Alcuni anelli esotici.

Alcuni anelli esotici.

L’attuale tendenza a ricevere in casa e tutto fare fra le quattro mura del proprio appartamento (lavoretti extra per pagare l’Imu, per esempio, ma anche acquisti online per evitare lo sfoggio di shopper rivelatrici nelle strade del centro, cucina di coppia e scrittura creativa autonoma) ha risvolti di varia natura, non tutti positivi, ma in altri casi davvero interessanti.
I PARTY CASALINGHI. Fra le valenze poco produttive, metterei subito al primo posto i simpatici party casalinghi fra signore ufficialmente nullafacenti che, rientrate da giretti esotici, tentano il recupero del costo del biglietto aereo in classe business vendendo alle amiche caftani, gioielli, oli miracolosi e altra paccottiglia «right off the trunk», direttamente dalla valigia stipata in India o nel Mali.
IL BUSINESS ESOTICO. E non stiamo parlando di transazioni di pochi euro – che pur non cambiando il principio di una virgola, sarebbero se non altro meno sfacciati – ma di migliaia di euro per volta. Tutta merce che non ha pagato dogana, su cui non verrà emesso mezzo scontrino, e che, dunque, non favorirà alcun circolo virtuoso di denaro e di lavoro.
LE SIGNORE DELL’EVASIONE. Ergo: le signore sono evasori fiscali, né più né meno dei personaggi con Suv immatricolato in qualche Paese dell’Est. Esattamente gli stessi davanti ai quali le suddette, mentre si provano sciarpe di seta e si infilano reciprocamente pendenti ai lobi, inorridiscono, reclamando a gran voce una stretta da Grande fratello orwelliano e il taglio della spesa pubblica.
Ignare forse, e comunque fino a un certo punto. Una del gruppetto, famosa pierre e creatrice di eventi, per simpatia, aveva pensato di far pubblicare qualche foto scattata durante una di queste vendite di gioielli semipreziosi davanti a tè e tramezzini.  L’organizzatrice le ha tolto il saluto per mesi.
TRA COLF IN NERO E VUITTON CONTRAFFATTE. Sono brave tutte – ma fa molto più chic lamentarsi che il Paese va a rotoli – a tenere la colf in nero o comprare «ogni tanto, così per gioco» borse contraffatte sulla spiaggia, ignorando il giro di malavita, sfruttamento e altri abusi che si cela dietro alle finte Vuitton e insistendo sul fatto che «tutte le maison di moda tollerano un po’ di contraffazione perché sanno che è un ottimo indicatore del loro successo».
MAISON CONTRO I FALSI. A parte il fatto che solo la leggenda racconta di una Coco Chanel favorevole all’imitazione (purché toccasse agli altri, si intende, e magari all’amica Giuliana Cohen, alias Roberta di Camerino), è evidente, perché riportato sui bilanci, che marchi come Vuitton o Cartier investono fino al 2% del loro fatturato annuo nella lotta alla contraffazione.

Milano, capitale dei progetti virtuosi di condivisione

Il Salone del mobile di Milano apre i battenti il 16 aprile.

Il Salone del mobile di Milano apre i battenti il 16 aprile.

Tutto questo per dire che c’è un modo vizioso di affrontare la voglia di socialità e di acquisti da tempi di crisi, e uno virtuoso, vedi il progetto Nil28, studiato per rafforzare i legami, la voglia di fare e il benessere del quartiere milanese compreso fra viale Molise e viale Umbria (i residenti organizzano serate, vernici e spettacoli, corsi e momenti di incontro, ma anche feste di piazza o semplici scambi di aiuto, come nei paesi di un tempo). Il Comune, che probabilmente avrebbe voluto mettere il cappello sull’idea ma in questo primo vero anno di gestione sembra essersi un po’ perso, si è limitato a dare il proprio patrocinio e, dico io, forse per fortuna.
LA RETE DI SOLIDARIETÀ. Milano ha dimostrato ancora una volta di saper fare da sola, quando vuole, e di saper fare benissimo, tanto da aver già rafforzato questa sorta di gara di solidarietà e condivisione con altri progetti di matrice industrial-culturale, com’è sua tradizione.
Si prenda il Salone del Mobile, o Design Week come viene ormai molto borghesemente chiamata la settimana dedicata all’arredo, che apre lunedì 16 aprile: anche in zona Tortona, area ormai deputata alla rappresentazione del settore, amici proprietari di spazi e di showroom un tempo affittati per cifre molto interessanti hanno dovuto rassegnarsi a tenerli sfitti.
SALONE DEL MOBILE, SPAZI GRATIS. Complice la crisi, certo. Ma anche la volontà di altri di offrirli, questi spazi, gratuitamente, a giovani, giovanissimi designer meritevoli di sostegno a prescindere dal nome. Dal 17 al 21 aprile, per esempio, saranno ospitate nelle case di architetti, galleristi e stylist le opere di un singolo designer “adottato” per un giorno.
LA CITTÀ E LE INTELLIGENZE CREATIVE. Un modo ideale per vedere, ammirare e valutare il design già collocato in un ambiente e, ancora, per rafforzare i legami fra città e intelligenze creative.
L’esposizione itinerante, ovviamente su invito, avrà anche una dimensione diciamo così pubblica, negli spazi di Casa Dondup, ambiente a metà fra showroom, ristorante e lounge del brand di moda in via Sirtori, alle spalle del teatro Gucci. L’iniziativa è stata battezzata Foster Care. Come le «foster home», le case famiglia che ospitano i bambini abbandonati o gli anziani. Ma con quel vocabolo, «care», che racchiude tutto il senso del progetto: cura, interesse vero. E anche un po’ di affetto.

Domenica, 15 Aprile 2012