Maico Morellini nasce a Reggio Emilia nel 1977, l’anno di Guerre Stellari. Durante l’adolescenza sperimenta i primi timidi approcci, dal taglio horror, con la scrittura. Negli anni 2000 entra in contatto con il mondo della realtà associative in ambito fantascientifico e dal 2003 al 2010 è presidente di Yavin 4, Fan Club italiano del Fantastico e della Fantascienza. Durante questo periodo affina anche la sua tecnica narrativa ricevendo diverse segnalazioni in alcuni importanti concorsi letterari (tre edizioni ‘Premio Lovecraft‘)fino a quando si sente pronto per tentare un progetto più articolato. Il Re Nero‘ è il suo primo romanzo di fantascienza con il quale vince il Premio Urania 2010.

Attualmente vive a Bagnolo in Piano e svolge l’attività di consulente informatico. Collabora come articolista con la rivista di cinema ‘Nocturno’ e ha pubblicato racconti su diverse antologie. Nel 2014 ha creato per Delos Digital la space opera ‘I Necronauti‘

ReggioNelWeb lo ha intervistato.

Maico, quando e come nasce la tua passione per la scrittura?

La scrittura è un amore di vecchissima data. Ho iniziato a scrivere le mie prime cose alle medie (all’epoca leggevo Dylan Dog, perciò ti lascio immaginare il tenore dei miei racconti) ma solo dopo le superiori ho iniziato a impegnarmi con più determinazione. E’ in quel momento che ho iniziato scrivere e soprattutto a leggere con metodo. Perché prima di essere scrittori, è necessario essere avidi lettori.

Ci sono momenti o periodi particolari che alimentano maggiormente la tua creatività?

In realtà no, non ci sono particolari momenti creativi. Sono appassionato di fantascienza, fantasy e horror (in tutte le loro declinazioni) da sempre e questo ha formato la mia immaginazione. Le idee mi possono arrivare in qualunque momento, inaspettate, oppure le posso ricercare in modo molto tecnico con un vero e proprio ‘lavoro di creazione’. Diciamo un misto tra il guizzo creativo improvviso e tanta, tanta ricerca e raffinazione di idee grezze.

Nel 2010, a 33 anni, hai vinto il premio Urania con il romanzo “Il re nero”. Da quel momento non ti sei più fermato. Come descrivi il mondo letterario della fantascienza? Che tipo di pubblico in particolare legge la fantascienza?

La fantascienza è un genere letterario molto, molto nobile al quale però viene associata, spesso erroneamente, la presenza di astronavi, omini verdi e altri stereotipi cinematografici molto abusati. In altri paesi c’è molta attenzione al genere mentre in Italia i lettori di fantascienza non sono tantissimi anche a causa del preconcetto di cui ho accennato prima. Ma immaginare il mondo del futuro partendo da quello attuale non è una cosa affatto facile: anzi, è molto affascinante!

urania

Cosa “trasporti” nei tuoi scritti di reale?

Nel caso de ‘Il Re Nero’, romanzo ambientato in un futuro imprecisato proprio tra Reggio Emilia, Modena e Bologna, c’è molto del mondo reale. Un futuro realistico, sia dal punto di vista geografico che politico, ha forti legami con il mondo reale. E la sfida è proprio scrivere qualcosa che partendo da questo abbia un senso. Un pizzico di presente, in ogni racconto di fantascienza, ci deve essere. I Necronauti parlano del nostra sistema solare e dietro a ogni racconto, a ogni pianeta che descrivo, c’è comunque un legame con la realtà attuale.

Se dovessi scrivere un’opera letteraria di fantascienza che descrive la politica italiana, quali sarebbero i buoni e quali i cattivi?

La politica (soprattutto in Italia, ma anche all’estero a quanto pare) ha una sua forte componente fantascientifica (certe sparate calzerebbero a pennello in un romanzo weird) e in linea di principio la definizione di buoni e cattivi è molto mobile. La storia può cambiare il giudizio dato dai contemporanei e per questo in un’opera di fantascienza con il giusto impianto narrativo tutti gli schieramenti politici attuali potrebbero essere buoni o cattivi. Un modo elegante per dire ‘no comment’? Può essere.

necronautiNel 2014 pubblichi i Necronauti, in questi giorni in edicola a 9,90 euro, insieme al poster-grafica dell’illustratore francese David Demaret.

“I Necronauti” nasce come una serie di racconti di fantascienza pubblicati in ebook con Delos Digital che Edizioni BMS ha raccolto in un unico volume. E’ una serie ambientata in lontanissimo futuro nel quale il Sistema Solare è completamente colonizzato dall’uomo. Questo fino a quando un misterioso costrutto alieno non compare distruggendo ogni cosa si trovi nello spazio e impedendo di fatto i viaggi spaziali. Ma c’è un modo per ingannare la forza aliena: sfruttare l’energia degli uomini in punto di morte come combustibile. Sono 10 racconti legati tra loro che sviluppano questo incipit creando una space opera piuttosto complessa.

Anche se immagino vorresti essere scrittore a tempo pieno, lavori come informatico. Cosa accomuna lo scrivere fantascienza con l’informatica?

In realtà davvero poco. I punti di contatto ci possono essere nel caso in cui io decida di utilizzare le mie conoscenze informatiche all’interno di una storia, ma per il resto non ci sono molte cose in comune. Attualmente l’informatica è un lavoro che mi piace, mentre la scrittura è una passione che porto avanti con ottimi risultati e con determinazione. Certo se un domani dovessero invertisti gli equilibri non mi dispiacerebbe affatto.

MaicoMorellini2Sul tuo sito (www.maicomorellini.it) compare ben visibile il post-it con la seguente scritta: “Scrivere è come il tennis: è importante come si inizia ma è più importante come si finisce, a volte stai per mollare ed è in quel momento che tiri il tuo colpo migliore e in campo sei solo, ma fuori fanno il tifo per te”. Quando e perché in alcuni momenti avresti voluto mollare e quali sono sono stati i tuoi colpi migliori?

Il colpo migliore in assoluto, per il momento, è stato “Il Re Nero”. Vincere il Premio Urania, massimo riconoscimento per un autore di fantascienza, con il proprio romanzo d’esordio è il miglior risultato nel quale potessi sperare. Scrivere è difficile, soprattutto se lo si fa avendo un altro lavoro. Le notti, i week-end, la sensazione che potresti fare molto meglio se solo avessi un po’ di tempo in più. Son tutte cose che mettono a dura prova la determinazione. Ma come nel tennis: mai mollare. La partita finisce solo se getti la spugna.

Marina Bortolani

@reggionelweb

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