GRANDI MOSTRE

Al Museo Correr si rivede l’artista austriaco padre della Secessione viennese, che proprio dal suo viaggio in laguna trasse ispirazione. Un nuovo taglio critico ne ripercorre carriera e relazioni professionali, primo fra tutti con l’architetto Hoffmann

di LAURA LARCAN

Arte e design con la mano da genio Venezia ritrova il suo Klimt

VENEZIA  –  Klimt torna in laguna per una grande mostra al Museo Correr dal 24 marzo all’8 luglio. Un soggiorno non scontato. Perché il padre della Secessione viennese, guru di un modernismo visionario e di raffinata finezza, proprio con Venezia ebbe un rapporto profondo e singolare. “Venezia fu la meta del suo primo viaggio all’estero, che egli intraprese nel maggio 1899 insieme a Carl Moll e a sua moglie Anna Sofi, ad Alma Schindler (Alma Mahler moglie musa del compositore) e a Hugo Henneberg  –  racconta Agnes Husslein-Arco direttrice del Museo Belvedere di Vienna che ha coprodotto l’evento – Klimt rimase profondamente colpito dagli splendidi mosaici all’interno della basilica di San Marco, eretta in stile bizantino nel VI secolo. Fu dall’impressione duratura che gli avevano lasciato i rivestimenti musivi della cosiddetta basilica d’oro veneziana, un vertice dell’arte occidentale, e della basilica bizantina tardo-antica di San Vitale a Ravenna che Gustav Klimt trasse infine ispirazione per il suo periodo d’oro”.

LE IMMAGINI

Ma Venezia segnò per Klimt anche un epocale momento espositivo, quando partecipò nel 1910 alla Biennale, seducendo e turbando allo stesso tempo il pubblico: “In quell’occasione fu esposta la conturbante Salomè, subito acquistata dalla città”, dice la Husslein-Arco. E proprio la “Salomè”

di Cà Pesaro (1909) duetterà per la prima volta con la “Giuditta”del Belevedere (1901), regalando in mostra una doppia rappresentazione dell’archetipo femminile klimtiano, pioniere di un’aura da femme fatale che imporranno di lì a poco dive come Greta Garbo o Marlene Dietrich. Ammaliante ed enigmatica, nata per sedurre l’uomo.

Ecco, allora, che l’esposizione “Klimt nel segno di Hoffmann e della Secessione”, che celebra il 150esimo anniversario della nascita dell’artista austriaco (1862-1918), riserva una serie di straordinarie chicche, orchestrando sotto la cura di Alfred Weidinger un repertorio di dipinti stranoti accanto a rari e preziosi disegni, mobili e raffi nati gioielli, ma anche documenti storici che ricostruiscono la genesi e l’evoluzione, in ambito architettonico e pittorico, dell’opera di Klimt e della sua cerchia, tra George Minne, Jan Toorop, Fernand Khnopff, Koloman Moser, e soprattutto l’amico di tante avventure intellettuali e progettuali, l’architetto e interior designer Josef Hoffmann, che tra disegni, studi, bozzetti e maquette lascia intuire l’eclettica e sopraffina sperimentazione nelle arti della gioielleria, del tessuto, dell’arredo proposte in tandem con Klimt, soprattutto nel Palazzo Stoclet a Bruxelles.

La mostra è costruita su un nuovo taglio critico focalizzato sulla figura di Klimt e sulle sue più fortunate relazioni professionali. “E’ una felice occasione per conoscere il suo percorso giovanile, che coincise con la ben nota Künstler-Compagnie, una piccola impresa fondata con l’aiuto del fratello Ernst e dell’amico di studi Franz Matsch, che lavorava con lo spirito di una consorteria medievale per le grandi decorazioni della Ringstrasse”, avverte la direttrice Gabriella Belli. “Ma essenziale  –  continua Belli – è anche lo straordinario sodalizio con l’architetto Josef Hoffmann, sicuramente il rapporto più intenso e fruttuoso della sua vita, sia sul piano dei contenuti che dei risultati ottenuti, come si rileva dall’immane sforzo congiunto per la realizzazione della Beethoven-Ausstellung del 1902”.

Evento nell’evento è infatti la ricostruzione del Fregio di Beethoven con i pannelli originali di Klimt, quintessenza del “credo” secessionista dell’opera d’arte totale. Opera complessa fu concepita da Klimt per la XIV esposizione del gruppo della Secessione, in omaggio al grande compositore, con un allestimento progettato da Hoffmann. Klimt ne fece una trasposizione simbolica dell’ultima sinfonia di Beethoven, la Nona, la cui musica può redimere l’anima degli esseri umani. E di Klimt si ritrovano i suoi ritratti femminili come Hermine Gallia e Marie Henneberg, accanto ai paesaggi, tutti in stile arabesco-arazzo, dove colori e forme sono combinati come tasselli di un perfetto mosaico bulimico di spazi, all’insegna di un horror vacui decorativo.

Per completare il viaggio nell’universo klimtiano, val la pena gustarsi anche la mostra in scena a Cà Pesaro, dal 31 marzo all’8 luglio, dove sfilano i due grandi cicli decorativi che bene testimoniano le influenze secessioniste nei maestri italiani dell’epoca, tra “Le mille e una notte” di Vittorio Zecchin e “La Primavera” di Galileo Chini, concessa in prestito dalla Galleria Nazionale d’arte Moderna di Roma.

Notizie utili  –  “Klimt nel segno di Hoffmann e della Secessione”, dal 24 marzo all’8 luglio 2012, Museo Correr, piazza San Marco, Venezia.
Orari: tutti i giorni, 10-19.
Ingresso: intero €16 (integrato con i Musei Civici), ridotto €8
Informazioni: www.correr.visitmuve.it
Catalogo: 24Ore Cultura