scrittori e maestri cabalistici del Medioevo. La prima testimonianza scritta sugli ebrei a Girona risale all’ 890. La zona ebraica fiorì per oltre 500 anni e poi conoscere esplosioni di violento antisemitismo. L’ultima sinagoga costruita in Spagna fu completata a Gerona a metà ‘400. Dopo il 1492 il quartiere ebraico di Gerona fu chiuso, murato e cancellato dalla memoria collettiva della città fino alla fine del XX secolo quando è stato riportato alla luce e restaurato con grande cura. Oggi l’area e ospita il centro Benastruc ça Porta, comprendente il Museo Ebraico catalano e un archivio storico aperto agli studiosi.
L’ingresso a tutte le manifestazioni è gratuito
per informazioni tel 0142 71807