“Se non siete curiosi, lasciate perdere�. Giovanna Castiglioni ama citare questa frase di suo padre di suo padre Achille, uno dei padri del progetto italiano. E anche lei lo è talmente da essersi buttata una decina di anni fa, abbandonando un lavoro di geologa, a prendersi cura dello studio di piazza Castello dove il padre ideò alcuni dei suoi pezzi più famosi, dalla lampada Arco alle posate di Alessi. Curiosa tanto da dedicarsi in prima persona alle visite guidate, in cui accoglie studiosi e ragazzi delle scuole come una padrona di casa: “Nelle mostre ci sono le audioguide, da noi c’è la Giovanna-guida�, ama dire con leggerezza. Sì, leggerezza, quella di suo padre. E che lei oggi vuole diventi la nuova chiave di lettura dello studio, da pochi mesi trasformato in Fondazione.

Intanto si è messa a digitalizzare la mole di disegni, documenti, appunti, video per renderli facilmente accessibili. E poi l’idea è trasformare lo studio in contenitore dinamico per i giovani progettisti. Il debutto in questi giorni con una mostra del designer Lorenzo Damiani: “Ha ideato un centinaio di oggetti, in gran parte ancora in attesa di essere realizzati da un’azienda. Frutto di prove e riprove a fianco degli artigiani. Proprio come mio padre�, così spiega la scelta,

“Piccoli pezzi nati perché esprimono una piccola idea. E risolvono un problema. E’ sufficiente, non serve niente di più�.

Da inguaribile ottimista quale è, scommette sui giovani. Dando un messaggio (anche) al mondo del progetto.