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[ le storie ]

ENRICO MIELE

Dalle sedie ai divani, passando per la zona living, gli accessori per il bagno e le cucine. Mobili di qualità, venduti ai quattro angoli del globo, ma pensati e prodotti nel nostro Paese. È l’identikit dei protagonisti italiani dell’arredamento. Ex artigiani che spesso, partendo da un piccolo laboratorio a gestione familiare, hanno scalato le vette del mercato grazie a un fecondo matrimonio tra design e innovazione. E che oggi puntano sul mercato asiatico per sopperire al calo di vendite nel vecchio continente.
Tra i protagonisti del settore, c’è chi ha rivoluzionato l’uso dei materiali. È la Kartell di Noviglio che con la plastica crea oggetti d’arredamento unici: dalle sedie trasparenti firmate da Philippe Starck fino a lampade e divani. Una “griffe del design” che vende i suoi prodotti in 96 Paesi nel mondo, ha un fatturato da 120 milioni l’anno ed esporta il 75% della produzione. Fondata nel 1949, oggi è guidata da Claudio Luti che negli anni Novanta inizia ad arricchire la collezione con i più celebri designer internazionali (oggi sono 12 e tutti selezionati da lui). Non a caso, prima di sbarcare qui, l’Ad ha lavorato per dieci anni al fianco di Versace. «Arrivato in Kartell – racconta – al know how industriale abbiamo unito l’innovazione, con l’obiettivo di produrre a un buon prezzo oggetti creati dalle migliori firme». Prendendo spunto da materiali come il policarbonato «prima usato solo per elmetti e scudi della polizia grazie alla sua resistenza». Luti racconta l’emozione di «vedere nelle vetrine in giro per il mondo oggetti che prima erano solo uno schizzo su un foglio bianco». Ora l’obiettivo «è la Cina». Nell’attesa, tra le ultime nate, la sedia Masters ha venduto a gennaio oltre 20mila pezzi. Questa è solo una delle centinaia di storie che attraversano l’arredamento italiano. Basti pensare a Potocco, Molteni e Lema. Nel cuore della Brianza, ad esempio, 45 anni fa è nata la Flexform, nome legato ai divani di lusso tra i più conosciuti al mondo. Più che made in Italy «noi siamo made in Brianza» scherza Giovanni Anzani che con armadi e librerie Poliform ha scalato il mercato internazionale, esportando fin dagli anni Ottanta in tutta l’Europa. Altro marchio legato all’immagine di un oggetto – questa volta “rosso” – è la Frau guidata da Dario Rinero. Celebre per le sue poltrone, il gruppo produce ogni anno 120mila oggetti d’arredamento. «È stato un buon 2011» spiega Rinero che ha chiuso lo scorso anno con 267 milioni di fatturato «in condizioni di mercato non facili». In barba alla crisi, la domanda di «prodotti di lusso è rimasta invariata, a cambiare è la geografia: il calo dell’Europa è compensato dall’America Latina e da mercati emergenti come l’India». Con i suoi 100 anni di storia alle spalle, la Frau ha raggiunto i mille dipendenti («manodopera d’eccellenza che ci teniamo ben stretta»). Un aspetto che ha colpito lo stesso Rinero quando ha messo piede per la prima volta in azienda nel 2009: «Entrando nello stabilimento di Tolentino, nelle Marche, rimasi colpito dall’assenza di macchinari. Per me, che venivo dall’industria alimentare, fu una sorpresa. Vidi centinaia di artigiani che realizzavano le poltrone come un secolo prima». Per festeggiare un secolo di attività, la Frau ha messo in piedi anche un concorso per giovani designer. La sera prima dell’inaugurazione del Salone di Milano verrà scelta la “poltrona del centenario” che poi andrà in produzione nei mesi successivi.
Il “saper fare” investe anche la progettazione di bagni a cucine. Dalle ceramiche Pozzi Ginori alle vasche idromassaggio Jacuzzi fino agli accessori della Koh I Noor che si applicano senza forare le pareti. Tra i leader del settore anche la marchigiana Teuco Guzzini che per prima, negli anni Settanta, ha iniziato a produrre vasche in acrilico. E a distanza di anni è un brand globale, racconta l’Ad Mauro Guzzini, con «60 brevetti internazionali che ci rendono orgogliosi». Infine le cucine. Spazio ideale dove si fondono gastronomia e artigianato. Dalle classiche Lube alle più moderne, passando per le eco compatibili Valcucine e le cappe aspiranti Faber. Su tutti Scavolini e Snaidero, due marchi noti anche a chi non ha mai arredato una casa. «Abbiamo sempre collaborato con i designer più importanti da Pininfarina a Gae Aulenti» racconta Edi Snaidero che, dopo aver preso il testimone dal padre, ha continuato sulla strada dell’innovazione e ora produce 35mila cucine componibili l’anno. Non solo in Italia, visto che un quarto del fatturato il gruppo lo fa all’estero. Anche la Scavolini nasce in una bottega di Pesaro nel 1961. A fondarla è l’attuale presidente Valter Scavolini. Nata all’alba del boom economico, l’azienda dopo mezzo secolo è tra i leader nel settore, con una rete distributiva in 60 Paesi e un fatturato di 186 milioni. «Quest’anno – spiega il presidente – al Salone del mobile presentiamo il nuovo marchio Blu Scavolini, aprendoci al mercato dell’arredobagno».