E’ ricominciato un nuovo anno di Design Circle, la community che accoglie le ‘chiacchere’ di design, tra professione, passione e nuove identità. Il 2012 non poteva essere inaugurato in maniera più corale, grazie all’unione con il progetto Open, la residenza di Zero in Triennale sostenuta da Vodafone. Insieme agli amici di Zero, capitanati da Marco Sammicheli e da Chiara Alessi, abbiamo incontrato e incrociato le riflessioni, a tratti anche molto personali, sul rapporto con la tecnologia e le innovazioni. A intervenire i giornalisti Luca Trombetta e Ali Filippini e dei designer Lorenzo Palmeri, Odoardo Fioravanti, Paolo Lorini, Ivan Pedri e Francisco Gomez Paz. Un’opportunità per conoscere davvero dall’interno i risvolti più soggettivi di questa professione, nel suo rapporto con nuovi strumenti di dialogo e condivisione online, nel ruolo giocato dai designer italiani nella progettazione di oggetti di tecnologia o elettronica.

Ecco qui il report dell’evento dedicato a ‘Design e Tecnologia’ dello scorso mercoledì 14 marzo, aspettando il prossimo Design Circle che per contraltare, indagherà una tematica agli antipodi (almeno sulla carta…): design e artigianato ( 4 aprile alle 18.30 presso Skitsch, ‘Milano is Calling: nuovi dialoghi tra designer e artigiani’ un evento powered by Gigaset).

 

Il design alimenta una community molto vivace online, anzi è probabile che l’identità culturale in cui lo stesso settore si riconosce stia plasmandosi anche a suon di cinguettii, condivisioni, thread di bacheche e commenti. Nelle community su FB, Twitter e nella creatività dei blog si plasma una coscienza fluida del progetto che sperimenta senza sosta e a ritmi serratissimi i nuovi strumenti di comunicazione 2.0. Lo strumento principe fra tutti appare proprio FB.

 

design circle triennale

 

Una soluzione comunicativa molto spontanea e dal successo virale, per Odoardo Fioravanti è stata quella di pubblicare su proprio profilo FB i pranzi dello studio, che imbandisce tavola ogni venerdì per un ospite diverso e posta l’esito del convivio online. Vediamo nel video a quali riflessioni ha portato questo soggetto.

 

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A proposito di qualità della comunicazione, Luca Trombetta ha illustrato lo scenario attuale dei media di settore, sul ruolo con cui la community del design arriva a modificare il modello professionale del giornalista di design, che per documentarsi si approvvigiona presso più piattaforme quotidianamente da FB a twitter, a Pinterest alle pubblicazioni dei blog personali dei singoli designer. Un modello che ha profondamente modificato la dinamica tradizionale ufficio stampa-comunicato stampa-redazione.

Rispetto alla qualità delle informazioni presenti online, Odoardo Fioravanti commenta che la rete, soprattutto nei blog, abbondi di materiale spesso non verificato, pubblicato solo copia incollando, senza operare alcuna verifica giornalistica.

Il dibattito continua con Ivan Pedri che lamenta l’appiattimento nella qualità della comunicazione a cui porta internet, sottolineata poi dalla ridondanza di messaggi molto spesso non controllati o editati e la dipendenza dalla ‘recensione’ online manifestata da molti suoi colleghi, mentre Francisco Gomez Paz denuncia tutta l’incertezza e l’assenza di concretezza dietro la pletora di progetti che continuamente vengono pubblicati online nei blog di progetto.

 

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Come abbiamo visto, il discorso si è spostato sulle dinamiche di controllo del copyright online. Un modello futuro di diffusione dei progetti e di interpretazione della paternità progettuale potrebbe ispirarsi a quello già vigente oggi nel mondo musicale , secondo cui le varie idee saranno pubbliche in modalità open source, chiunque nel mondo potrà scaricare il modello di una sedia o un contenitore, e svilupparlo grazie a un determinato supporto tecnologico per l’edizione materiale, neppure troppo futuribile.

Quale identità riconoscersi nel territorio del progetto italiano?

 

Che rapporto hanno i designer con la tecnologia, nella pratica della professione e nella quotidianità? che percezione c’è dei nuovi strumenti anche rispetto al piacere di utilizzare tecniche tradizionali? Tra curiosità, romanticismo e nascita di nuove idee…

 

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Ricerca, innovazione e produzione tecnologica. I designer italiani hanno un profilo che viene percepito con efficacia presso le multinazionali della tecnologia? La risposta, grazie all’intervento di Paolo Lorini, è no, per ragioni storiche ma anche per le modalità che regolano dall’interno queste corporate.

Ci può essere una nuova opzione produttiva, generata da una forza imprenditoriale che faccia capo direttamente ai designer, che si organizzano in modo autonomo e corale per produrre i propri progetti? E’ questa la domanda che rivolge al gruppo Francisco Gomez Paz, constatando che ormai i designer detengono nei loro studi il primato delle tecnologie e software che occorrono allo sviluppo prodotto e dunque assorbendo anche gran parte delle fasi di ricerca ed edizione.

Un intervento di Virginio Briatore ci ha fatto riflettere sull’opportunità di guardare oltre l’area che convenzionalmente si fa corrispondere al settore della tecnologia progettuale, dove esiste una grande quantità di aziende che ha bisogno di investire in ricerca e soluzioni tecnologiche per la propria produzione.

 

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Ringraziamo ancora gli amici di Zero e Open e vi diamo appuntamento alla prossima serata, il 4 aprile, dove parleremo di manualità, materia, e industrial artscrafts. Controllate la nostra pagina Facebook Design Circle!

Patrizia Coggiola