La Valentine
di Sottsass, il sacco di Zanotta, le lampade di Artemide, la Falkland di
Munari. Sono solo alcune delle 456 creazioni che hanno fatto la storia del Made
in Italy. Oggi sono protagoniste di Design
Dance
, in programma al Crt Teatro
dell’Arte
, fino al 22 aprile, in occasione del Salone del Mobile. Sostenuto da Cosmit, ideato e
diretto da Michela Marelli e Francesca Molteni, lo spettacolo porta in scena l’arte
della creazione, dando vita a uno show che racconta cosa significa progettare.

TEATRO E DESIGN – Un
connubio perfetto, due mondi che si incontrano, due sfere creative messe in
relazione e sublimate da una mise-en-scène che fonde corpi, oggetti e storie di
grandi progettazioni. “Il Design e il
Teatro sono due ambiti in cui si va a cercare una bellezza che non è fine a se
stessa, ma è intelligente, utile, mette in relazione
l’uomo e il suo corpo. Il legame tra i due settori è fortissimo”
, spiega Michela
Marelli. “Quello che fa il design su
larga scala, noi lo facciamo a teatro: entrambi gli ambiti si basano sulla creatività
applicata, infatti si usano le mani per creare un oggetto finito”
, aggiunge
Francesca Molteni.
Design Dance è stato concepito proprio
come un prodotto di design, con lo stesso modus
operandi
, a cominciare dallo schizzo, dalla pagina di idee su cui le
registe – assieme a Filippo Soldi, autore dei testi – hanno cominciato a ragionare fin dal 2009: “Dal punto di vista drammaturgico siamo
partite dalle immagini degli oggetti che volevamo portare in scena. Ci siamo
sedute attorno a un grande tavolo e ci siamo dette: bene, adesso come li
combiniamo? Abbiamo ideato dei rapporti tra gli oggetti, ricostruito le storie
che stanno dietro alla loro creazione, analizzato i contesti da cui sono nati”
,
spiega Marelli. E aggiunge: “È la stessa
procedura con cui si crea un prodotto di design, ovvero qualsiasi cosa bella e
pensata”
.

CORPI,
IDEE E STORIE
– Dall’idea alla realizzazione del progetto. Il risultato? Uno
spettacolo che ha coinvolto più di sessanta persone tra autori, interpreti,
tecnici e studenti della NABA (che hanno curato scene, costumi e luci sotto la
direzione di Margherita Palli). In Design Dance la danza ha un ruolo fondamentale: “Nel progetto abbiamo
coinvolto fin da subito il Collettivo 320 Chili per le coreografie: volevamo
dei corpi super allenati che potessero mettere in evidenza gli oggetti in scena,
ci interessava il rapporto esatto che un buon prodotto di design ha con il
corpo umano. Volevamo che a interagire con gli oggetti fossero corpi dotati di
una capacità di movimento particolare, capacità che hanno gli attori di teatro-danza”
,
spiega Michela Marelli. Nel corso dello spettacolo, vengono presentate le figure dell’imprenditore
e del designer: “Raccontiamo storie umane, ma soprattutto spieghiamo come si crea un
oggetto a partire dall’idea fino alla realizzazione, attraverso due bei momenti:
quello dedicato agli “oggetti avverati”
– ovvero il passaggio dal prototipo presentato al Fuori Salone all’oggetto di design messo in
produzione da un imprenditore illuminato – e il momento in cui si descrive la collaborazione
tra un maestro e un giovane designer”
, spiega la regista.

Storie di successi, di creazioni e di progettazione. Storie di chi è uscito fuori dagli schemi sposando un’idea illuminata. Storie che hanno fatto grande il nostro Paese e che hanno reso celebre il Design Made in Italy in tutto il mondo con figure del calibro di Gaetano Pesce, Gio Ponti, Olivetti ed Ettore Sottsass. In quale direzione stiamo andando? “C’è fermento, ma non c’è quella spinta propulsiva che fa andare avanti tutto. Più che di crisi parlerei di depressione morale collettiva. Bisogna superare questo momento perché la creatività si nutre del fermento che c’è intorno”, commenta la regista Michela Marelli. Intanto, l’entusiasmo che si è sviluppato attorno allo spettacolo Design Dance ci sembra un buon inizio.