UFFICIO PERSONALE

Il direttore dello Ied, allargatosi dal ‘92 da via Sciesa fino a Bezzecca
e poi Pompeo Leoni tra moda, musica, arti visive e migliaia di studenti

diANNAMARIA SBISA’


Emanuele Soldini, in novemila metri tra il bianco  e il buio nasce il designEmanuele Soldini

Debuttano in questi giorni negli spazi di Fiera Milano City i quattro vincitori del concorso My Own Show (www.myownshow.it), neodiplomati Ied Moda, selezionati da una giuria guidata da Franca Sozzani e ora proiettati nella realtà, quella che sempre dovrebbe seguire gli studi. A guidare l’Istituto europeo di design di Milano e a coordinare le sedi italiane lo storico direttore Emanuele Soldini, che incontriamo in via Sciesa numero 4, nell’ufficio con finestra sul cortile. In venti anni, di uffici Soldini ne ha cambiati, ma questo è il più strategico: «Da qui sento quello che succede, se ci sono cose che non vanno». Tipo: «Una lite per l’impianto di aria condizionata, ho capito che era grave». Segnali: grida e botte tra fornitori. Il cortile è un tema troppo vasto, ripassiamo alla scrivania, dove tra i tanti fogli spunta un drago: «È l’anno del dragone». Ci credi? «Per niente».

Dove nasce il design di Emanuele Soldini GLI ALTRI UFFICI Pia Bianchi Costanza Algranti  Fabio Novembre André Malbert Francesca di Carrobio Alberto Alemagna Alessandra Rovati Vitali Gianmaria Beretta Calogero Rindone Davide Giudici Luca Arminio Tatiana Souchtcheva Massimo Coppola Roberto Peregalli Monica Castiglioni Luca Lucini Lo studio legale Iannaccone I servizi di Pupigia L’agenzia Vigevani Annette Hoffman Giancarlo Caremoli Dario Cerquoni Franco Raggi Elena Cova Pecori Giraldi Luca Maria Pinoli Stephan Janson Centro Veterinario San Siro Moncada di Paternò Il Numero 9 Secretary.it Nauta Yachts Fondazione Ferré Yoox.com XGLab Umberto Angelini Sorelle Ascoli Cino Zucchi Famiglia Etro Agenzia Tita Alberto Saravalle Stéphane Lissner

Crede certamente nello Ied, che dall’anno 1992 ha parecchio cambiato, ramificando uffici e aule lungo quasi tutta via Sciesa, poi svoltando in via Bezzecca con due altri edifici, più la moda in via Pompeo Leoni: «Crescendo c’è stato bisogno di moltiplicarci in scuole diverse, con un’identità ben definita». Identifichiamo la sua: «La cosa più importante è sempre trovare le persone giuste». Quindi il gruppo con cui Soldini pianifica corsi e direzioni, fa funzionare le cose, lancia novità e aggiusta situazioni — non progetta più oggetti, ma attività — a seguire si occupa della comunicazione e della vendita del prodotto, di nome Ied. Vita quotidiana nel 2012? «Sempre più in mezzo a numeri e strategie, purtroppo sempre meno in contatto con quello che realmente succede».

Difficile rimanere in contatto con 9 mila metri quadri, il totale sparpagliato in un quartiere ex depresso, oggi euforizzato da migliaia studenti e decine di bar, e soprattutto il contatto Soldini lo tiene con lo schermo del computer: «Ci scriviamo molto e io amo rispondere in diretta». Vero: si può incontrare Emanuele con la faccia nell’iPad mentre attraversa strada e aule, in diretta con la posta elettronica. Non sempre. Quando arriva al mattino, pronto a inforcare le scale in tinta blu a sinistra del cortile per raggiungere l’ufficio al primo piano, l’operazione si rivela finta semplice: «Mi fermano in tanti, firme di autorizzazione oppure consigli, a salire ci metto un bel po’». Ad aspettarlo un’agenda di riunioni, anche perché se lo Ied in questi anni ha aggiunto i corsi in inglese, sviluppato il settore moda, molto l’area tecnologica e multimediale, portando i laboratori di computer da 2 a 18 e i dipendenti da 40 a più di 200, e i corsi ad essere riconosciuti accademicamente, di qualcosa in riunione devono aver parlato. I binari del procedere si dividono in imprevisti, ovvero emergenze, grane e idee, oppure in previsti: inarrestabile marea di ciò che si muove a scadenze.

Girando con lui scopriamo corsi di Sound Design (i primi in Italia) e parliamo di arti visive e comunicazione visual, del progettare siti, “app”, animazione 3D, del futuro presente dei linguaggi giovanili. Giro di aule e palazzi. Bianco ipnotico il cortile in via Bezzecca che ospita il buio pesto delle sale di posa, spazio mentalmente mobile diviso da tendaggi, poi l’approdo all’edificio di fronte, ristoranti trasformati in laboratori. Nell’ordine, incrociamo: uno schiumato in lavorazione, cabina di verniciatura, stampante tridimensionale, il lampo di una fiamma ossidrica, il tavolo in cui si buca tutto, quello in cui si taglia: «Qui finalmente si costruiscono i modelli». Le piaceva costruire da piccolo? «Mi piaceva molto smontare». E adesso? «Anche». Il motore di una moto Gilera del 1955 valga come ultimo esempio, l’idea che «usare le mani muove molto il cervello» come motivo primario: «Per aggiustare devi avere un occhio che pianifica e progetta, capire l’intero prodotto». Anche per fare il designer, ci pare chiaro, invece per fare il manager? «Anche. Il designer è regista di saperi altrui, utilizzati per trovare soluzioni innovative, Steve Jobs ragionava così. Il design garantisce analisi e metodologia». Per fare? «Per vivere». Soldini, in ogni caso, ha studiato design.