Si chiama Roberta Mascheroni. Assieme alla mamma Brunella circa dieci anni fa ha fatto ristrutturare sotto la supervisione del mitico architetto milanese Luigi Caccia Dominioni un edificio del 1923 di famiglia dove allora si realizzavano bagni galvanici per aziende come Fiat, Guzzi, Olivetti. E da qualche anno, oltre a curarlo con amore, lo affitta per eventi culturali attentamente selezionati. Perché raccontarla come “donna del design�? Perché quest’anno, di comune accordo con la madre, ha deciso di fare una scelta controcorrente. In queste giornate del Salone ha scelto di non cedere alle lusinghe di chi glielo chiedeva senza poter garantire la qualità dell’evento lasciandolo invece aperto come luogo da visitare, testimonianza di bell’esempio di architettura industriale milanese.

La Galvanotecnica Bugatti – così si chiama – è in piena zona Tortona, in via Bugatti appunto, quartiere caldo del fuori Salone. Entrando ci si lascia la folla alle spalle e si può sostare nel bel cortile. Oppure entrare nella Sala delle Colonne al piano terreno, che in questi giorni è stata trasformata in un vero e proprio salotto arredato con i pezzi disegnati dallo stesso Caccia Dominioni: ci sono le Catilina, grandi e piccole, il famosissimo divano Fasce Cromate, il tavolo Doppietta. Insomma, sembra di fare un salto indietro nel tempo, nella gloriosa Milano anni 50 e 60.

Al piano di sopra – si sale da un ascensore-montacarichi – si può buttare un occhio sugli interni, uno spaccato anni 40 sapientemente recuperato nei materiali e negli arredi. Mentre nel salone adiacente c’è una piccola chicca: una selezione di pezzi di Pio Manzù, designer che firmò la Fiat 127, prematuramente scomparso a trent’anni e dimenticato, curata da suo figlio Giacomo. Una poltrona ispirata al mondo dell’auto (uno dei pezzi forti del Salone 2011, a cura di Alias), modellini di sue auto e di progetti mai realizzati. E un tappeto con un disegno leggibile da un lettore ottico precursore di quello moderno per il codice a barre. Giacomo, suo figlio, li ha raccolti con amore. Lo stesso amore con cui Roberta e Brunella gli hanno prestato lo spazio. Storie di affetti familiari, di pezzi nuovi e antichi. E di quella Milano da cui è nato il design.