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Cara Informazione ti scrivo, coś mi censuri un po'...
(del 09/06/2010 @ 02:29:58, in Vabbè se proprio te lo devo dire..., linkato 79 volte)

Roma 02/06/2010

Ho impiegato diversi giorni per metabolizzare tutto quello che era successo e decidere sul da farsi.

E non è un caso che abbia scelto di scrivervi nuovamente solo ora.

Il giorno della festa della Repubblica.

La Res Publica.

La cosa pubblica, che appartiene a tutti, che è sentita da tutti e fatta per tutti.
La democrazia del popolo.

Quella che i latini ci hanno insegnato e che noi abbiamo dimenticato.
Quella che non ci appartiene più.

Perché, da tempo immemore,  c’è  stata rubata da un’oligarchia nascosta e perché in realtà… siamo sinceri, non abbiamo più voglia di prenderne parte.

Dopo la lettera che ho scritto e pubblicato a destra e manca sulla rete, i cui toni forse sono sembrati quelli di un avvocato pur rimanendo sempre e solo i miei, ho ricevuto diverse telefonate interessanti.
E questo è stato per me già grande motivo di orgoglio.

La mia opera di comunicazione, non di net, aveva colpito dove avevo desiderato.

Il mio obiettivo era stato raggiunto.
Peccato solo che ci fosse stato bisogno di urlare in quel modo per ottenere risposta.

Peccato che coloro che si professavano “semplici cittadini” non si fossero sentiti poi così semplici da accettare l’aiuto di chi gliel’aveva precedentemente offerto, dando risposta a chi gli porgeva domanda.

Ma come si dice?

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia.

Evidentemente questo non è più neanche un paese dove possa regnare il Pubblico Rispetto.

E allora mettiamo alcuni puntini sulle i, almeno su quelle che “Lor Signori” hanno frainteso.

Sylvie Renault, Massimo Righetti, “Nessun Bavaglio” e Play4* in generale, che non è nemmeno una società, ma solo una aggregazione saltuaria di persone relativa a determinati progetti, non fanno politica, ma sensibilizzazione culturale e il loro strumento è l’arte.

Non ricerchiamo la rivoluzione del popolo, ma la sua consapevolezza.

Quindi se avete temuto che volessimo rivendicare qualche diritto su un chicchessia movimento politico, eravate totalmente fuori strada.

Perché a noi non interessa che il nostro pubblico sia di destra o di sinistra, vorremmo solo che fosse composto da cittadini consapevoli.

Capaci di scegliere, di pensare con la propria testa, anziché col tubo catodico.
Per questo ci impegniamo con il nostro lavoro portando avanti le nostre idee di libertà e democrazia.

Di Res Publica, per l’appunto.

Non di politica.

Perché lo stato è interesse pubblico.

A prescindere dal colore di cui si tinge di anno in anno.

Il potere invece un interesse di pochi, anche questo che prescinde dal colore e che finisce col far comportare esattamente come chi si stava contestando.

Detto questo, cosa aggiungere se non che grazie a “Lor Signori”, ho perso già un collaboratore?

Nemmeno direttamente interessato al progetto del “Nessun Bavaglio”, tra l’altro.

“Mi fai apparire come un comunista reazionario antigovernativo” questa la telefonata che ho ricevuto oggi.

Io che non faccio politica, ma sensibilizzazione culturale, ho perso un collaboratore spaventato dalla possibile opinione pubblica.

“Lo so che non fai politica, ma non puoi fermarti a quello che pensi tu, devi allargare il tutto a quello che gli altri potrebbero pensare di te! E’ già difficile trovare un lavoro così, figuriamoci con un’etichetta del genere addosso”.
Io, che ho perso il lavoro nel 2008 “grazie alla crisi”, finendo in mezzo a una strada, avendo lo sfratto, riempiendomi di debiti con gli amici che mi hanno aiutato e sostenuto pur di sopravvivere e andare avanti fino a che non trovato altro con cui sfamarmi…

io che quando Diliberto se ne è uscito con i suoi manifesti “La vostra rabbia è la mia rabbia” ho pensato dentro di me Dilibé, se avessi in corpo un quarto della rabbia che sto provando io in questo momento, questa Italia da mo’ che l’avevi cambiata!

io che quando ho ricominciato a respirare mi sono impegnata sulle mie idee di sensibilizzazione proprio per combattere situazioni come quelle che avevo vissuto, dando possibilità a chiunque di dare visibilità alle proprie capacità e al proprio lavoro attraverso i nostri progetti…

ora vengo tacciata di “negative labeling”.

Grazie a chi?

Grazie a voi.
“Lor Signori dell’Informazione”.

Voi che vi battete contro la censura, ma che avete censurato l’articolo a noi dedicato facendolo sparire inspiegabilmente nell’etere 24 ore esatte dopo, per poi trarne spunto e visibilità per il vostro torna conto la settimana successiva.
Accostando uno slogan praticamente identico a quello che noi stavamo usando a un contest totalmente simile al nostro.

Prima solo dedicato a foto provenienti dai vostri lettori, ora anche con foto “d’autore”, chiaramente effettuate da professionisti, come le nostre.

Il danno SEO?
Irreparabile.

E chi sa di cosa sto parlando, non ha bisogno di spiegazioni.

Per non parlare degli altri.

Ma al di là di questo,  se vi foste sentiti così “semplici” come noi, non ci avreste forse dato accoglienza?

Non ci avreste reso partecipi della comune intenzione?

Quale il senso del vostro silenzio di fronte alla nostra proattiva cooperatività?

Quale terribile impedimento vi avrebbe negato la possibilità di far coesistere e camminare insieme il movimento politico al fianco di quello culturale, nato da “semplici cittadini” come voi stessi vi professate?

O forse la Res Publica non è più Publica come “Lor Signori dell’Informazione” vogliono far credere che sia?

Noi, comunque, andiamo avanti.

Il 17 giugno 2010 esporremo “Nessun Bavaglio” in occasione dell’apertura dell’Estate Romana all’interno della manifestazione “Lungo er Tevere”, dirimpetto al Chakra Café, sulla riva del Tevere per l’appunto di fronte viale Trastevere (a sinistra sotto Ponte Garibaldi, Roma).

Oltre ad esporre, allestiremo un set per raccogliere ulteriori adesioni culturali ed effettuare nuovi scatti di protesta.

Siete tutti invitati quindi a dare il giusto risalto mediatico alla cosa se lo desiderate, ma soprattutto a venire e prenderne parte.

Perché a pensarci bene, tra i nostri veri “semplici cittadini”, mancano solo le vostre facce.

Sylvie Renault

“Un rivoluzionario appartiene al mondo politico; il suo approccio passa attraverso la politica. Egli pensa che cambiare la struttura sociale sia sufficiente per cambiare l’essere umano.

Un ribelle, per come io intendo questo termine, è un fenomeno spirituale. Il suo approccio è assolutamente individuale. La sua idea è questa: se vogliamo cambiare la società, dobbiamo cambiare l’individuo. La società in sé non esiste: è solo una parola, come “folla”; se la cerchi, non la troverai. Ovunque incontri qualcuno, incontri un individuo. “Società” non è altro che un nome collettivo privo di realtà, senza sostanza.

L’individuo ha un’anima, quindi può cambiare, evolversi,  trasformarsi. La differenza è enorme.

Il ribelle è l’essenza stessa della religione.

Egli porta nel mondo un cambiamento di consapevolezza… e se la consapevolezza cambia, la struttura della società non può che seguirla, è inevitabile.

Il contrario, invece, non è possibile: tutte le rivoluzioni l’hanno dimostrato, perché hanno fallito.

Nessuna rivoluzione è riuscita a cambiare gli essere umani, ma sembra che non ce ne siamo accorti.

Ancora continuiamo a pensare in termini di rivoluzione, di cambiamento della società, del governo, della società, della burocrazia, delle leggi, dei sistemi politici. Feudalesimo, capitalismo, comunismo, socialismo, fascismo: tutti, a loro modo, erano rivoluzionari, e tutti hanno completamente fallito, un fallimento inequivocabile perché l’uomo è rimasto lo stesso.”

Liberi di essereOsho, mistico e filosofo indiano che ha dedicato la propria vita al risveglio della consapevolezza.