Honda Civic Type R, il design sarà simile al concept

In occasione della cerimonia di consegna della Accord Tourer a Gabriele Tarquini, abbiamo avuto modo di discutere con Vincenzo Picardi, addetto stampa di Honda, e lo stesso pilota di WTCC cercando di ottenere qualche nuova anticipazione sulla versione definitiva della Honda Civic Type R concept presentata per la prima volta a Ginevra.

La nuova hothatch nipponica farà la sua comparsa anche al prossimo Salone di Parigi di ottobre, sempre sotto forma di concept car, anche se per il momento è ancora troppo presto per affermare se questo prototipo sarà diverso o meno da quello visto alla kermesse svizzera.

Tarquini è stato coinvolto fino ad ora nel progetto della nuova sportiva, soprattutto a livello di ammortizzatori, motore, cambio e differenziale, e ultimamente è stato impegnato a Lubiana (Slovenia) per la realizzazione di un video promozionale che dovrebbe uscire a breve. Il pilota di WTCC ha anche percorso molti chilometri sul ‘Ring per dare i suoi feedback agli ingegneri in modo da ottenere un risultato finale vicino alla perfezione.

Con i recenti record stabiliti dalle SEAT Léon 280 Cupra e Renault Mégane 275 RS, abbiamo chiesto a Tarquini se anche Honda avrà cambiato qualcosa nello sviluppo della nuova Type R guardando dall’alto le concorrenti europee: “L’obiettivo è quello di batterci per ottenere il miglior tempo e quindi entreremo anche noi in questa battaglia”, risponde l’ex-pilota di Formula 1.

Ma oltre alla sportività, che rimarrà pur sempre il punto cardine della Type R 2015, la compatta da “almeno” 280 CV rimarrà sempre un’auto guidabile al quotidiano, complice anche il cambio a doppia frizione e il nuovo motore 2.0 turbo i-VTEC, pur sempre più elastico rispetto ad un aspirato che lavora a regimi più alti.

E l’alettone del concept car ginevrino che integrava anche i fari posteriori e che tanto entusiasma gli appassionati? Tarquini ci anticipa che non sarà uguale al prototipo, ma l’auto di serie sarà dotata di un’ala che molto si avvicinerà a quella concept.

21st settembre, 2014

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Listino Prezzi Honda Civic

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Design Meets Functionality And Innovation In The Kitchen …

Pavoni Italia in partnership con Promotedesign.it bandisce un concorso internazionale di design e invita designer italiani e stranieri a progettare oggetti utili alla preparazione e/o al consumo del cibo e di accessori per la tavola/cucina/articoli regalo.

Ai creativi si richiede di analizzare i classici metodi di utilizzo di oggetti del settore food e studiare ogni eventuale nuova forma/tipologia di accessorio che possa rendere più fruibile e dinamica la funzione di tali prodotti.

Specifiche progettuali Non ci sono limiti alla tipologia di progetto, purché esso faccia parte della categoria food design e che sia studiato per una realizzazione mediante stampo dei manufatti progettati. Pertanto, sono da evitare o limitare al minimo condizioni di sottosquadra. I materiali utilizzabili saranno preferibilmente elastomerici o termoplastici (es silicone, gomma termoplastica, ABS, PP, PA, PMMA, ecc.) con la possibilità di accoppiamenti con metallo o legno. 

La partecipazione è gratuita; è ammessa la partecipazione a gruppi di progettisti rappresentati da un capogruppo che sarà l’unico responsabile e referente. È comunque ammessa la presentazione di più idee progettuali.

Per partecipare al concorso sarà necessario iscriversi al sito promotedesign.it e seguire la procedura guidata per inviare gli elaborati. Ogni partecipante dovrà produrre delle immagini in alta qualità che specifichino al meglio il progetto. Inoltre è necessario accompagnare ogni progetto da una descrizione testuale che non superi le 1000 battute (spazi inclusi). I designer potranno inviare le loro idee a partire dal 01 settembre 2014 fino alla mezzanotte del 31 dicembre 2014.

Giuria
Presidente di Giuria: Paolo Barichella / Food Designer
Enzo Carbone / Fondatore Promotedesign.it
Corinna Pavoni / AD Pavoni Italia
Francesca Russo / Editore ddn Magazine

Premi
Ai primi tre classificati verrà corrisposto un premio in denaro e stipulato un regolare contratto che prevede il riconoscimento di royalties sulla produzione e commercializzazione delle idee vincitrici. 
- 1° posto € 1.000,00
- 2° posto € 750,00
- 3° posto € 500,00

I vincitori verranno comunicati entro il 31 gennaio 2015. I designer che supereranno la selezione dovranno fornire all’azienda, entro 10 gg lavorativi, il 3D necessario alla prototipazione del pezzo.

Per maggiori informazioni visita il sito www.promotedesign.it

Pavoni Italia da più di 30 anni è protagonista sul mercato internazionale nei settori dell’arte bianca e della ristorazione, con un core business basato sulla produzione di contenitori in plastica, stampi, accessori, attrezzature e piccole macchine per la panificazione e la pasticceria. Oggi l’attenzione si è allargata anche al settore casalingo, mettendo al servizio della nuova linea di stampi e accessori PAVONIDEA tutte le conoscenze e i risultati acquisiti nel corso della propria esperienza professionale.

Promotedesign.it nasce con l’obiettivo di promuovere il lavoro dei designer, in maniera corale e democratica, con la mission di sviluppare contatti per creare concrete possibilità di realizzazione. La rete è oggi il veicolo che dà un riscontro repentino; infatti, dopo soli pochi mesi dall’apertura del sito, Promote Design ha visto crescere in modo esponenziale il numero dei suoi iscritti. Promotedesign.it viene visitato da oltre 75000 utenti al mese, con un totale di 360000 pagine visualizzate; utilizzando differenti canali di comunicazione, non è più soltanto un portale web ma un importante network che offre svariati servizi a tutto il mondo creativo.

Design Meets Functionality And Innovation In The Kitchen - concorso internazionale di design

pubblicato in data: 21/09/2014

Article source: http://www.professionearchitetto.it/concorsi/notizie/20020/Design-Meets-Functionality-And-Innovation-In-The-Kitchen

Intervista a Giovanni Cioni regista di Per Ulisse, film documentario

Mauxa intervista Giovanni Cioni, regista del documentario “Per Ulisse”, film vincitore del 54° Festival dei Popoli di Firenze. Mentre da Giovedì 25 settembre il documentario sarà proiettato al Nuovo Cinema Aquila di Roma – e la premiere sarà accompagnata dalla presenza del registra – il cinema Babylon di Berlino, dal 21 settembre 2014, dedica una tre giorni all’autore Giovanni Cioni proiettando tre suoi documentari: “Nous Autres” (2003), “In purgatorio” (2009) e “Per Ulisse” (2013)

Il documentario Per Ulisse non è solo il ritratto del Progetto Ponterosso, il centro di socializzazione di Firenze set delle riprese, ne esclusivamente il racconto delle storie di vita dei residenti, protagonisti del documentario. Perno della struttura del film è infatti l’arte di “raccontare”, performance che da dignità e diritto di cittadinanza ai protagonisti e alle loro storie. In questo senso, se il passato ha esistenza autonoma nei nostri ricordi, raccontarlo, la narrazione della propria vita è possibile solo all’interno di uno spazio del racconto, e prende forma soltanto in un incontro interpersonale tra chi parla e chi ascolta, entrambi sostanzialmente veri e propri coautori. “Per Ulisse” sembra muovere da questa premessa, per approdare alla costruzione di uno spazio poetico creativo, uno spazio di finzione (che ovviamente non vuol dire falso, non vero) che permette ai protagonisti (e allo spettatore) di passare dalla concezione della memoria come magazzino di ricordi alla memoria come matrice di significati, come ciò che serve per dare senso e ordine alla propria esistenza. Uno spazio dove i protagonisti di “Per Ulisse” sono si attori, ma che interpretano se stessi

L’intervista a Giovanni Cioni regista del documentario “Per Ulisse”

D – Quando hai pensato di fare questo documentario? Sei stato più stimolato dai tuoi protagonisti o avevi già un’idea in mente e hai trovato le persone adatte con cui condividerla?
R – Io non ho mai un’idea in mente di un film che voglio fare. So che voglio fare un film con queste persone, in questo luogo. So che faccio il film per capire perché sono stato portato a farlo. Per arrivare a definire quella che è l’intuizione che mi muove. Oppure ho un’idea ma che pare sempre irraggiungibile, impossibile. Un’utopia. Stranamente nella dialettica dell’elaborazione del film, del cammino che non c’era ma che ti inventi camminando riesco a ritrovare nella casualità degli incontri, delle cose imprevedibili che nascono, che magari suscito, proprio quell’utopia … mi affido a questa buona stella. Al Ponterosso sono venuto, invitato da Stefano Sarri, il suo ideatore, che è scomparso lo scorso giugno, e a cui devo molto, per l’ispirazione del film. Stefano aveva organizzato un Festival del disagio. Era nel settembre 2006. Mi aveva chiesto di fare delle specie di provini. Abbiamo pensato a qualcosa sul tema “Chi sta peggio di me”. Chiedere ad ognuno di pensare a qualcuno che possa stare peggio … una forma ludica per parlare del disagio. Io ho capito subito che avrei fatto un film lì, con quelle persone, con quegli sguardi di chi torna da lontano. Non sapevo che film avrei fatto e lo dicevo. Dicevo che non sarebbe un film documentario su di loro, sul centro. Volevo inventarlo con loro, non sapevo come, poi pensai a colui che è scomparso, che non torna più, che affronta la morte, i mostri, le intemperie, che torna nudo, naufrago, irriconoscibile, invisibile. Ulisse

D – Qual è la caratteristica principale per entrare in empatia con i tuoi attori, e coinvolgere persone da un passato spesso tanto duro e difficile, in un’esperienza del genere?
R – Potrei rispondere il tempo, il tempo passato insieme, serate e mesi, a parlare, giocare a carte, partecipare alla vita del centro, filmare le feste … io mi raccontavo molto, questo fa parte dello scambio. Chi ero, cosa facevo. Nei primi anni stavo girando e montando “In Purgatorio”, sono venuti all’anteprima al Festival dei Popoli nel 2009. Ho girato anche un film di matrimonio di uno di loro. Potrei anche rispondere che era il fatto di non fare domande. Non ho mai chiesto qual’era il loro percorso, perché erano finiti lì – salvo se me lo raccontavano. Non facevo domande, non mi ponevo come qualcuno che pone uno sguardo su di loro. Via via che immaginavo qualcosa, giravo, e montavo, e mostravo e questo dava nuove idee al progetto. Il film si è veramente sviluppato con le prime prove, un sopralluogo a San Salvi, l’ex-ospedale psichiatrico di Firenze, per un racconto di Silvia, una delle protagoniste. Ho montato le immagini, le ho mostrate, e questo ha dato il tono del film da farsi

D – Da un punto di vista tecnico, come è stato realizzato “Per Ulisse”? Quanto tempo hai passato a filmare i residenti del centro, e da quante persone era composta la tua troupe? Le scelte tecniche sono state fatte in base al rapporto di intimità con i protagonisti o più orientate al risultato visivo finale del documentario?
R – Era difficile per me immaginare una troupe – ho iniziato senza avere un progetto chiaro, era una ricerca, un’intuizione dunque non avevo produzione. Per cui ho iniziato da solo e ho proseguito su questa modalità. Ho portato il fonico, Saverio Damiani, qualche volta. Ma c’era anche un altro aspetto. Anche se avevo scritto e immaginato molto, e previsto le cose da girare, succedevano dei giorni in cui, come si dice, non era il caso – e magari c’era qualcos’altro che succedeva. Non potevo immaginare una troupe a disposizione in queste condizioni dove le riprese erano molto intuitive, imprevedibili. Sono scelte di realizzazione,in cui conta l’intimità con i protagonisti, ma anche un modo di creare uno spazio dell’immagine, faccio un tipo di inquadrature dove mi racconto una storia di quello che sto girando, nella quale entrano le persone. Inquadro in maniera intuitiva. Spesso inquadravo qualcosa nello spazio dove stavamo, le foglie di un albero, un’ombra, e da lì nasceva la scena. Ho passato molto tempo, anni, e continuo a frequentare il Ponterosso, come una famiglia a cui sono ormai legato. Ma ho girato poco, relativamente al tempo. Una trentina d’ore, nemmeno. La maggior parte del tempo di realizzazione è stato di stare lì, parlare, scrivere

D – “Per Ulisse” è stato molto apprezzato; oltre ad essere stato trasmesso in vari cinema all’estero e in Italia, nel nostro paese ha vinto il 54° Festival dei Popoli di Firenze, uno dei premi più prestigiosi a livello nazionale e internazionale. Ti rende più orgoglioso aver fatto un documentario di qualità, o aver portato alla luce del sole un’umanità che troppo spesso vive in una situazione di marginalità sociale?
R – Di film che parlano di marginalità sociale ce ne sono tanti. Di film che denunciano, che “portano alla luce del sole”. La mia sfida era di creare l’ascolto, di ascoltare persone, i loro racconti, aldilà delle categorie sociali. Di cambiare lo sguardo, di rompere le frontiere rassicuranti della “normalità” e del “disagio”. La mia sfida era che questo lo potevo fare lavorando sul linguaggio del cinema, sulla narrazione stessa, sul montaggio. Più che la “qualità” mi interessa lavorare sulle frontiere del linguaggio cinematografico. Che questo venga riconosciuto, apprezzato e premiato, certo è una bella soddisfazione, per me, per i protagonisti del film, per il fatto di dimostrare che si può sempre fare un cinema nuovo e che questo cinema possa esistere

D – Il cinema documentario è ricco di prodotti di qualità che, tuttavia, sono molto difficili da commercializzare, diffondere e, per lo spettatore, reperire. Spesso, se non si ha la possibilità di recarsi a qualche festival o a qualche proiezione organizzata, di un documentario se ne sente solo parlare, senza avere la possibilità di vederlo. Tu che cosa ne pensi? Da cosa dipende secondo te? Intravedi qualche cambiamento all’orizzonte?
R – Penso che le cose stanno cambiando, perché devono cambiare nella situazione disastrosa della distribuzione in Italia. Il discorso vale per il cinema documentario e per tutto il cinema detto indipendente. Se ne discute da anni con molti propositi buoni pronunciati in tavole rotonde e convegni. I dati dicono che un film documentario in sala può trovare pubblico. Basta chiedere al cinema Nuovo Aquila a Roma, dove il mio film esce. Ci sono film documentari usciti, con esiti buoni, in questi ultimi anni. Tecnicamente oggi la distribuzione costa meno, non ci sono più copie da stampare. Chi ci ha guadagnato sono i distributori, a cui non è stato chiesto, come in Francia, di contribuire alla digitalizzazione delle sale. Ma se ne fa poco, di questa possibilità, perché anche quando l’esercente decide di innovare, fare una programmazione aperta, subisce il ricatto delle agenzie di distribuzione che, in una logica di racket, vogliono avere il controllo sull’offerta di film – altrimenti non gli danno il film di cassetta. Ma dicevo che le cose devono cambiare proprio a causa del disastro in cui questa politica dei distributori ha portato le sale. O cambiano, o chiudono. Oggi se uno ha voglia di vedere un film lo vede più facilmente di quando io avevo 20 anni, all’inizio degli anni ottanta, e frequentavo assiduamente la cinemateca di Bruxelles, e consultavo i programmi, e se un film di cui avevo sentito parlare veniva programmato, ovunque fosse, a costo di fare ore di strada, ci andavo. Alla cinemateca certi film passavano, una volta all’anno – e uno si organizzava. Ora, alla peggio, si scrive al regista su Facebook o sul suo sito chiedendogli cortesemente il link

D – In chiusura, una domanda sulla tua formazione. Dopo aver studiato antropologia, hai avuto la possibilità di studiare cinema sotto la guida di Jean Rouch, uno dei padri dell’antropologia visuale. Anche se il set del tuo film e l’argomento trattato non sono tradizionalmente terreno dell’antropologia visuale, pensi che sia sbagliato definire “Per Ulisse” cinema etnografico? E anche, quanto è forte l’eco di Jean Rouch nei tuoi lavori, e di film come “Les Maitres Fous” (1955) – in “Per Ulisse”?
R – Non so se “Per Ulisse” possa essere definito cinema etnografico. Non credo, o solo nella misura in cui è cinema e il cinema è di per sua natura uno studio dell’uomo, delle sue credenze, del suo rapporto con gli altri. Quello che mi affascinava nello studio dell’antropologia è di guardare se stesso attraverso l’altro. Come la cosmogonia straordinaria dei Dogon, un piccolo popolo del Mali, alla fine ti parla del tuo modo di essere al mondo. Studi l’altro, e l’altro sei tu. E questo è qualcosa che è molto presente nel mio lavoro. Poi, non ho mai pensato all’influenza esplicita di Jean Rouch. Certo, lui parlava dell’esperienza di filmare come di una trance, la cine-trance, in cui il cineasta si immerge come in una danza nel rituale che filma. Parlava del rapporto tra cinema e rituali di possessione – la possessione è il momento in cui tu diventi altro, sei posseduto da un altro. Ed è soprattutto uno strumento per andare aldilà dei limiti, dei propri limiti di percezione, di conoscenza

IL REGISTA

Giovanni Cioni - Nato a Parigi, ha vissuto dall’età di cinque anni a Bruxelles fino al 2004 quando ha deciso di trasferirsi in Toscana. Regista poliedrico, ha studiato cinema documentario sotto la guida di Jean Rouch, padre dell’antropologia visuale e del cinema etnografico. Tra i suoi lavori, oltre a “In Purgatorio” (2009) – selezionato al Festival dei Popoli e al Cinéma du Réel tra gli altri – spiccano anche collaborazioni con artisti di fama internazionale, come  Marta Wengorovius e Martin Berghammer, coreografi e compositori

Article source: http://www.mauxa.com/news/19211-intervista-a-giovanni-cioni-regista-di-per-ulisse-film-documentario

«Do ut do»: le star del design insieme per un progetto benefico

Designer, architetti, artisti e aziende produttrici, eccellenze del design internazionale, insieme per una mostra itinerante che fa tappa a Bologna, un’esposizione che, per ampiezza e contenuti, ha pochi precedenti nella storia del design. Un evento di design ma anche un progetto benefico ideato a sostegno della Fondazione Hospice Seràgnoli Onlus, organizzazione non-profit che dal 2002 opera nel campo dell’assistenza, formazione, ricerca e divulgazione della cultura delle cure palliative.

È il progetto «do ut do». Si tratta di un contenitore di idee che, dopo il successo della prima edizione dedicata all’arte contemporanea, nel 2014 si rivolge alle eccellenze del design internazionale, prevedendo durante il corso di tutto l’anno diversi appuntamenti.

«do ut do», nome coniato da Alessandro Bergonzoni, è legato ad un progetto benefico biennale inaugurato nel 2012, debutto immediatamente abbracciato da personalità del mondo dell’arte contemporanea come Yoko Ono, madrina della prima edizione. La causa ha coinvolto le eccellenze del mondo dell’arte, del cinema, del design, della moda e della musica con un progetto di raccolta fondi promosso dall’Associazione Amici della Fondazione Hospice Seràgnoli.

Philippe Starck, Tools for Juicy Salif – 2/9, 1990 Acciaio fucinato e ricotto. Acciaio PKR2 Produttore Alessi. Ettore Sottsass, Fruttiera con manici, 1985 Ceramica policroma / corpo realizzato a tornio, manici a stampo incollati al corpo Produttore Tendetse

Do ut do edizione 2014

La seconda edizione è nel segno del design con i migliori designer mondiali come protagonisti. Padrini d’eccezione, dopo Yoko Ono, che nel 2012 ha donato il suo Wish Tree, sono i Masbedo, duo di video artisti che ha contribuito con la realizzazione di un video inedito dal titolo Look Beyond. I Masbedo, artisti pluripremiati, sono ormai protagonisti del panorama internazionale d’arte contemporanea, espongono in prestigiosi musei mondiali di arte contemporanea e sono chiamati a Biennali e Film Festival di grande rilevanza.

Mario Botta, Vaso 13, 1999/2000 Ceramica a smalto nero Giuseppe Rossicone. Ceramiche artistiche, Milano. Michele De Lucchi, Casetta 256, 2012 Betulla lavorata a motosega e burattata. Autoproduzione

Protagonisti di do ut do sono designer, architetti, artisti e aziende produttrici che si cimentano nella creazione di oggetti con valore d’uso, le adesioni finora raccolte annoverano, tra gli altri: Emilio Ambasz, Archea, Mario Botta, Riccardo Dalisi, Michele De Lucchi, Odile Decq, Doriana e Massimiliano Fuksas, Massimo Iosa Ghini, Daniel Libeskind, Jean Nouvel, Mimmo Paladino, Ettore Sottsass, Philippe Starck, e tanti altri celebri nomi.

Daniel Libeskind, The Wedge, 2014 Sagomatura a mezzo Filo Sagomatore e modellazione finale con CNC 5 assi. Modellazione solida con Rhinoceros. Arancio di Selva Produttore Margraf. Doriana e Massimiliano Fuksas, Gilda, 2013 Bracciale. Elettroformatura su resina. Argento puro Produttore S.E.C.

Anche in questa edizione i designer hanno espresso la loro adesione donando una loro opera che, secondo il tradizionale schema dell’ “estrazione a sorte”, verrà assegnata a chi avrà sostenuto le attività della Fondazione con un contributo a partire da € 5.000.

Le opere esposte

Il progetto benefico prevede nel 2014 tre momenti pubblici, che saranno occasione unica per ammirare le opere inedite, e un evento conclusivo. Tre esposizioni in programma: la prima si è svolta dal 16 al 18 maggio al MAXXI di Roma, la seconda dal 22 al 25 maggio al MADRE di Napoli, la terza avrà luogo dal 23 settembre al 19 ottobre al MAMbo di Bologna. L’ultimo appuntamento consisterà invece nella vera e propria estrazione e conseguente assegnazione delle opere in palio, il 24 ottobre a Bologna presso il MAST, Manifattura di arti, sperimentazione e tecnologia.

La Fondazione

I fondi raccolti verranno interamente devoluti a sostegno della Fondazione Hospice Seràgnoli Onlus, che opera nell’ambito delle Cure Palliative attraverso assistenza, formazione e ricerca. Negli Hospice Seràgnoli (strutture dedicate alla cura dei pazienti affetti da malattie inguaribili e dei loro familiari) si offre accoglienza altamente qualificata, con l’obiettivo di intervenire sul dolore e sugli altri sintomi per alleviare la sofferenza e migliorare la dignità e la qualità di vita. L’assistenza, rigorosamente gratuita grazie all’accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale e le donazioni private, è garantita da équipe multidisciplinari formate in seno all’Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa (ASMEPA) istituita nel 2006 con l’obiettivo di diffondere la cultura delle Cure Palliative tramite programmi formativi e di ricerca.

Le risorse raccolte con do ut do saranno destinate alla Fondazione Hospice Seràgnoli per la gestione dei tre Hospice in area bolognese, attraverso i quali la Fondazione garantisce a pazienti e famiglie assistenza dedicata e controllo dei sintomi lungo tutto il decorso della malattia.

La prima edizione 

La prima edizione, “do ut do 2012: Arte per Hospice”, dedicata all’arte contemporanea, ha permesso di raccogliere € 240.000 grazie alle donazioni e alla compartecipazione delle più prestigiose gallerie, istituzioni e imprese insieme a 38 tra i più illustri personaggi del mondo dell’arte, quali Vanessa Beecroft, Bill Beckley, Sandro Chia, Pirro Cuniberti, Igor Mitoraj, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto.

APPUNTAMENTO: dal 23 settembre al 19 ottobre 2014
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bolognadi Bologna.

web www.doutdo.it


I PROTAGONISTI
Emilio Ambasz, Archea, Christian Balzano, Claudio Bellini, Mario Botta, Michel Boucquillon, Sergio Calatroni, Centro Stile Leucos / Marcello Jori, Sandro Chia, Painè Cuadrelli e Francesca Rho, Riccardo Dalisi, Michele De Lucchi, Odile Decq, Flavio Favelli, Leo Fender / John “Crash” Matos, Jacopo Foggini, Doriana e Massimiliano Fuksas, Massimo Giacon, Anna Gili, Stefano Giovannoni, Alessandro Guerriero, Maria Christina Hamel, Daniele Innamorato, Massimo Iosa Ghini, Daniel Libeskind, Donia Maaoui, Antonio Marras, Emiliana Martinelli, Richard Meier, Franco Mello, Alessandro Mendini, Angelo Micheli, Mario Nanni, Jean Nouvel, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Luca Pancrazzi, Francesco Patriarca, Fabio Rotella, Andrea Salvetti, William Sawaya, Luca Scacchetti, Claudio Silvestrin, Ettore Sottsass, Philippe Starck, Tarshito, Axel Vervoordt.

PRODUTTORI - Adamantx, Alessi, Archimede Falegnameria, Astor Mobili, Bisazza, Casale Bauer, Co.Modo, Danese / Artemide, Genesia, GoriLab, GVM, Kollmar 1921, Italcementi, Leucos, Margraf, Martinelli Luce, Mascagni, Memphis, Pampaloni, Riva 1920, Sawaya Moroni, S.E.C., Superego Editions, TE Collection, Tendentse.

 

Do ut do: le star del design insieme per un progetto benefico

pubblicato in data: 20/09/2014

Article source: http://www.professionearchitetto.it/mostre/notizie/20017/Do-ut-do-le-star-del-design-insieme-per-un-progetto-benefico

Design minimale e ricerca Cividini fila nell’Accademia di Brera

Milano –  

Design minimale, decorazioni soft e ricercate lavorazioni artigianali. Sono questi i tre capisaldi su cui si regge la collezione estiva di Cividini, brand bergamasco. Il primo punto si traduce in forme allungate ad A, oppure squadrate ’a scatolà, di tanto in tanto oversize. Il secondo si mostra in dettagli ad aerografo, acquerello, dipinti a mano o applicati con la termosaldatura. L’ultimo punto mette al centro l’artigianalità, in particolare un lavoro di giustapposizione della maglia con il tessuto su caban, bomber e persino sul k-way.

Sempre sulla scia della vocazione handmade, prosegue poi il progetto ’fatto a manò lanciato dalla maison, maglie realizzate su vecchie macchine di maglieria a mano, adesso proposte anche nella versione estiva del tricot, in filati tecnici ma dal peso piuma. La palette va dai colori decisi, come il blu Klein o il rosso tulipano, a quelli più tenui, azzurro, rosa, grigio e sabbia, passando per lampi d’oro, argento e canna di fucile.

© riproduzione riservata

Article source: http://www.ecodibergamo.it/stories/Moda%20e%20Tendenze/design-minimale-e-ricercacividini-fila-nellaccademia-di-brera_1079536_11/

Rossano (Cs): il pianista Lorenzo Bevacqua stasera in concerto

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Stasera l’attesissimo appuntamento con la fortunata kermesse musicale della “Città della Musica” giunta quest’anno alla sua Decima edizione. L’evento è organizzato dal Centro Studi Musicali “G. Verdi” con la preziosa direzione artistica del M° Giuseppe Campana. Una stagione che partirà da Novembre 2014 per proseguire fino a Maggio 2015, per allietare con musica di qualità i numerosi appassionati del settore e non solo. Stasera, aspettando la presentazione ufficiale della decima edizione della kermesse che avverrà nel prossimo mese di ottobre, ripartono gli appuntamenti con la musica grazie al meraviglioso prologo regalato dal giovane e talentuoso pianista Lorenzo Bevacqua. Appuntamento fissato per le ore 19.15 presso la sala concerti del Centro Studi Musicali “G.Verdi” sita in via C. Alvaro allo scalo cittadino.
Il pianista Lorenzo Bevacqua, classe 1993, ha iniziato a soli sei anni a studiare pianoforte presso il Centro Studi Musicali “G. verdi” di Rossano. Frequenta il 10° anno presso il Conservatorio di CS “S. Giacomantonio”, sotto la guida del maestro Giacomo Pellegrino. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali ed internazionali classificandosi sempre nelle prime posizioni. Tra i riconoscimenti più recenti quello del 2014 quando è stato selezionato come miglior solista per eseguire il 4°concerto di Beethoven nella stagione concertistica 2014/105 con l’orchestra del conservatorio di Cosenza.
“La Città della Musica” da ben dieci anni è divenuta sinonimo di qualità e di buona musica. La fortunata kermesse ogni anno infatti registra un grande successo di pubblico e di critica. Per festeggiare il prestigioso traguardo raggiunto, l’estro creativo del direttore artistico M° Giuseppe Campana ha ideato un new look sia nell’arredo che nella didattica offerta gli studenti. In una location completamente rinnovata, ancora più elegante e raffinata, si darà vita a un cartellone di eventi musicali esclusivo. Son in programma infatti le esibizioni dei vincitori di prestigiosi concorsi musicali. Proficua infatti è la collaborazione preziosa con L’Acam Beethoven di Crotone, L’associazione Orfeo Stillo di Paola ed il concorso “Luciano Luciani”.


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Summer School OC: lunedì Aldo Grasso intervista Oscar Farinetti

Cominciano a prendere forma le idee e le visioni dei 120 studenti partecipanti all’International Summer School OPEN CITY, organizzata dalla Scuola di Architettura del Politecnico di Milano, nella sede piacentina del Campus Arata, in via Scalabrini.
La giornata di venerdì 19 è stata dedicata ad una intensa e partecipatissima revisione dei progetti per padiglioni espositivi capaci di rigenerare e riqualificare alcuni spazi della città, con nuove connessioni ciclo-pedonali.
“Ai nostri studenti abbiamo chiesto uno sforzo immaginando non soltanto una serie di padiglioni – ha spiegato la direttrice della Summer School, Guya Bertelli, aprendo la giornata – Queste nuove, piccole, costruzioni devono essere l’occasione, anche e soprattutto, per realizzare luoghi collettivi di qualità e per costruire una nuova mappa della città di Piacenza, nella quale la creatività è il fattore determinante”.
In tutto i progetti di padiglioni che “nasceranno” nella prossima settimana, l’ultima del workshop, sono 9, disseminati non solo nel centro storico, ma anche nelle zone del lungo fiume.
Coordinati da numerosi tutor e docenti, in buona parte internazionali, i 120 studenti affineranno ora i loro progetti, che verranno presentanti nella giornata di venerdì 26 settembre, quando il Campus Arata si trasformerà in una grande mostra all’aperto per una nuova “Piacenza creativa”, che guarda all’Expo di Milano del prossimo anno come ad un appuntamento per ripensare alcune parti del tessuto urbano.
Idee fresche ed intense, in linea con le ricerche e le sperimentazioni che si fanno, nel campo della progettazione urbana, nelle maggiori scuole internazionali e che mirano a benefici effetti ed impatti spaziale e sociali con interventi attuqbili anche con limitati investimenti economici.
Questo significa un modo innovativo di guardare alla città, che si propone agli studenti nelle aule e nei laboratori della sede piacentina del Politecnico.
Non banale, in questo senso, l’appuntamento dello scorso mercoledì, quando la Summer School OPEN CITY ha ospitato Nicolò Bassetti, paesaggista ed “esploratore urbano”, come si è definito durante l’incontro, autore del libro che ha ispirato il film “Sacro GRA”, di Gianfranco Rosi, vincitore lo scorso anno del Leone d’Oro al Festival Internazionale del Cinema di Venezia.
E saranno tutti di altissimo profilo gli incontri del ciclo di conferenza che accompagneranno l’ultima settimana del workshop organizzato dal Politecnico.
Sfileranno nel Padiglione Nicelli alcuni dei nomi più importanti della cultura architettonica, ma non solo, capaci con le loro parole di indicare agli studenti le modalità per applicare la creatività alla progettazione urbana.

La terza settimana (22-26 settembre) della 5° edizione della Summer School OC si apre con un momento particolarmente atteso, l’intervista di Aldo Grasso ad Oscar Farinetti. L’obiettivo della Scuola è un dialogo tra il critico televisivo del Corriere della Sera, attento osservatore della società italiana attraverso i suoi mass-media, e il fondatore di Eat-aly, capace di inventare ed esportare un brand di successo del made in Italy. Particolarmente interessante saranno gli approfondimenti sulle questioni del cibo e dell’alimentazione – il tema dell’Expo milanese del prossimo anno – con uno sguardo (e non potrebbe essere altrimenti per una Scuola di architettura localizzata in un territorio dalla forte tradizione agricola) sulle interazioni tra l’agricoltura, la sua qualità e la spazialità dei territori. Proprio con l’obiettivo di una ricerca su queste tematiche la Summer School quest’anno ha attivato una collaborazione con la Coldiretti di Piacenza, nell’ottica di un lavoro sinergico capace di implementare la qualità per un settore centrale della nostra ocietà. L’appuntamento è per lunedì 22 alle ore 20.30, la conferenza sarà in italiano con traduzione simultanea in inglese. Il giorno successivo, martedì 23, alle 11 di mattina, arriva a Piacenza, Vittorio Gregotti, architetto milanese che ha segnato una buona parte del Novecento con i suoi progetti e le sue teorie. Già presente lo scorso anno alla Summer School, Gregotti parlerà si architettura e creatività, intervistato da un altro giornalista del Corriere della Sera, Pierluigi Panza, e introdotto da Andrea Di Franco, ricercatore al Politecnico. Anche questa conferenza sarà in italiano, con traduzione simultanea per i numerosi ospiti internazionali. La sera dello stesso giorno, alle 20.30, si confronteranno – introdotti da Sandro Rolla – 3 professori italiani: Gianfranco Neri (della Scuola di Reggio Calabria, con un’intensa ricerca sui rapporti tra arte e architettura), Aldo Aymonino (professore a Roma, autore di pubblicazioni sul tema del rapporto paesaggio-spazio pubblico) e Mosé Ricci (docente a Genova, autore di libri, anche recenti, sull’attualizzazione del concetto di natura e di paesaggio). Doppio appuntamento anche per il giorno successivo, mercoledì 24. Alla mattina, dalle 10.00, la conferenza, introdotta dal docente del Politecnico Luca Basso Peressut si focalizzerà sui temi del design. Ospiti altri 3 docenti della Scuola, Paola Bertola, Giampiero Bosoni e Ico Migliore, pluri-premiati in concorsi e competizioni, che aiuteranno gli studenti nello sviluppo dei dettagli architettonici del loro lavoro. Si parla portoghese alla sera, dalle 20.30, con Joao Gomez Da Silva, paesaggista di Lisbona, e Camilo Rebelo, architetto di Oporto. I loro progetti saranno introdotti dal docente e critico dell’architettura Pierre-Alain Croset. Giovedì 25, alla mattina, è prevista l’ultima delle 17 conferenze del ciclo di OC OPEN CITY, con altre 2 figure chiave della cultura architettonica italiana, quali Franco Purini e Laura Thermes. Entrambi progettisti romani, e docenti in varie Scuole di architettura, hanno sviluppato – parallelamente e in modo autonomo – alcune tra le teorie più significative degli ultimi decenni, oltre che progetti realizzati che segnano la storia dell’architettura italiana. Ad introdurre la conferenza – in italiano tradotta simultaneamente – il co-direttore di OC OPEN CITY Carlos Garcia Vazquez. Successivamente, nel pomeriggio, gli studenti finalizzeranno i progetti che verranno presentati venerdì 26 davanti ad una commissione internazionale, con molti docenti dalle più prestigiose Scuole di architettura italiane e internazionali. La giornata si chiude in serata con la cerimonia finale di premiazione, alla presenza di Sandro Balducci, pro-rettore vicario del Politecnico, Gabriele Pasqui, direttore del Dipartimento DASTU del Politecnico e di Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti italiani. Sono state invitate le autorità cittadine, a partire dal sindaco di Piacenza, Paolo Dosi. Ad aprire la cerimonia, dalle 18.30, un concerto del Conservatorio Nicolini di Piacenza. Per tutto il giorno sarà possibile visitare l’esposizione con i progetti elaborati nelle 3 settimane di workshop OC OPEN CITY. Tutti gli eventi si svolgeranno presso il Padiglione Nicelli del Campus Arata, via Scalabrini 113, sono ad ingresso libero.

Article source: http://www.piacenzasera.it/app/document-detail.jsp?id_prodotto=51329

Così ho creato l’impossibile: la carrozzina di design da skate e da …

Per cambiare il mondo non per forza bisogna inventare qualche cosa che non è mai esistito prima: a volte basta saper guardare con occhi nuovi quel che già c’è.  

Dimenticate tutto il dolore, la frustrazione e la sofferenza che evoca l’immagine di una sedia a rotelle e provate a guardarla come si fa con una lampada o una bicicletta. Tubi d’acciaio, colori spenti e scuri, pesante, ingombrante e goffa. Irrimediabilmente brutta. Danilo Ragona, imprenditore torinese da quindici anni paralizzato dalla vita in giù, è riuscito a sposare due mondi in apparenza lontani e inconciliabili: disabilità e design. 

Dopo un brutto incidente in auto, a 21 anni ha dovuto imparare di nuovo a vivere, come un bambino. Da subito ha deciso di trasformare il dolore in forza, la sofferenza in passione, ideando e creando da sé quel che non avrebbe mai potuto acquistare: una carrozzina innovativa, leggera e funzionale, che potesse accompagnarlo in vacanza come nella vita di tutti i giorni, e anche bella. Anzi bellissima, tanto da essere esposta all’Expo di Shangai e premiata con il Compasso d’Oro, il più antico e prestigioso premio mondiale di design.  

Il primo prototipo, battezzato «B-Free Multifunction», venne costruito come tesi di laurea per l’Istituto europeo del Design di Torino, scelto da Ragona perché il più indicato ad aiutarlo a realizzare il suo sogno. Una sedia a rotelle con pedane in carbonio e telaio in alluminio, che si piega con facilità e occupa così poco spazio da poter essere trasportata in aereo come bagaglio a mano, evitando il trasporto in stiva. Che si può adattare con un veloce cambio a diversi tipi di terreno, a ruote posteriori scampanate (indispensabili per lo sport), tassellate per lo sterrato o specifiche per la spiaggia.  

Dopo il successo del primo prototipo è nato il brand «Able to enjoy»: forme pure e lineari, grande attenzione alla praticità, per regalare la massima autonomia. «Se non possiamo superare le barriere fisiche, dobbiamo provare ad abbattere quelle sociali – commenta Ragona -. Una carrozzina si indossa, come un paio di scarpe o una protesi. Non può non essere bella e funzionale: da esibire, non più da subire». 

Così lo schienale posturale diventa colorato, le ruotine si possono avere anche nella versione da skate e c’è una tenda pensata per chi non vuole rinunciare al campeggio. La visione innovativa e creativa di Ragona è riuscita a contagiare mondi che hanno poco a che fare con la disabilità: il gruppo Italia Independent, il primo a portare una carrozzina in vetrina, circondata da accessori di moda in tinta e la Ferrino, storico marchio italiano di attrezzature e abbigliamento per la montagna. «C’è molto della tradizione industriale piemontese in quel che ho disegnato fino a oggi – continua Dragona -. Non solo materiali e tessuti, ma anche i processi industriali sono il frutto del mio studio e delle mie esperienze. La mia ricerca però continua, c’è molto da fare e non ho intenzione di fermarmi. Anzi, sto già lavorando al mio prossimo viaggio».  

Per la primavera del prossimo anno è in programma un viaggio lungo l’Italia per raccontare tutte le difficoltà che si possono incontrare spostandosi su due ruote, mentre in questi giorni Ragona sta ultimando un progetto artistico in collaborazione con il fotografo Luca Saini dedicato a sessualità e disabilità, tema delicato e troppo spesso ignorato. «Non ho mai rinunciato a nulla: conservo il sogno di avere un bambino, ho amato, mi sono sposato, ho sofferto e poi mi sono innamorato di nuovo – conclude -. Perché la mia non sia più una storia eccezionale, c’è ancora molto da fare: senza pregiudizi o paure, dobbiamo imparare a godere delle cose belle, di tutte. E che cosa c’è di più bello dell’amore?». 

Article source: http://www.lastampa.it/2014/09/20/cultura/speciali/impact-journalism/2014/cos-ho-creato-limpossibile-la-carrozzina-di-design-da-skate-e-da-campeggio-YjDNQrUsS0YstGOVdGLJaN/pagina.html

A Helsinki un appartamento in bianco e nero

CASE

Joanna Laajisto, interior designer finlandese, ha aperto le porte della sua abitazione. Un progetto d’interni caratterizzato dalle scelte di colore e dal design d’autore

Uno dei pi grandi vantaggi per un designer e un architetto? Progettare la propria casa. questo il caso dell’appartamento nel centro di Helsinki di propriet della designer finlandese Joanna Laajisto e del marito fotografo Mikko Ryhnen, che hanno trasformato un vecchio appartamento in un nido dove crescere i propri figli.

Fresca, luminosa, semplice e minimal. In poche parole: nordica. La casa dei sogni di Joanna e Mikko il risultato dell’attento restauro di uno storico appartamento del 1928: gli ampi e alti spazi sono stati completamente svuotati, ad eccezione del pavimento in legno e come una tela ancora intonsa, le pareti verniciate di bianco per accentuare la luminosit degli ambienti. Le soluzioni spaziali rispettano l’originale impianto dell’antico appartamento e sono legati tra di loro dalla continuit dei listelli di legno del pavimento che, colorati di bianco, si uniformano al contesto e garantiscono una maggiore percezione di profondit degli interni.

L’unica interruzione a questa uniformit sono le piastrelle geometriche del bagno, nelle tonalit del grigio, bianco e rosso scuro e dal gusto spiccatamente retr. Inoltre l’effetto total-white contrastato in modo netto grazie all’uso consapevole ed intelligente dell’arredo, che gioca sulla contrapposizione tra tinte neutre e continue puntualizzazioni nere; e ancora tra la presenza strategica di verde e mobili vintage in legno.

E come spesso accade negli interni delle case scandinave, anche nel progetto della giovane designer finlandese, la commistione tra oggetti dal design contemporaneo e ricercatissimi pezzi di modernariato pressoch totale. Si passa infatti dal design storico degli anni ’50 e ’60 agli arredi auto-prodotti (e messi in vendita) dalla stessa Joanna. Il tutto comunque, seguendo un rigoroso filo stilistico. Molto semplice e particolarmente d’effetto la piccola zona pranzo, con l’uso di un blocco cucina a vista rigorosamente bianco, che risalta nel contesto grazie ad un pannello in marmo che serve ad unire il piano lavoro con i pensili soprastanti.

joannalaajisto.com

Parole chiave:

arredamento nordico,
interior design,
Scandinavia

19 Settembre 2014

Article source: http://living.corriere.it/case/atmosfera/2014/helsinki-appartamento-design-5034961509.shtml

A Rossano il pianista Lorenzo Bevacqua in concerto


Sta per tornare l’attesissimo appuntamento con la fortunata kermesse musicale della “Città della Musica” giunta quest’anno alla sua Decima edizione. L’evento è organizzato dal Centro Studi Musicali “G. Verdi” con la preziosa direzione artistica del M° Giuseppe Campana. Una stagione che partirà da Novembre 2014 per proseguire fino a Maggio 2015, per allietare con musica di qualità i numerosi appassionati del settore e non solo. Sabato prossimo, aspettando la presentazione ufficiale della decima edizione della kermesse che avverrà nel prossimo mese di ottobre, ripartono gli appuntamenti con la musica grazie al meraviglioso prologo regalato dal giovane e talentuoso pianista Lorenzo Bevacqua. Appuntamento fissato per sabato 20 Settembre alle ore 19.15 presso la sala concerti del Centro Studi Musicali “G.Verdi” sita in via C. Alvaro allo scalo cittadino.

Il pianista Lorenzo Bevacqua, classe 1993, ha iniziato a soli sei anni a studiare pianoforte presso il Centro Studi Musicali “G. verdi” di Rossano. Frequenta il 10° anno presso il Conservatorio di CS “S. Giacomantonio”, sotto la guida del maestro Giacomo Pellegrino. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali ed internazionali classificandosi sempre nelle prime posizioni. Tra i riconoscimenti più recenti quello del 2014 quando è stato selezionato come miglior solista per eseguire il 4°concerto di Beethoven nella stagione concertistica 2014/105 con l’orchestra del conservatorio di Cosenza.

“La Città della Musica” da ben dieci anni è divenuta sinonimo di qualità e di buona musica. La fortunata kermesse ogni anno infatti registra un grande successo di pubblico e di critica. Per festeggiare il prestigioso traguardo raggiunto, l’estro creativo del direttore artistico M° Giuseppe Campana ha ideato un new look sia nell’arredo che nella didattica offerta gli studenti. In una location completamente rinnovata, ancora più elegante e raffinata, si darà vita a un cartellone di eventi musicali esclusivo. Son in programma infatti le esibizioni dei vincitori di prestigiosi concorsi musicali. Proficua infatti è la collaborazione preziosa con L’Acam Beethoven di Crotone, L’associazione Orfeo Stillo di Paola ed il concorso “Luciano Luciani”.

Si rinnova anche quest’anno la fattiva partnership con la Pro Loco Rossano “La Bizantina” , il periodico la “Voce” e Gulliver Librerie. Mediapartner dell’evento Tele A 57 la tv della Sibaritide canale 74 del Dgt.

Tante le novità che si prospettano per la X ED. de “La Citta’ Della Musica”. Oltre alla classica musica da camera, che sarà anche quest’anno itinerante nei luoghi più prestigiosi della città, per la prima volta quest’anno ci sarà un’opera lirica e saranno coinvolte orchestre giovanili. Si esibiranno musicisti internazionali provenienti dalla Russia, Corea e Giappone.

Inoltre sono aperte le audizioni per la 1° Orchestra Giovanile Giuseppe Verdi. Una nuova idea di fare musica per cui saranno scelti i migliori talenti del territorio tra gli studenti tra i 6 e i 18 anni.