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(del 20/08/2009 @ 02:14:36, in Off Topic, linkato 124 volte)
E' da tempo che non scrivo più.
A volte dimentico che questo è uno spazio tutto mio dove non importa se nessuno commenta o leggerà.
Questa è la mia terra, il mio regno.
E ne faccio quello che voglio. Anche niente se è così che sento.
Come quando hai un dono e dimentichi di averlo.
Te l'hanno invidiato tutti, ma tu per una serie di motivi, preferisci non ricordare di possederlo più e così.. semplicemente smetti di avere quella peculiarità.
Non importa quale essa sia.
L'importante è tornare ad averla, prima o poi.

Quando ero solo una ragazzina la mia vita era la musica.
A cinque anni chiesi a mia madre di mandarmi a lezione di chitarra e quella poveretta, che proprio non se lo poteva permettere, mi disse semplicemente che non avrebbe avuto i soldi per comprarmi uno strumento così costoso.
Allora chiesi la chitarra a mio padre, ma lui, un uomo per il quale non poteva esserci spazio nella vita per le passioni artistiche, per non dare peso alla mia scelta e anzi ridicolizzarla, mi regalò una chitarra tre quarti della Bontempi. Ancora me lo ricordo quel pezzo di plastica. Emetteva un suono da fare schifo.
Ma io che avevo sempre avuto la musica nelle corde della mia anima, che avevo imparato da sola a suonare a poco più di quattro anni tastiera e armonica a bocca, non sapevo cosa farmene di quell'orrore.

Quindi piansi.
Perché diciamocelo, è cosi' che si affrontano i problemi a quell'età.
Piansi così forte e così a lungo, che la mia vicina si mosse a commozione.
"Piccola... questa è la chitarra di Chicco, gliel'hanno regalata per la prima comunione, ma lui non la usa.. ora è tua."

La cosa più bella nella vita è quando un pianto di disperazione si trasforma magicamente in felicità.
Avevo finalmente la mia prima chitarra!
Una Eko, un pezzaccio di legno!
Ma in confronto al pezzaccio di plastica sembrava un paradiso! :)
Dai 6 agli 11 anni, misi soldi da parte. Invece di farmi regalare bambole o giocattoli, mi facevo dare contanti per poter comprare la chitarra dei miei sogni.
Nel 1987 finalmente comprai la mia Halhambra: 987.000 lire.
Cedro rosso, fondo in mogano, dolcissimo. Tastiera in palissandro. Calda solo a guardarla.
Più la stringi tra le mani e più senti che il legno si abbandona al tuo abbraccio regalandoti suoni inaspettati e profondi. Ma la vita ti stupisce sempre quando meno te l’aspetti… e proprio quando mi ero decisa finalmente di chiedere a mia madre di iscrivermi al conservatorio.. venni operata.
Dito a scatto.
Una cosa molto insolita a 15 anni visto che è una patologia senile.
Non suonai più come prima e abbandonai l’idea del conservatorio, che mai le confessai.

Ma la musica è un’energia che cresce dentro.
Prima o poi esplode.

Così iniziai ad usare la mia voce.

Ed era stupendo! Potevo farne quello che volevo.

 Abbassarla, alzarla, modularla.
Era davvero parte di me.
Senza falsa modestia, per anni sono stata l’invidia e la stima di un liceo intero.
Coro, gruppo, concerti, operette.
Mi sono buttata in tutto quello che potesse sfruttare la mia voce.
 Ma non avevo previsto che l’amore mi avrebbe sottratto il dono più grande.

Suonavamo sempre insieme. Improvvisazioni, chitarra, voce, armonica.
 Ma le bugie, la follia, l’immaturità… rovinano ogni cosa.
E da allora non ho più suonato né cantato.
La mia Halhambra è uscita dal fodero solo quando il dolore, la passione o la felicità erano troppo forti per poter rimanere chiusi semplicemente dentro di me.
E sono tramutati in musica e parole.
Ma per anni solo sporadici episodi dopo i quali ho scelto di far finta di niente.
Credevo di aver superato egregiamente quella batosta amorosa, ma sentivo anche sempre qualcosa di insoluto dentro di me. Ho pensato che forse la cosa migliore fosse reincontrare quella persona, affrontarla nuovamente e dirgli qualcosa, qualunque cosa che non gli avessi già detto.
Ma la verità era solo che mi mancava me stessa. Io e la mia capacità di abbandonarmi alla musica.

Perché quando la ami, la musica ti rende inerte.
Quando ne sei in balia chiunque potrebbe fare di te quello che vuole e non volevo che succedesse nuovamente. Per questo ho creduto di proteggermi negando la mia parte più importante.
Ma castravo solo la mia anima.
E ora non ho più intenzione di farlo.
Per sciogliere quel nodo che porto dentro da anni non ho bisogno di parlare ancora con Andrea.
Ho bisogno di tornare a cantare.
Cantare e tornare me stessa.
Finalmente un unico pezzo.
Cassa di risonanza.
Come ero prima.
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