Nuova Porsche Cayenne, la tecnologia moderna incontra il design …

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La nuova generazione della Cayenne si presenta sul mercato, per ora, in cinque versioni: Cayenne S, Cayenne Turbo, Cayenne Diesel, Cayenne S Diesel e la Cayenne S E-Hybrid2), la prima trazione ibrida plug-in al mondo nel segmento dei SUV Premium che, insieme con la Panamera S E-Hybrid e alla 918 Spyder, rende Porsche l’unico costruttore al mondo ad offrire in listino tre modelli di vetture con sistema ibrido plug-in. A fronte di migliori valori di performance, tutte le diverse motorizzazioni dei modelli Cayenne fanno registrare consumi di carburante inferiori rispetto alle rispettive versioni precedenti. Il nuovo motore biturbo V6 da 3,6 litri della Cayenne S è stato completamente sviluppato da Porsche.

 

La Cayenne rappresenta una storia di successo unica per Porsche. Nel 2002, l’azienda presenta la prima generazione, trasformando in realtà l’idea di una vettura sportiva nel segmento dei SUV e fissando subito nuovi standard di riferimento. Il risultato supera qualsiasi aspettativa: dal 2002 al 2010 sono state prodotte oltre 276.000 vetture della prima generazione. Sono state invece 303.000 le Cayenne di seconda generazione prodotte e vendute dal 2010 ad oggi. 

La Cayenne, quindi, non solo è stata importante per la positiva crescita di Porsche, ma ha garantito e garantisce anche la base economica per gli investimenti nelle future generazioni di vetture sportive.

 

I designer Porsche hanno ulteriormente perfezionato l’ultima versione della Cayenne, slanciando il design con linee nette e profili definiti posizionati ad arte. La parte frontale, i passaruota anteriori e il cofano motore sono completamente nuovi. Così come le alette delle prese d’aria laterali che, collocate a destra e a sinistra del frontale della vettura, convogliano efficacemente l’aria all’intercooler e allo stesso tempo sono un prezioso dettaglio di design. 

I fari principali Bi-Xenon, presenti di serie nel modello base e nei modelli S, nella tipica tecnica a quattro LED “hovering”, caratterizzano la nuova Cayenne al primo sguardo, rendendola inconfondibilmente Porsche. Ulteriore segno distintivo per la Cayenne Turbo, al top della gamma, sono i fari principali a LED che, di serie, includono il Porsche Dynamic Light System (PDLS).

Anche la parte posteriore della nuova Cayenne è stata ampiamente rivisitata: il gruppo ottico posteriore, ora è di tipo tridimensionale e le luci stop sono realizzate a quattro LED come le luci diurne anteriori. Inoltre, la targa, la maniglia di apertura e l’illuminazione sono inserite ancora più elegantemente nel portellone posteriore (apertura automatica di serie). Nel complesso, i progettisti hanno affilato le linee orizzontali, con un risultato: la vettura appare ancora più incollata alla strada. Inoltre i terminali di scarico riconfigurati sono integrati nella parte inferiore del paraurti posteriore. 

Negli interni, i designer si sono concentrati, tra l’altro, sul posto di guida, dotandolo di serie di un nuovo volante sportivo multifunzione con paddle, dal design e dalle funzioni ispirati al volante della 918 Spyder. Ma hanno riservato ulteriore attenzione ai sedili posteriori, ora ancora più confortevoli, e disponibili su richiesta anche in versione ventilata.

 

L’aumento della potenza e della coppia segue di pari passo la riduzione dei consumi: due concetti opposti, ma non inconciliabili in Porsche, grazie alle numerose modifiche adottate sull’intero drive train. In tutti i nuovi modelli Cayenne, ad esempio, grazie alla funzione «veleggiare», alla funzione automatica Start-Stop Plus ulteriormente sviluppata e alla ottimizzazione della gestione termica, i consumi di carburante sono nettamente ridotti. Per la prima volta, nei modelli Cayenne vengono impiegate alette di ventilazione attive, collocate dietro alla presa d’aria centrale e regolate dalla gestione elettronica del motore, che si aprono e si chiudono in base alla situazione di guida e alla necessità di raffreddamento regolando la quantità d’aria disponibile per il raffreddamento stesso. In posizione chiusa migliorano l’aerodinamica riducendone la resistenza, con una conseguente diminuzione dei consumi.

 

La Cayenne S E-Hybrid è la prima vettura a trazione ibrida plug-in nel segmento dei SUV Premium. L’evoluzione tecnica rispetto all’attuale Cayenne S Hybrid è enorme: la batteria agli ioni di litio ha ora una capacità di 10,9 kWh e può raggiungere, in base allo stile di guida e al fondo stradale, un’autonomia esclusivamente elettrica da 18 a 36 chilometri. La potenza del motore elettrico è più che raddoppiata passando da 47 CV (34 kW) a 95 CV (70 kW). I consumi nel ciclo combinato sono ora pari a 3,4 l/100 km (79 g/km CO2). La potenza combinata di complessivi 416 CV (306 kW) a 5.500 giri/min del motore V6 da 3,0 litri sovralimentato (333 CV/245 kW) e del motore elettrico (95 CV/70 kW) e la coppia complessiva di 590 Nm tra 1.250 e 4.000 giri/min consentono prestazioni degne di una vettura sportiva: accelerazione da 0 a 100 km/h in 5,9 secondi e velocità massima di 243 km/h. Con alimentazione elettrica, la velocità massima è di 125 km/h. La batteria può essere ricaricata tramite la rete elettrica o durante la guida. Le principali informazioni della vettura sono richiamabili tramite smartphone grazie al Porsche Car Connect di serie.

La tradizione ibrida in Porsche risale al lontano 1899 e alla Lohner-Porsche, la prima vettura al mondo con trazione elettrica a batteria e motore a combustione, progettata da Ferdinand Porsche. Nell’attuale gamma di modelli, come prima vettura plug-in della categoria superiore, la Panamera S E-Hybrid stabilisce standard a livello mondiale. Ora, la Cayenne S E-Hybrid trasferisce questa tecnica avveniristica nel segmento dei SUV Premium. La 918 Spyder ha già dimostrato come la tecnologia ibrida potesse essere trasferita addirittura nella categoria delle supersportive, ma la tecnologia che viene ancora oggi testata nel Motorsport verrà sempre più applicata nella produzione in serie. Ad esempio lo sviluppo della Porsche 919 Hybrid (impegnata nel WEC 2014) rappresenta la forma attualmente più avanzata di tecnologia ibrida che è stata studiata anche per i veicoli della produzione in serie. 

 

Il nuovo motore biturbo V6 da 3,6 litri della Cayenne S, sviluppato completamente da Porsche, è un ulteriore esempio di come il downsizing della cilindrata e un numero inferiore di cilindri non compromettano i valori fondamentali della vettura: il propulsore consuma nel NEDC da 9,5 a 9,8 l/100 km (223-229 g/km CO2), quindi un litro in meno dell’attuale motore V8. Il motore biturbo V6 sviluppa una potenza massima di 420 CV (309 kW) a 6.000 giri/min, pari a 20 CV/15 kW in più. La coppia di 550 Nm è raggiungibile tra 1.350 e 4.500 giri/min (+ 50 Nm). Il rapporto potenza/litro è aumentato del 40 percento circa passando da 83 CV (61 kW) per litro di cilindrata a 117 CV (86 kW). La Cayenne S, dotata di serie del Tiptronic S a 8 rapporti, accelera da 0 a 100 km/h in soli 5,5 secondi (5,4 secondi con pacchetto Sport Chrono opzionale), quindi impiega 0,4 secondi in meno dell’attuale Cayenne S, e ora raggiunge una velocità massima di 259 km/h (1 km/h in più).

Prestazioni elevate, spinta propulsiva costante e controllo in ogni situazione di guida contraddistinguono la Cayenne Turbo: cilindrata di 4,8 litri, 8 cilindri e sovralimentazione biturbo consentono di sviluppare una potenza di 520 CV (382 kW) a 6.000 giri/min e di raggiungere una coppia di 750 Nm tra 2.250 e 4.000 giri/min. La Cayenne Turbo accelera quindi da 0 a 100 km/h in soli 4,5 secondi (4,4 secondi con pacchetto Sport Chrono opzionale). La velocità massima è di 279 km/h. I consumi si attestano tra 11,2 e 11,5 l/100 km (261-267 g/km CO2).

 

Le versioni diesel della Cayenne combinano sportività ed efficienza dei consumi ancora più elevata. Il motore V6 da tre litri della Cayenne Diesel sviluppa quindi 262 CV (193 kW), 250 CV (184kW), per l’Italia, a 4.000 giri/min a fronte di consumi tra 6,6 e 6,8 l/100 km (173-179 g/km CO2) e, grazie al sistema SCR (Selective Catalytic Reduction), soddisfa già oggi la normativa EU 6 sui gas di scarico. In combinazione con una coppia di 580 Nm tra 1.750 e 2.500 giri/min, l’accelerazione da 0 a 100 km/h avviene in 7,3 secondi (7,2 secondi con pacchetto Sport Chrono opzionale) e la velocità massima è di 221 km/h. La Cayenne S Diesel è spinta da un motore V8 da 4,2 litri che eroga 385 CV (283 kW) a 3.750 giri/min e una coppia di 850 Nm tra 2.000 e 2.750 giri/min. Raggiunge i 100 km/h da ferma in 5,4 secondi (5,3 secondi con pacchetto Sport Chrono opzionale) e una velocità massima di 252 km/h. I consumi nel NEDC sono pari a 8,0 l/100 km (209 g/km CO2).

La configurazione delle sospensioni della nuova Cayenne è stata ottimizzata in funzione di un comfort ancora più elevato, naturalmente senza compromettere l’impostazione più dinamica della guida. In questo modo la flessibilità tra comfort e sportività è ulteriormente migliorata rispetto al passato consacrando la Cayenne come vettura sportiva nel segmento dei SUV.

 

I nuovi modelli Cayenne saranno presenti sul mercato a partire dall’11 ottobre 2014. La Cayenne Diesel è offerta in Italia a 69.784 Euro, la Cayenne S a 84.058 Euro, la Cayenne S Diesel a 86.010 Euro e la Cayenne Turbo a 133.468 Euro. La Cayenne S E-Hybrid viene venduta a 85.553 Euro, quindi in linea con il prezzo della Cayenne S Diesel e a circa 1.000 Euro in meno rispetto all’attuale Cayenne S Hybrid. Un prezzo che Porsche ha potuto garantire grazie agli effetti sinergici nel settore della tecnologia ibrida. Per questa ragione, anche la Panamera S E-Hybrid viene offerta da subito a 108.334 Euro, pari ad una riduzione di oltre 6.000 Euro. I prezzi si intendono incluse IVA e specifiche di mercato. 

 

1) Cayenne (AM 2015): Consumo (ciclo combinato) 11,5 – 6,6 l/100 km; Emissioni di CO2 267 – 173 g/km; Classe di efficienza F – B

 

2) Cayenne S E-Hybrid: Consumo di carburante (ciclo combinato) 3,4 l/100 km; Consumo combinato di energia 20,8 kWh/100 km; Emissioni di CO2 79 g/km; Classe di efficienza A+

Article source: http://www.affaritaliani.it/motori/nuova-porsche-cayenne-la-tecnologia-moderna-incontra-il-design-sportivo.html

Design & magia. Parlano i prop designer di Harry Potter

WiDESHOT_DIAGONALLEY_NIGHT Non sono una fan dei Parchi Divertimento. Ma quando, qualche tempo fa, ho visitato il Theme Park dedicato a Harry Potter agli Universal Studios di Londra (lo ammetto, spinta dai miei bambini!) sono rimasta affascinata.

ENGLISH TEXT BLOCKLa ragione è semplice: è un luogo in cui lo spazio, gli oggetti, i suoni e i profumi sono stati progettati non tanto per creare le solite emozioni da ottovolante o da casa delle streghe ma per immergere il visitatore nel mondo che JK Rowling ha così accuratamente descritto nei suoi libri. E, soprattutto, per spiegare come dei professionisti dell’animazione siano riusciti a ricrearlo così fedelmente. Si tratta, insomma, di un posto in cui si può vedere come il design e la creatività possono essere applicati in un contesto diverso da quello del quotidiano ma non per questo meno affascinante. Due di questi professionisti sono i designer brasiliani Miraphora Mina e Eduardo Lima (alias MinaLima). Miraphore ed Eduardo hanno disegnato e poi realizzato tutti gli oggetti (i cosiddetti “props”) apparsi negli 8 film di Harry Potter (come la Marauder’s Map, il giornale the Daily Prophet, i trucchetti diabolici dei fratelli Weasley…) e poi nei vari parchi dedicati al maghetto. In occasione dell’apertura della loro Diagon Alley al  The Wizarding World of Harry Potter agli Universal Studio Orlando, in Florida (aperto la settimana scorsa), mi hanno raccontato in che modo il graphic design può contribuire nella creazione di un’esperienza totale, rigorosamente 3D… Il mondo di Harry Potter è un po’ anche il vostro… «In effetti….Abbiamo lavorato su tutti gli otto film di Harry Potter come Graphic designer. Eravamo responsabili per la realizzazione di qualsiasi oggetto, disegno o insegna grafica o ornamentale. Pensa a giornali, mappe, pacchetti, libri, arazzi, decori degli interior, pavimenti… persino le lapidi!». Il Wizarding World of Harry Potter agli Universal Studio Orlando (come l’Harry Potter Experience a Londra) è un’esperienza molto coinvolgente. Sembra di essere in un set di un film più, che in un theme park. Come avete fatto? «Si tratta di un nuovo modo di concepire i parchi di divertimento in cui lo sforzo creativo più imponente è quello che porta alla realizzazione delle ambientazioni. Tutto, insomma, deve essere credibile e coinvolgente. Nei theme park di Harry Potter ci siamo riusciti perché il team era lo stesso che ha lavorato sui set cinematografici (guidati da Stuart Craig) e il livello del dettaglio è esattamente lo stesso che il mondo ha già visto nei film. MinaLima Da grafic designer a creatori di esperienze 3D. Come può un’immagine diventare coinvolgente? «Il nostro lavoro come designer prop grafici consiste nel contribuire al racconto con i particolari. Anche se un oggetto si vede per soli 30 secondi sullo schermo, hai bisogno di credere immediatamente che sia vero, devi poter collegarti emotivamente alla sua storia o a quella del personaggio a cui appartiene. Per arrivare a un tale livello di precisione è necessario ricercare dettagli storici, analizzarli e replicarli meticolosamente. è quello che abbiamo fatto per il film The Imitation Game con Benedict Cumberbatch (uscirà nelle sale a breve): per ricreare centinaia di documenti di spionaggio della Seconda Guerra Mondiale abbiamo dovuto studiare decine di originali e poi replicarli. In altri casi, è anche necessario capire la motivazione di un personaggio in relazione a quell’oggetto (pensa al libro delle Pozioni di Snape in Harry Potter e il Principe Mezzosangue). Nel progettare la Diagon Alley abbiamo seguito lo stesso approccio. Era essenziale creare un ambiente totalmente coinvolgente, in cui la personalità di ogni negozio fosse completamente credibile. I Ghost Graphics, sorprendenti ma anche un po’ sbiaditi, sono un suggerimento al passato del luogo che il visitatore deve poter cogliere con un solo sguardo, sentendosi allo stesso modo onorato e sorpreso». è stato difficile trasformare le parole di JK Rowling in immagini e oggetti 3D? «C’è sempre un punto di partenza da cui partire per sviluppare un’idea, sia esso un riferimento storico o semplicemente un dettaglio visivo che dia una direttiva di progetto. Potrebbe essere una pergamena illustrata del XV secolo o un insolito pezzo di ferro battuto. Ma per noi, spesso tutto parte dai font, dai caratteri grafici. Ci piace che siano loro la forza trainante che trasforma le idee in immagini. I libri di Harry Potter sono molto elaborati e complessi, gli spazi sono spesso definiti in modo molto preciso. Non è però lo stesso per gli oggetti. In questo senso, la sfida è stata più che altro quella di far quadrare le cose con gli ambienti, la storia e i personaggi più che con la descrizione dell’autrice.» Qual è il futuro del graphic design? «Nonostante i progressi continui del design digitale e della tecnologia, ci sarà sempre una reazione contraria, una passione per il manufatto. Speriamo che ci siano ancora abbastanza entusiasmo ed energia per mantenere in vita le tecniche di stampa tradizionali e altri mestieri “in via di estinzione”». Su cosa state lavorando? «Su una serie di progetti diversi, come sempre. Si va dal packaging dei cosmetici Lush, alle illustrazioni per una nuova pubblicazione su Peter Pan per Harper Collins, al nuovo adattamento di Tarzan con il regista David Yates (autore degli ultimi quattro film di Harry Potter). Ci piacerebbe molto partecipare al prossimo progetto cinematografico di JK Rowling «Fantastic Beasts». Nel frattempo, continuiamo a sviluppare la nostra gamma di prodotti a www.minalima.com/store».

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Article source: http://designlarge-d.blogautore.repubblica.it/2014/07/28/harry-potter-design-props-movies/

Confronto tra Nexus 5 e Nexus 6: design e materiali trasformati

Il Nexus 5 si è rivelato prodotto vincente, in grado di convivere diversi utenti a puntarci ad occhi chiusi. Il suo design sobrio, culminato da linee importanti ma anche morbide, ed il materiale gommato, non è affatto dispiaciuto. D’altro canto, già con il Nexus 4, LG aveva dimostrato una certa classe, realizzando il pannello posteriore in vetro glitterato (bello da vedere, anche se troppo fragile).

Oggi, però, come ti dicevamo già in un precedente articolo, la casa coreana potrebbe aver fatto il suo tempo nella produzione dei googlefonini, ragion per cui potrebbe venire rimpiazzata da un altro fornitore. La sfida, al momento, si svolge a due piani: HTC contro Motorola, questi sono i possibili designati. In particolare, corre voce su AndroidAuthority.com che l’azienda statunitense stia progettando un phablet da 5.9 pollici, con nome in codice Shamu. Potrebbe identificarsi con questo il Nexus 6, sebbene non vi sia alcuna ufficialità in merito.

A seconda del marchio, cambierà anche il design ed i materiali utilizzati per il dopo Nexus 5, aspetto su cui Big G potrebbe giocare per accaparrarsi quanti più clienti possibili. Le quotazioni di HTC restano molto alte nonostante il continuo avanzare di Motorola in graduatoria. Google non riuscirà a mantenere il segreto ancora per molto: ormai siamo già a fine luglio, ed in teoria il successore di Nexus 5 dovrebbe essere lanciato entro novembre, così come tradizione comanda.

In ogni caso, a prescindere dai propri gusti personali, è chiaro che, finita l’era LG, il design di Nexus 6 sarà completamente differente rispetto alle due precedenti generazioni. Come immagini potrà essere? Aspettiamo i tuoi commenti.

Article source: http://www.optimaitalia.com/blog/2014/07/28/confronto-tra-nexus-5-e-nexus-6-design-e-materiali-trasformati/161313

Per cambiare l’Italia? Ci vogliono metodo, design thinking e …

Un altro libro sul cambiamento, di primo acchito, non sembrerebbe certo una novità. Nemmeno se a scriverlo è quell’Alessandro Rimassa che, insieme ad Antonio Incorvaia qualche anno fa codificò la “generazione mille euro” nel libro omonimo, tradotto in 6 lingue e diventato anche un film. Eppure È facile cambiare l’Italia se sai come farlo (Hoepli), rappresenta un vero e proprio punto di vista “disruptive” sul cambiamento. Perché questo volume di 140 pagine è sì un manuale, ma è soprattutto un manifesto concreto su come agire. Indirizzato sì ai politici ma soprattutto ai cittadini che hanno voglia di mettere in atto buone pratiche mutuate dal mondo delle organizzazioni ma non solo, che Rimassa dimostra di conoscere bene e da vicino. È poi un hashtag, #facilecambiare su Twitter, grazie a cui vengono raccolte idee, propositi e tutto quello che può far sì che insieme si cambino le cose.
I 10 punti del manifesto prendono spunto dal design thinking e si rifanno a modus operandi di aziende e organizzazioni.

Questa idea di applicare certe pratiche alla politica e alla cittadinanza attiva da dove viene? E qual è l’obiettivo del libro?
“È nato da una mia riflessione personale: si parlava tanto di questi argomenti, si facevano incontri su sharing economy e tanto altro ma non c’era mai una razionalizzazione, nessuno che li mettesse in un percorso, che li codificasse e facesse sì venissero condivisi con tutti e non solo con una certa comunità. Inizialmente #facilecambiare era un monologo in cui, quando parlavo in pubblico, raccontavo delle storie. Poi ho cominciato a ragionarci, a vedere se c’era qualcosa sotto questa etichetta su Google e da lì ho pensato di registrare il dominio e di dare il via a tutto il progetto (basta un click su www.facilecambiare.it per vedere le parti di cui è composto, ndr). La mia riflessione è partita dal fatto che negli ultimi 20 anni la politica si è sempre più ripiegata su se stessa ed è scomparsa una indicazione intellettuale su come possa essere la società di domani. Quello che suggerisco in questo testo, in cui parlo, tra l’altro, di visione, co-creazione, circolazione del sapere ecc… è una questione di metodo non di contenuto, bisogna stabilire qual è il nuovo campo di gioco e progettare una società che includa davvero. Nel libro c’è tanto di organizzazioni, di aziende, di spunti che vengono dal mondo delle risorse umane, dall’estero, dalla formazione, ovviamente quella di rivolgermi ai politici è una provocazione, però dimostra che prendendo il buono di tutte queste cose, intese come metodologia, il cambiamento è possibile.

In proposito, è stato contattato da qualche politico?
“Da questo punto di vista, non ho avuto nessun risvolto, ma non me l’aspettavo. Però il libro sta avendo molto risalto in Rete, c’è una comunità attenta a questi valori, attenta al cambiamento, non c’è ancora stato quello switch che porterà tutto questo fuori e non so quando accadrà. Quello che posso dire è che c’è una comunità, di cui mi sento di far parte, che condivide questo cambiamento. Prima o poi qualcosa esploderà. L’Italia, comunque, è un paese complesso in cui perché qualcosa succeda davvero c’è bisogno di una prima serata in tv. Quanto ai politici, il libro parla molte lingue e la politica da questo punto di vista è alquanto indietro…”

Nel libro c’è una parte che riguarda la riforma del lavoro in cui le dice che con una progettazione partecipata si potrebbe finalmente fare una riforma del lavoro seria coinvolgendo coloro a cui è davvero destinata ossia i lavoratori. Può spiegarsi meglio?
Lavoro e fisco sono le riforme più facili, quella del fisco è un po’ più facile, quella del lavoro non può prescindere dalla partecipazione delle persone che la vivono. Chi ci governa, ragiona come se ci conoscesse, ma non è così. Prendiamo le nuove generazioni: sono cresciute con genitori che perdevano l’impiego e non hanno il mito del posto fisso, piuttosto ambiscono a creare lavoro. Prendiamo, poi, anche la riforma Fornero, poteva essere giusta nei principi ma non per come è stata fatta. Basti pensare a come si è comportata con le partite Iva. Chi può migliorare davvero le cose? Forse qualcuno illuminato potrebbe farlo, ma siamo sicuri che conosce davvero tutte le situazioni dei lavoratori? Sarebbe più semplice ed efficace costruire una riforma del lavoro con la progettazione partecipata: non coinvolgendo i sindacati che ormai combattono per dei simboli che non rappresentano tutti, ma quelli davvero interessati: lavoratori assunti, precari e con partite Iva. Una riforma partecipata che avvenga in parte offline con workshop, incontri e anche online, che parta dalla comunità locale per arrivare in alto, ma che non sia totalizzante: non ci può essere una riforma del lavoro uguale per tutti. Credo molto nelle province, non come istituzione, ma come territorio, abbiamo tantissimi esperti che potrebbero aiutarci in questo coordinando una riforma del genere, entrando nel metodo e non nel contenuto. Sapendo raccogliere le istanze delle persone coinvolte, avremmo secondo me in 12 mesi la più grande riforma del lavoro che si possa fare. Questo progetto deve essere basato su principi di accountability: molto spesso si chiede a dei gruppi piccoli di fare delle proposte, il politico dice “grazie”, fa alcune cose ma poi va per la sua strada. Invece con questo principio si risponde pubblicamente di cosa si fa, del perché si è fatto così o del perché no. Tutto questo meccanismo ci permetterebbe di passare dalla protesta alla proposta vera”.

L’Istat ha presentato qualche settimana fa un rapporto sulla presenza in Italia di 10 milioni di indigenti.  Lei nel libro parla di jobtelling, pensiero laterale aiutato da video e conferenze di ispirazione, di rete, open data, puoi spiegare concretamente in che modo possono aiutare chi è senza lavoro?
“Nel 2002, nel momento in cui si passava dalla lira all’euro, ero un freelance e avevo due clienti, una radio e un giornale, ad un certo punto entrambi mi “scaricano” lasciandomi senza lavoro e facendomi diventare di colpo un freelance che non guadagnava quasi più nulla. Avevo 26 anni e vivevo da solo. Certo, avevo ancora delle risorse che venivano da lavori precedenti, ma erano destinate a esaurirsi. Allora, ho attivato il pensiero laterale: avendo del tempo libero, ho iniziato a studiare il mio mondo, quello della comunicazione, leggendo, guardando programmi, video. In quei giorni stava nascendo La7, c’era un programma in cui mi sembrava mancasse qualcosa, ho scritto agli autori, facendo una mia proposta e sono stata preso. E allora non ero molto conosciuto. Cosa ho fatto? Ho guardato il problema da un punto di vista diverso. Credo che oggi si debba fare così, non dico che questo risolva il problema del lavoro, ma reinventarsi può essere una parte della soluzione, soprattutto in una società in cui c’è davvero, grazie alla Rete, la condivisione del sapere. Lo dico a tutte le persone che perdono il lavoro e riguarda soprattutto i primi sei mesi in cui hai ancora voglia di cercare: ok mandare curriculum ma non a tutte le ore, una parte del tempo che hai va impiegata studiando, osservando, attuando così il pensiero laterale”.

Article source: https://it.finance.yahoo.com/notizie/per-cambiare-l-italia–ci-vogliono-metodo–design-thinking-e-pensiero-laterale-073326022.html

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27/07/2014

Article source: http://crebs.it/jobs/view/programmatore-senior-php-wordpress/

Sos Cabaret torna ad Arezzo con i comici tirrenici

Il tour estivo di Sos Cabaret fa tappa nel cento storico di Arezzo. Dopo due serate in trasferta a Firenze e in Casentino, il festival nazionale di comicità torna nella sua città natale con uno spettacolo gratuito inserito all’interno di Orgiastica, il ciclo di appuntamenti organizzati dal Circolo Culturale Aurora in piazza Sant’Agostino. L’appuntamento è per martedì 29 luglio quando, alle 21.30, andrà in scena una scoppiettante serata che vedrà come protagonisti i comici tirrenici di Filospinato, la fortunata trasmissione televisiva andata in onda la scorsa stagione su Rete37 e su Italia7. Ad alternarsi sul palco saranno Andrea Cappellini, Nico Pelosini e Giacomo Terreni, tutti artisti noti e apprezzati dal pubblico aretino perché negli ultimi anni hanno lasciato il segno nei concorsi di Sos Cabaret e Ridicasentino. I tre ospiti della serata, inoltre, sono accomunati dalla provenienza dallo ZeligLab di Livorno e dall’innata capacità di far ridere e riflettere con una satira di costume, spaccati di vita quotidiana, filastrocche, poesie e canzoni umoristiche garantite dal genio creativo del loro “padrino” Marco Vicari (autore comico di Zelig). Un artista in forte ascesa è Cappellini che, proveniente da Volterra e munito dell’immancabile chitarra, si è piazzato al terzo posto nell’ultima edizione di Sos Cabaret meritando i complimenti di un big come Flavio Oreglio. Il livornese Pelosini ha vinto invece il premio Originalità ad Sos Cabaret del 2011, presentandosi nelle vesti di un gladiatore che racconta le vicende di Prepuzio e Fellazio, i primi due cabarettisti della storia. Il terzo tirrenico è il pisano Terreni, il giovane cabarettista che ha esultato nel 2011 a Ridicasentino aggiudicandosi il premio Radio Comico.

«Da sempre i comici tirrenici sono noti per la loro simpatia e per la loro innata capacità di far ridere – spiegano Samuele Boncompagni e Riccardo Valeriani, i Noidellescarpediverse. – In questa serata di “Sos Cabaret in Tour” abbiamo l’onore di ospitare tre artisti in rampa di lancio che hanno recentemente partecipato alle registrazioni delle puntate di “Ti sparo l’ultima”, il nuovo programma comico realizzato sotto la nostra direzione artistica che sarà presto messo in onda in tutta la Toscana su Rete37. Nella splendida cornice di piazza Sant’Agostino andrà dunque in scena un appuntamento di cabaret imperdibile e adatto ad un pubblico di tutte le età». Questa serata di Sos Cabaret anticipa di circa un mese il vero e proprio festival nazionale in programma ad Arezzo dal 22 al 26 agosto: per conoscere tutti gli eventi dell’estate targata Noidellescarpediverse è possibile visitare il sito www.soscabaret.it.

Article source: http://www.valtiberinainforma.it/news/sos-cabaret-torna-ad-arezzo-con-i-comici-tirrenici

Buon Compleanno Trasportation Design

Nelle liste di compleanno in genere ci sono: torte, candeline e tanti regali; in quelle speciali soprattutto a cifra tonda, in questo caso 20 anni, c’è un calendario ricco di festeggiamenti in cui sono celebrati successi e tanto designer

1994, lo IED di Torino inaugura la scuola di Trasportation Design che nel corso degli anni è riconosciuta come eccellenza formativa nelle discipline del settore, nell’ultima classifica Shool League Report, stilata da Cardesign News, è la seconda scuola al mondo in materia.

Nel corso del tempo ne ha dati e fatti di numeri: oltre 600 studenti, provenienti da tutto il mondo hanno conseguito il diploma nella disciplina; numerose sono le partnership con aziende importanti sul mercato dell’automotive dalla rampante Ferrari, Hyundai, McLaren, Aston Martin, BMW, Fiat, Maserati, alla Lancia e altre ancora. Inoltre, sono stati prodotti 50 modelli in scala 1:4; 10 show car presentate in anteprima al salone internazionale di Ginevra, una storia di studi, progressi e successi da celebrare a casa, Torino dove il car design qui ha profonde radici.

La festa è iniziata lo scorso giugno presso il Museo Nazionale, “Avv. Giovanni Agnelli”, del capoluogo piemontese e continua con una mostra aperta al pubblico, fino al 31 agosto, affiancata da un vasto programma di incontri centrati sull’innovazione e il futuro del trasportation designer.
Nuove tecnologie e un’analisi attenta dei linguaggi utilizzati nel tempo dal car design sono i temi, che caratterizzano questo speciale compleanno del corso dello IED.
Riccardo Balbo, direttore dell’istituto, mette in risalto i progressi ottenuti, sottolinea la capacità di anticipare le tendenze in materia e di riuscire a dare visibilità agli studenti che hanno progettato, prodotto e

esposto le auto nelle fiere di tutto il mondo.

Una scuola che vanta l’85% di studenti che iniziano a lavorare post corsi nei centri di eccellenza di settore, un dato importante in tempi come questi dove, la disoccupazione giovanile, secondo gli ultimi sondaggi, è oltre il 40% (in Italia), dopo l’esame di maturità.
Si celebrano i risultati raggiunti con perseveranza, entusiasmo, collaborazione fornita nel tempo con la Cecomp, l’azienda piemontese leader nella realizzazione delle show car e prototipi e patner dell’evento.

Un meritato applauso e ringraziamento, va al Museo Nazionale dell’Automobile che da sempre segue le attività dello IED di Torino. A tal proposito, il direttore  Rodolfo Gaffino Rossi commenta la celebrazione con parole di elogio, spiegando come  il museo da circa dieci anni, quando iniziava a progettare la ristrutturazione dei suoi spazi ha accompagnato nel tempo i giovani creativi attraverso la storia, illustrando tutto quello che ogni epoca aveva dato in termini di ingegno e impegno alla  progettazione e realizzazione di una vettura che diventa simbolo dell’epoca in cui si muove.
Dall’aula al dare forma agli oggetti, sono tanti i fattori che giocano: utilità, innovazione, tecnologia, sicurezza, impiego di materie riciclabili che contribuiscano a ridurre l’inquinamento grazie all’uso di energia alternativa tutto questo e molto altro è il corso Trasportation Designer.
Il “Futurismo” da Marinetti Co. attraverso il tempo cambia testimone e continua il suo viaggio.
Al momento spente le candeline, gustiamoci la torta e ancora tanti auguri.

Article source: http://www.repubblica.it/motori/sezioni/attualita/2014/07/28/news/buon_compleanno_trasportation_design-92389033/

C’è un po’ di Material Design nel prossimo Chrome OS

Circa un mese fa, durante il Google I/O, il colosso di Mountain View ha mostrato una developer preview del prossimo sistema operativo Android L, la cui maggior novità era costituita dall’interfaccia, ripensata alla luce delle nuove linee guida raccolte sotto al nome di Material Design e volte a ottenere una GUI più semplice, funzionale e attuale. Google disse anche che il nuovo approccio avrebbe interessato nel tempo tutte le proprie soluzioni, dai servizi online fino a Chrome OS. Per quest’ultimo infatti pochi giorni prima erano già emerse le prime indicazioni riguardanti un profondo ripensamento complessivo dell’interfaccia, progetto conosciuto col nome in codice Athena. Il Chrome evangelist Francois Beaufort ha condiviso pubblicamente un primo screenshot che ci mostra alcune novità.

Benché lo stadio di sviluppo dell’interfaccia sia molto primitivo rivela però già diversi aspetti interessanti. Anzitutto l’insieme sembra tendere a una grafica più semplice e bidimensionale, fatta di superfici piatte e dalle campiture di colore omogenee. Quello che si nota di più però è l’abbandono delle tab tipiche dell’attuale Chrome OS e mutuate come sappiamo dalla GUI del browser Chrome, in favore di un elenco di finestre impilate verticalmente, che riprende quello già visto per Chrome on phones e soprattutto nell’app list di Android.

In basso inoltre si può notare una toolbar assai semplice, formata da una casella per il search, posta nella porzione superiore, e da uno spazio per le app principali tra cui mail, calendario, video e calcolatore. Anche se si tratta chiaramente di un work in progress allo stadio iniziale, queste prime immagini rivelano anzitutto l’influenza di Android sul nuovo Chrome OS e il nuovo corso intrapreso da quest’ultimo, con l’evidente intento di renderlo più utilizzabile su dispositivi touch: già in passato infatti si era parlato anche dell’integrazione di una tastiera virtuale e di una funzione split screen per affiancare le app.

Che Google abbia in mente di produrre prima o poi anche dei tablet e addirittura degli smartphone con questo sistema operativo? E’ presto per dirlo ma tutto fa pensare a una progressiva convergenza tra Android e Chrome OS, non solo nell’aspetto ma anche nelle funzionalità, come del resto testimoniavano già le altre indicazioni emerse sempre durante il Google I/O, che parlavano della possibilità di eseguire alcune app Android su Chrome OS e di controllare da quest’ultimo alcuni parametri del primo, grazie a un maggior dialogo tra i due, a tutto vantaggio di quegli utenti dotati ad esempio di un Chromebook e di uno smartphone Android. Insomma anche Google si sta orientando con sempre maggior decisione verso la creazione di un vero e proprio ecosistema omogeneo, in grado di raccogliere e far interagire tra loro tutti i propri servizi e i device hardware.




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Article source: http://notebookitalia.it/chrome-os-project-athena-material-design-20078

Interior design: i trend 2014 per una casa alla moda

La moda cambia e cambiano anche le tendenze dell’interior design. Se, come diceva Timothy Corrigan, è proprio finito il tempo dell’arredamento minimal per far spazio a forme e colori meno discreti, è davvero necessario dare un aggiornamento all’estetica della casa. Ovviamente seguendo i trend 2014 dell’interior design, che aiutano ad avere una dimora di tendenza e stile.

  • Trend 1: spazio al colore – Addio alle tonalità neutre, simbolo della classica casa zen in cui tutto ha un suo ordine, benvenute stampe e suggestioni dalle nuance vivaci. I mobili possono anche restare classici, ma tappezzeria, complementi d’arredo e accessori vanno rinnovati per dare alla casa una ventata di freschezza.
  • Trend 2: bentornato etno-chic – Lo stile etnico, che tanto prepotentemente era entrato nelle case occidentali negli anni 90, è nuovamente in auge. Cuscini damascati, lampade in acciaio traforato, separè in legno lavorato, canapè e tende di lino non potranno quindi mancare. Magari abbinati a nuovi colori più caldi e accesi delle pareti.
  • Trend 3: la riscoperta dell’ottone – Ancora una volta il vintage è di moda, riportando in pista un classico delle case anni 80 che non rinunciavano a maniglie, letti e basi delle abat-jour in ottone. Ebbene, se pur con parsimonia (l’effetto gold non va mai abusato) possiamo usare questa tendenza per rinnovare casa con pochi sapienti pezzi.
  • Trend 4: macramè e corduroy – Se vi state chiedendo quali siano i tessuti più In per vestire divani, cuscini e poltrone è presto detto. Il macramè da una parte, che viene incontro a chi ama l’effetto romantico del merletto annodato e il corduroy, o velluto a costine, per chi desidera dare un’aria solenne al salotto e all’area living.
  • Trend 5: le stampe floreali – Ancora una tendenza romantica per gli amanti dello stile classico e un po’ retrò. Quadri e imbottiture di sedie e poltroncine sono i maggiori indiziati per dare un tocco fiorato alla casa senza esagerare.
  • Trend 6: contrasto pareti/mobili – Parliamo di colore. Le tendenze 2014 vogliono che si rispetti il contrasto fra le tinte recessive delle pareti e invece un mobilio brillante e talvolta anche un po’ eccentrico. Puntate sul blu o sul grigio freddi per le mura? Allora osate con il rosso, l’arancio e il bianco ottico per gli arredi.
  • Trend 7: il legno chiaro – Bye bye wengè e panga panga e ben trovati quercia e ciliegio. La mobilia dalle tonalità scure e austere lascia adesso il posto a colori più freschi e riposanti.
  • Trend 8: il dominio del blu – Il blu sarà di tendenza per quest’anno ma si prevede anche per tutto il 2015, usato sia come colore per le pareti sia per gli arredi. Se non lo avete ancora fatto acquistate qualche complemento del colore del mare, come vasi e lampade. La casa ne guadagnerà in stile.

Via | dsgnWrld
Foto | da Flickr di BUILDERS DESIGN

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Article source: http://www.designerblog.it/post/86206/interior-design-i-trend-2014-per-una-casa-alla-moda