Dopo essersi lasciato alle spalle un 2010 difficile Cividini si appresta ad archiviare l’anno in corso in maniera positiva. “Il mercato interno continua a soffrire in maniera abbastanza pesante – spiega Piero Cividini a Modaonline -, ma, in compenso, l’estero risponde in maniera positiva”. Una asserzione importante visto che i mercati oltre confine generano il 75% del turnover del brand contro un 25% generato sul mercato italiano. “Il Giappone è il nostro principale mercato estero di riferimento. A livello distributivo siamo, infatti, presenti sia nei migliori speciality store che nei principali department store ove abbiamo 15 shop in shop”. Corea, Taiwan ed Hong Kong rappresentano, grazie alla loro propensione nell’acquistare brand Made in Italy, ottime piazze di sviluppo prospettico, così come Germania, Benelux e Russia. “In Russia abbiamo chiuso un accordo strategico con un ottimo importatore che ci ha garantito una distribuzione articolata su 30 negozi. Per opreerare in maniera corretta su paesi come questo è assolutamente fondamentale riuscire a trovare un linguaggio comune tra chi crea e chi distribuisce il prodotto poiché il posizionamento è un fattore chiave per avere successo. Non siamo uan realtà che mira a business veloci, ma tendiamo a ragionare a medio termine su strategie capaci di durare nel tempo. Dovo dire che la nostra diffidenza bergamasca ci ha salvati da situazioni ad alto rischio”. Per quanto riguarda il 2012 il mirino di Cividini sarà puntato sull’evoluzione del business in Germania, mercato storico del brand, su un allargamento del raggio d’azione in Far East e su una valutazione attenta della piazza statunitense, dove il brand è attualmente distribuito esclusivamente in una selezionata rete di boutique, ove si intravedono spiragli ed opportunità che potrebbero essere colte. “L’ottimo rapporto qualità/prezzo del nostro prodotto, che approda sul mercato con un cartellino onesto ed accessibile, sta finalmente ridiventando un elemento vincente. Siamo piccoli, ma completi e nonostante le difficoltà continuiamo ad immettere sul mercato un vero Made in Italy perché la nostra clientela internazionale lo chiede e lo pretende”. Idee chiare e precise, quindi, supportate da un cambio di assetto produttivo a seguito del ritorno in home della licenza relativa alla maglieria. “Abbiamo trasformato la nostra azienda da una design ad una fashion company. Riprendendo in mano direttamente la maglieria si è aperta, infatti, per noi una porta che ci consente di realizzare tipologie di prodotti diversi”.