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Corriere della Sera

Abitare Le idee Anteprima Salone Passioni Arredi storici rivivono attraverso storie di tenacia e intraprendenza femminile

F orti e delicate. Perseveranti ma, quando serve, flessibili. Un occhio all’ estetica. l’ altro alla praticità. Ritratto (sintetico) di noi donne. Che dalle dinamiche della vita privata prendiamo spunto per affrontare la professione. Non è da meno il mondo del design che oggi, a pochi giorni dall’ inaugurazione del Salone Internazionale del Mobile – dal 17- al 22 aprile a Milano – conferma come, malgrado la ribalta sia ancora in prevalenza maschile, il progetto «al femminile» sappia farsi notare proprio in questa chiave. Tre storie legate a tre serie di prodotti dove le donne hanno un ruolo determinante: nella creazione o nella loro riscoperta. Oppure in entrambi gli aspetti. La sintesi perfetta avviene in Nuage, una famiglia di librerie e contenitori a moduli che unisce madre e figlia con un sottile filo tra affetto e memoria. La ideò la madre, la designer Charlotte Perriand, che nel secolo scorso simboleggiò l’ emancipazione intellettuale di una donna in un mondo fatto allora solo di uomini. Oggi alla tenacia della figlia Pernette (che lavorò al suo fianco come assistente e ora ne segue l’ archivio storico) si deve la vittoria nella battaglia legale per vederne riconosciuta l’ attribuzione: «Mia madre la pensò negli anni 50, i primi esemplari realizzati nell’ atelier di Jean Prouvé, designer e suo amico. Ma quando il pezzo entrò nel circuito del collezionismo furono i mercanti d’ arte ad attribuirla a lui, più quotato», racconta. «Alla sua morte gli eredi la rivendicarono, attribuendo persino nelle pubblicazioni il pezzo a loro padre». Ristabilita la verità, la serie diventa un prodotto – oggi la realizza Cassina, 35 versioni diverse per dimensioni e colori – curato, funzionale, adattabile in ogni contesto: «Erano i punti fermi di mia madre che progettava con l’ attenzione a soddisfare i bisogni reali, anche in un piccolo spazio. Lei stessa pragmaticamente provava i suoi mobili per verificare che fossero davvero pratici. Oltre a curarne ogni dettaglio con un amore “sartoriale”». Diventa metafora del rapporto tra figlie e un padre famoso la storia che segna il lancio di arredi disegnati da Gio Ponti e mai realizzati. Protagoniste, le figlie Lisa e Letizia, e Francesca Molteni, primogenita del proprietario del marchio che oggi, acquisiti i diritti, li rilancia: «Due anni fa vidi nel salotto di uno dei nipoti di Ponti una libreria che faceva parte della sua casa storica di via Dezza a Milano. E scoprii che era solo uno degli arredi da lui pensati e rimasti prototipi. Mi innamorai e ne parlai a mio padre». Così Francesca, regista e produttrice, per la prima volta decide di avvicinarsi al mondo del design: «Studiando la storia di Gio Ponti, addentrandomi nel suo archivio e negli album di foto custoditi dalle figlie. Per capire l’ uomo e il suo tempo». Più di un anno tra ricerche e poi la realizzazione: «Confrontandomi continuamente con loro, scoprendo di avere in comune l’ entusiasmo e la voglia di fare bene le cose. E una caratteristica comune alle donne: saper tessere e unire con un unico filo trame diverse, pensieri, dialoghi e infine le azioni». Che oggi sono una collezione di 8 pezzi. Uno zio celebre, l’ architetto Luigi Caccia Dominioni, le sue due nipoti. Anna e Marta Sala, e, più defilata, la loro madre. Una storia che si potrebbe intitolare «Tre donne e lo sgabello ritrovato»: «Seppellito nel magazzino saltò fuori tempo fa in un trasloco della sede. Ispirato alla poltroncina Catilina, disegnata dallo zio nel 1957: bello, elegante, peccato che non stesse in piedi.», raccontano le sorelle Sala, titolari del marchio Azucena. «C’ è voluto l’ intervento di nostra madre – sua storica assistente – per convincerlo a riprendere il progetto». Ed ecco lo sgabello da bar, «nuovo»: «Risultato di un gioco di squadra: lui ha ristudiato le proporzioni e la base, noi abbiamo messo la costanza, appresa da nostra madre, di seguire la messa a punto a fianco degli artigiani. Instancabilmente». Dedizione, senso estetico, praticità: ingredienti delle donne del design. E non solo. RIPRODUZIONE RISERVATA **** Dalla casa di Gio Ponti Sotto, Francesca Molteni tra i «nuovi» arredi della collezione Gio Ponti (cassettiera, tavolo basso, tappeto, libreria) che saranno lanciati durante il Salone del Mobile da Molteni C. Accanto, una foto della casa milanese del celebre designer con i pezzi originali, scovata nell’ archivio: «Con le figlie di Gio Ponti – dice – ho condiviso l’ entusiasmo e la voglia di fare le cose bene»

Nani Silvia

Pagina 41
(14 aprile 2012) – Corriere della Sera