La crisi economica degli ultimi anni ha profondamente modificato mentalità e comportamenti rispetto al passato ma, molto spesso, a registrare e analizzare questi processi sociali, sono personaggi di generazioni precedenti rispetto ai nati negli anni ’80. Ma come sono vissuti questi cambiamenti dai diretti interessati? Ne abbiamo parlato con la “scrivente” (capirete successivamente il perché di questo termine) Roberta De Tomi che ha dedicato ai Neet, ossia tutte quelle persone “Not (engaged) in Education, Employment or Training”, ossia individui non impegnati nello studio,nella ricerca di un lavoro onella formazione professionale, il suo ultimo lavoro editoriale Il maledetto residuo del cuore (Rupe Mutevole, 2015).

Allora Roberta, iniziamo a parlare di te. Nata a Mirandola nel 1981, laureata al DAMS di Bologna e appassionata di musica, danza e spettacolo. Sei stata anche membro del gruppo di poeti e scrittori della Confraternita dell’Uva. Un curriculum già di tutto rispetto. Ho dimenticato qualcosa?

Non hai dimenticato nulla, se ci riferiamo ai miei primi passi nella scrittura. Ritengo che ogni nuovo cimento costituisca un punto di partenza: il Dams lo è stato, insieme alle passioni correlate, così come lo è stata la mia appartenenza alla Confraternita dell’Uva. Grazie al Dams ho sviluppato una visione multidisciplinare della scrittura che mi ha portato a cimentarmi anche in mini-performance ideate e portate in scena con non poca emozione (sempre nel rispetto della sacralità dello spazio scenico); con la Confraternita dell’Uva questa visione si è ampliata e arricchita. Da lì ho proseguito con le prime pubblicazioni, i concorsi letterari, le collaborazioni giornalistiche, gli eventi organizzati in prima persona ma sempre in collaborazione con artisti di diverse discipline. Sono state numerose le iniziative a carattere sociale in cui ho creduto fortemente, vedendo nella scrittura e nella creatività occasioni di confronto e di sensibilizzazione su temi quali l’accettazione della diversità e la violenza sulle donne e sui bambini. E, ovviamente, non posso non citare gli autori e le autrici che ho imparato ad amare in questi anni: Hesse, Fante, Nothomb, Mazzucco, Ammaniti, Yoshimoto, Duras… e l’elenco sarebbe infinito, se poi aggiungiamo i classici, con particolare riferimento ai tedeschi, inglesi e francesi.  

Hai già delle pubblicazioni alle tue spalle. Un racconto in un’antologia, Il rumore degli occhi(Edizioni creativa, 2009) e Lucide ossessioni (Albus Edizioni, 2012). Possiamo considerarli i tuoi lavori di formazione?

In realtà, ogni volta che scrivo qualcosa, mi sento in fase di formazione. I due racconti che inclusi ne Il rumore degli occhi, “Il rifugio del capitano Achab” e “Cinzia dei miracoli”, rispetto a prove precedenti, sono meno criptici e in accordo con la finalità di riporre nel cuore del lettore un messaggio di sensibilizzazione sul tema dell’infanzia difficile. Per quanto riguarda il romanzo breve “Follia d’ardesia”, che è presente in Lucide Ossessioni, si tratta di un thriller dalla forte componente introspettiva in cui ho cercato di lavorare sull’azione rendendola ancora più incisiva rispetto a miei lavori precedenti. Anche in questo caso, sviluppo un tema duro: la violenza e le sue implicazioni su una donna alla disperata ricerca di un amore. Da qua, si dipana il thriller.
Nello stesso anno ho curato insieme al poeta modenese Luca Gilioli, La luce oltre le crepe (Bernini), un progetto benefico cui hanno preso parte oltre cinquanta poeti da tutta Italia. Da lì è nata una performance da me scritta, ideata e portata in scena, con le musiche composte ed eseguite da Ingrid Baraldi e con l’apporto scenografico dell’artista visiva Alessia Baraldi. Il 2013 è l’anno di Magnitudo apparente (Lettere Animate) romanzo corale edito in e-book ispirato al terremoto del maggio 2012 e alla condizione dei Neet. Contemporaneamente ho aperto una parentesi soft: Come sedurre le donne, libro che mi ha commissionato How2 Edizioni, casa editrice di Milano specializzata in letteratura self-help. Questo lavoro mi ha fornito numerosi input. Avevo infatti i giorni contati per la consegna della bozza, il blocco dello scrittore era all’erta, lo staff mi chiedeva di osare… e da lì, ho imparato a osare.

Hai anche delle collaborazioni giornalistiche con i siti urbanfantasy.horror.it e www.speechlessmagazine.com

Sono state collaborazioni fondamentali poiché mi hanno dato l’occasione di confrontarmi con autori e autrici di calibro, nonché con professionisti dell’editoria da cui c’è tutto da imparare. Un grazie lo devo ad Alessandra Zengo (aka, Emanuela Taylor) vulcano di idee e professionista instancabile del settore che, come si suol dire, sa il fatto suo. Rispetto a entrambe le esperienze che mi hanno visto impegnata nella realizzazione di recensioni di libri e di interviste ad autori esordienti e non: hanno costituito per me un tuffo di testa in quel mare magnum che è l’editoria. Un mare impervio, in cui occorre navigare con la massima circospezione.

Passiamo a parlare del tuo libro uscito recentemente, Il maledetto residuo del cuore (Rupe Mutevole, 2015). Dove hai tratto l’ispirazione per scrivere queste pagine? Ti va di parlarcene un po’ più approfonditamente?

Il maledetto residuo è il racconto della generazione nata negli anni Ottanta (My Generation, come direbbero i Limp Bizkit) e che è cresciuta accogliendo i concetti espressi dall’American Dream, ovvero quel modello di realizzazione che ti fa dire che “Niente è impossibile”. Ma la realtà è un po’diversa: la meritocrazia è un concetto da prendere con le pinze e le amiche protagoniste del romanzo (e i personaggi che ruotano intorno a loro) se ne renderanno conto ben presto. Inoltre, non sempre è possibile bypassare i compromessi, come avviene ad esempio per le due ballerine, Diamante e Giulia. Mettiamoci anche l’amore: il principe azzurro o la donna ideale esistono, ma non sono quelli delle fiabe. A volte il principe azzurro diventa l’orco che divora i nostri cuori (vedi Elena e Sandy). A volte, invece, il principe azzurro arriva, è imperfetto e lo accetti anche se non ci avresti mai pensato (Angela). Altre volte, esiste e, anche in questo caso, non è quello che sogni; ma lo ami per quello che hai costruito con lui, in un’epoca (corre il 2010) in cui le certezze sembrano crollare (Melissa). In questo romanzo confluiscono mode e mitologie degli anni cui mi sono riferita. Il ballo, i film musicali, i cartoni animati: le citazioni sono numerose e dipendono dalle mie passioni “damsiane” e non solo. Ovviamente, non esprimo alcun giudizio sull’American Dream, non sarebbe nemmeno il luogo pertinente. In questo lavoro ho provato a raccontare delle storie in cui chiunque può identificarsi. Personaggi che incarnano persone normali, con il loro bagaglio di capacità, talenti, contraddizioni, sogni, emozioni. A un certo punto, questi personaggi si sono impossessati della storia. E ho permesso che qualcuno di loro si lasciasse andare a qualche passo di danza, tra piroette e un moonwalk. E qualcuno ha pure realizzato il suo sogno. Ma non dico chi.  

I tuoi prossimi obiettivi? Cosa farà da grande Roberta De Tomi?

Ho capito che non voglio fare la giornalista, ma la scrivente (passatemi il termine, è più ampio e riferibile a molti ambiti!). Intendo proseguire il percorso iniziato con Words!, tra blog ed eventi, e spero di riprendere in mano un fantasy che ho riposto nel cassetto qualche mese fa. Intanto sono focalizzata su Il maledetto residuo nel cuore, e qua, a proposito di idee e sperimentazioni: Elena’s Crystal World, il blog di Elena, tra le protagoniste del romanzo, esiste, e lo trovate su ilmaledettoresiduonelcuore.blogspot.com. Un blog che vi racconta qualcosa di più di Elena, del suo mondo, tra poesia, emozioni, pensieri. Al termine dell’intervista, colgo l’occasione per ringraziarti di cuore per questa intervista. E un saluto creativo ai lettori di DailyGreen.