Arte, design e feste Miami capitale dell’ avanguardia

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Corriere della Sera

Tendenze Star e capolavori alla fiera gemella di Basilea

Il made in Italy, da Fendi a Urquiola

MIAMI – Un gran trio al tiepido di Miami. Il signore per una volta non in pigiama ma in braghette e camicia mutilata è l’ artista-regista Julian Schnabel. E le due belle brune? Sono Afef e Naomi Campbell. Ma non è che un assaggio. Siamo nel periodo in cui la città, buen retiro di molti italiani e cubani, non fa il pieno soltanto sulle spiagge, ma pure in strada e nei locali, perché il Miami Basel Art (gemella di Basilea), la più importante fiera d’ arte del mondo e il collegato padiglione di design d’ avanguardia sono ormai diventati appuntamento di primo livello. Di fronte a Picasso ultramilionari e molto più cari di certi palazzi decò che i turisti fotografano a South Beach, s’ incrociano star a 360 gradi: artisti (Damien Hirst), dandy professionisti (Sean «Diddy» Combs), cantanti (Beyoncé), mogli abbienti (Dasha Zhukova in Abramovic). Quattro giorni iperpopolati e strafesteggiati fino a tarda notte per vedere i tesori artistici di circa 2000 autori presentati da 260 gallerie senza confini e 29 stand con chicche assolute di design storico o sperimentale, che non necessariamente sarà commercializzato. «Ricerca allo stato puro, idee in uscita libera», racconta Silvia Venturini Fendi, direttore creativo accessori d’ una griffe ormai legata alla militanza (quarta edizione) in Florida. Quest’ anno Fendi ha collaborato per «Craft Alchemy» con due giovani tedeschi, Elisa Strozyk e Sebastian Neeb. L’ alchimia ma anche l’ illusionismo e l’ ironia dell’ artigianato: da lontano sembra di vedere quei mobili del ‘ 700-’ 800 che potrebbero stare nel romano palazzo Fendi di largo Goldoni. Invece quello che sembra legno è pelle (materia costitutiva del marchio), il poco legno parrebbe invece pelle scamosciata, anche il marmo è finto. E come viene interpretato il piano «forte» di palazzo Fendi, quello di rappresentanza? Con una serie di veri pianoforti senza gambe che diventano comodi divani. «Trovo che la mistificazione di questi oggetti – spiega Silvia – sia molto affascinante e in qualche modo simbolica anche del lavoro che facciamo nella moda, dove spesso pelle e lana si camuffano a vicenda». Nel salone-design un’ altra presenza italiana, quella di Venice Projects dove sui vetri ha esordito un nome famoso nell’ arredamento come Patricia Urquiola. La sua coppia di alambicchi sarà tirata in sei esemplari e costerà 26 mila dollari. Tra prototipi di Le Corbusier e Ron Arad, poltrone-istrici di Tom Price e piatti con forme siderali elaborate con il computer da Haresh Lalvani non ci si deve chiedere a che cosa servano: in questo salone il confine tra arte e design è labile, proprio come nella location. Già nel giorno di pre-apertura, il palazzo dell’ arte ha anticipato il gusto di molti americani e di quei ricchi sudamericani cui piace investire nell’ arte o semplicemente portarsi a casa qualcosa che colpisca gli ospiti. Una delle opere più fotografate è stato un originale nano tutto rosa di Biancaneve, dell’ irriverente Paul McCarthy, che vale 950 mila dollari. Trattasi di Mammolo, timido però fino a un certo punto date certe implicazioni falliche. Anche un’ altra scultura sotto i riflettori, quella di Richard Jackson, con due cani, uno rosso e l’ altro verde che, zampetta alzata, si irrorano reciprocamente del proprio colore. Folla anche davanti alla Galleria Gagosian dove campeggiano i ritratti dei Beatles by Richard Avedon. Con 750 mila dollari ci si porta a casa il Beatles Portfolio. Magari ascoltando «Money/That’ s what I want». Gian Luigi Paracchini RIPRODUZIONE RISERVATA

Paracchini Gian Luigi

Pagina 35
(1 dicembre 2011) – Corriere della Sera

Article source: http://archiviostorico.corriere.it/2011/dicembre/01/Arte_design_feste_Miami_capitale_co_9_111201027.shtml